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Mc 12,18-27

3 giugno 2009

[18] Vennero a lui dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo:

[19] “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello.

[20] C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza;

[21] allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente,

[22] e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna.

[23] Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie”.

[24] Rispose loro Gesù: “Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?

[25] Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli.

[26] A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe?

[27] Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore”. PdS

Vorrei fare alcune osservazioni:

Lettera agli Ebrei 9,27:

“[27] […] è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio”. La risurrezione, qui,  si intende la risurrezione dei corpi, mentre l’anima è separata dal corpo e attende una nuova creazione del suo corpo. Anima e corpo sono una cosa sola, perciò dopo la morte non c’è una reincarnazione dell’anima o una seconda possibilità, perchè la vita dell’uomo è irripetibile. Dalla Gaudium et spes: la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto (5), dà sempre all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza per rispondere alla sua altissima vocazione; né è dato in terra un altro Nome agli uomini, mediante il quale possono essere salvati (6). Essa crede anche di trovare nel suo Signore e Maestro la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana.

14.Unità di anima e di corpo, l’uomo sintetizza in sé, per la stessa sua condizione corporale, gli elementi del mondo materiale, così che questi attraverso di lui toccano il loro vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore (13). Non è lecito dunque disprezzare la vita corporale dell’uomo.

Al contrario, questi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno.

E tuttavia, ferito dal peccato, l’uomo sperimenta le ribellioni del corpo.

Perciò è la dignità stessa dell’uomo che postula che egli glorifichi Dio nel proprio corpo (14) e che non permetta che esso si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore.

L’uomo, in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura o un elemento anonimo della città umana.

Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori (15) là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose.

17. Ma l’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà.

18. In faccia alla morte l’enigma della condizione umana raggiunge il culmine.

L’uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva.

Ma l’istinto del cuore lo fa giudicare rettamente, quando aborrisce e respinge l’idea di una totale rovina e di un annientamento definitivo della sua persona.

19. L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio.

22.In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.

Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo (31) ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (32). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi (33) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l’Apostolo: il Figlio di Dio « mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme (34) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.

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