Deus caritas est

2009 Giugno 7

Proprio nell’ncontro sessuale due persone possono amare Dio, ringraziarlo e adorarlo. Il desiderio di unità, portato a compimento nell’amore sessuale, può essere un momento di quel superamento dell’Io che sperimentiamo nel nostro sforzo di amare Dio spiritualmente. La spiritualità, per essere umana, deve essere sessuale. O amiamo Dio con la dimensione sessuale e corporea del nostro essere o non lo amiamo affatto (Donnelly, in Muller. W., 34).

Ci sono persone che vogliono essere sempre dalla parte di chi dà e non riescono mai a stare dalla parte di chi riceve. Questa incapacità di ricevere è forse la forma la forma peggiore di Superbia. Ovviamente dare è più glorioso di ricevere. Infatti ricevendo uno riconosce con franchezza e nobiltà di essere un bisognoso, un debiole, un mendicante (Werfel, Fr, in Betz, O., 47).

A Papa Eugenio: Se vuoi essere totalmente disponibile a tutti, secondo l’esmpio di colui che si è fatto tutto a tutti(1 Corinzi 9,22), Io lodo la tua generosità- ma solo se essa include tutti.[...]Infatti, che cosa ti gioverebbe, se tu-secondo le parole del Signore(Mt16,26)- guadagnassi tutti, ma perdessi te stesso? Perchè dovresti essere tu l’unico a non avere niente da te stesso?(Bernardo di Chiaravalle)

“Ama il prossimo tuo come te stesso”. (Pentateuco, Bibbia)

Dai “Capitoli sulla perfezione spirituale” di Diacoco di Fotice, Vescovo

” Chi ama se stesso non può amare Dio; chi invece non ama se stesso a motivo delle più importanti ricchezze di dell’amore di Dio, costui ama Dio.[...]Chi ama Dio nel profondo del suo cuore, questi è da lui conosciuto. Quanto più si è ingrado di ricevere l’amore di Dio, tanto più lo si ama[...] Poichè il suo cuore è bruciato dal fuoco della carità egli è talmente unito a Dio da ignorare completamente l’amor proprio e da poter dire con l’Apostolo:”Se siamo stati fuori di senno era per Dio; se siamo assennati è per voi”(2Corinzi 5,13).

Dalle “Regole più ampie” di San Basilio il Grande

L’amore di Dio non è un atto imposto all’uomo dall’esterno, ma sorge spontane dal cuore come altri beni rispondenti alla nostra natura[...] L’amore di Dio non deriva da una disciplina esterna, ma si trova nella stessa costituzione naturale dell’uomo.

[...]Diciamo in primo luogo che noi abbiamo ricevuto antecedentemente la forza e la capacità di osservare tutti i comandamenti divini.[...] dunque quando faccio un retto uso di questicose conduciamo una vita ricca di ogni virtù, se ne facciamo un cattivo uso cadiamo nel vizio. Infatti la definizione di vizio è questa: uso cattivo e alieno dai precetti del Signore dellefacoltà che egli ci ha dato per fare il bene.

Ripeto che a tal fine occorre che il vostro fondamento non consista solo nella preghiera e nella contemplazione, perchése non cercate di acquistare virtù e praticarne l’esercizio resterete sempre ‘nane’.(Teresa D’Avila, M 7,4)


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