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Ma Cristo non ha copiato Mitra!

21 luglio 2009

C’è rapporto di dipendenza tra fede apostolica e miti dell’antichità? Un nuovo studio smentisce i luoghi comuni
La grotta di Betlemme, il «Sol Invictus», i Re Magi sono alcune delle analogie usate per sostenere che la Chiesa ha riutilizzato certe dottrine persiane: “In realtà è accaduto il contrario”
Intervista di Roberto Beretta

Un saggio di Ruggero Iorio

Mitra uguale Cristo? Tra gli storici delle religioni d’impostazione razionalista (ma anche tra gli altri la tentazione è forte) il dubbio sembra ormai sciolto: il cristianesimo non è altro che una “copia” di miti arcaici, derivati da varie religioni antiche: dal mitraismo soprattutto. Del resto, non sono poche le analogie tra i due culti, che per giunta risultano contemporanei: a partire dalla grotta in cui nacquero sia Gesù Bambino che il mitico dio vincitore del toro, finendo con le sorprendenti somiglianze tra l’eucarestia e il banchetto rituale mitraico.
Ma ora proprio questa presunta “certezza” Ruggero Iorio viene a intaccare, con le 130 pagine del suo saggio intitolato a «Mitra. Il mito della forza invincibile» e pubblicato da Marsilio. Iorio è prete presso Terni, ma è anche storico dell’età antica: insegna archeologia cristiana ad Assisi e collabora a varie riviste scientifiche. È proprio lui a smontare la teoria della derivazione mitraica per il cristianesimo dei primi secoli, e con argomenti da studioso. Vediamo quali.

Don Iorio, lei sostiene dunque che i cristiani non copiarono affatto Mitra.
“Semmai è avvenuto il contrario. Nel II-III secolo, ovvero all’apogeo del culto mitraico a Roma, il cristianesimo era già molto radicato, mentre il mitraismo fu sempre questione di minoranze. Se davvero avesse copiato quest’ultimo, lo stesso cristianesimo si sarebbe premurato di distinguersi e confutare su larga scala l’eresia mitraica. Invece nella patristica (che – guarda caso – è la fonte storica più certa e diffusa sul mitraismo occidentale) si trovano solo accenni al problema e Mitra è accomunato ai tanti culti misterici orientali, senza particolare enfasi”.

Però fa colpo l’analogia tra il Natale cristiano e certi aspetti del mitraismo: per esempio la data stessa del 25 dicembre, già festa del «Sol Invictus» (appunto un appellativo di Mitra), poi la grotta, la presenza dei pastori con cappello frigio (come Mitra), infine i Re magi alias sacerdoti mazdei… Come spiegare tante coincidenze?
“Si tratta, secondo me, di corrispondenze costruite ad hoc. Mitra ha proprio questa caratteristica, di assumere con duttilità i caratteri di volta in volta utili al momento storico. Ci sono dei paralleli tra i due culti, certo; ma – per esempio – sant’Agostino stesso già parlava dell’«inganno dell’uomo pileato» (che poi è il berretto dei pastori nelle primissime raffigurazioni paleocristiane): ovvero l’analogia iconografica che molti studiosi moderni strumentalizzano, mentre in realtà nessuno può stabilire se sia più antica l’immagine ritrovata nei mitrei rispetto a quella delle catacombe. Quanto alla grotta, si tratta di un luogo ancestrale del mito cosmologico: l’uomo-dio nasce dalla roccia, dal centro della terra, e genera la vita. La grotta è il ventre, insomma; ma in Occidente anche l’antro di Mitra viene rivestito di una volta stellata. Voglio dire che, mentre i caratteri originari e persiani di Mitra sono piuttosto ambigui, nella sua fase occidentale il mito si riveste di tendenze appropriate alle esigenze locali. Avviene cioè una rilettura ben studiata del mitraismo, che nel corso di due secoli si modifica fino al punto di assomigliare al cristianesimo, allora in crescita. Tanto che persino lo «scandalo» della croce di Cristo, improponibile ai pagani, vi viene in certo modo «truccato» in maniera tale da divenire accettabile a un soldato”.

Difatti il mitraismo, come lei scrive, si diffonde soprattutto in ambienti militari nei primi tre secoli dell’era cristiana.
“È così. Il mito di Mitra, l’eroe che si batte col toro e lo vince, ha successo nell’esercito, dove assume una forza di oppio psicologico e offre la garanzia della vittoria. Mitra è un uomo-dio, una sorta di superman invincibile, e per questo ha un certo effetto in una fascia sociale giovanile; anzi gli imperatori – da Nerone a Giuliano l’Apostata – se ne servono per assicurarsi la fedeltà dei militari. Ma il mitraismo resta una religione misterica, riservata a pochi iniziati, mentre il cristianesimo è anzitutto adesione a un evento storico di salvezza”.

E le analogie di culto tra le due religioni? Vedi il banchetto rituale, l’uso del pane e del vino, la presenza di diaconi, il crisma, il bagno-battesimo…
“Intanto l’uso del vino nei misteri mitraici non è sicuro. L’acqua sì, ma la usavano anche le sette gnostiche. Poi non è detto che tutti i gruppi mitraici avessero la stessa liturgia. Il banchetto comunque ripete il festino di Mitra e Apollo dopo la vittoria sul toro ed è molto diverso dall’eucaristia, che è rendimento di grazie. In esso tornano gli elementi dei riti di fertilità, in cui pane e acqua sono simboli ancestrali. Quanto al crisma: l’olio sacro nel mitraismo costituisce una garanzia materiale della forza e della vittoria finale, mentre nel cristianesimo è solo il segno della salvezza spirituale. Il soldato di Cristo in realtà è colui che vince con la sua debolezza, non con la forza fisica”.

Continuiamo con le analogie, tuttavia, e passiamo a quelle dottrinali. Che non sembrano mancare: vedi la resurrezione finale, la conquista personale della salvezza, la redenzione…
“No, qui le analogie valgono fino a un certo punto. La resurrezione è infatti una novità assoluta del cristianesimo, perché l’idea del dio-eroe che muore è proprio estranea al mitraismo. Mitra non può morire, mentre in Cristo la morte è essenziale”.

Fu Celso il primo ad accusare i cristiani di aver copiato il mitraismo.
“Sì, Celso – in nome del neo-platonismo e col sostegno di Marco Aurelio – attacca i cristiani accusandoli di aver copiato il dio di Mitra. Celso conosce il cristianesimo e si documenta bene, anche con riferimenti alle Scritture ebraiche; ma poi presenta la fede in Gesù solo come un deterioramento del credo giudaico, come una setta ebraica, e questo a fini strumentali. È infatti il momento in cui il cristianesimo sta crescendo e sembra ormai una minaccia per l’impero, poiché intacca la figura stessa dell’imperatore”.

Ma – infine – quale fu il rapporto fra mitraismo e cristianesimo?
“I Padri della Chiesa, da Tertulliano a Origene fino ad Agostino e Girolamo, non dedicano particolari attenzioni al mitraismo. Perché, alla fine, Mitra non fece paura a nessuno, se non a gruppi limitati; i mitrei in fondo sono piccole confraternite. L’insieme delle realtà misteriche però procurava confusione tra i cristiani e quindi c’era bisogno di una contro-informazione corretta. Mitra non è dunque visto dagli apologeti come antagonista pericoloso, ma dà caso mai l’opportunità di chiarire qualche aspetto del cristianesimo”.

Il mitraismo – lei scrive – s’avvicina molto alle sette gnostiche.
“È la salvezza dei pochi, è la sapienza riservata al gruppetto degli iniziati. Molta confusione tra Mitra e Cristo deriva proprio dal fatto che a Roma parecchi conobbero il cristianesimo attraverso alcune sue sette ereticali. Il mitraismo, per esempio, s’accosta pure al manicheismo nella contrapposizione tra bene e male, tra luce e tenebre. E soprattutto al pelagianesimo: vedi l’impegno del fedele a dare «buon esempio», il che riduce la religione a una morale senza necessità della grazia né della croce. Ancora una volta il dio diventa un superuomo, un eroe. In altre parole: mentre il seguace di Mitra è tenuto a praticare un certo culto perché esso costituisce in se stesso la garanzia della salvezza, per il cristiano la redenzione è adesione a una persona, cosa radicalmente diversa. Il paradosso del mio studio, pertanto, è che non può e non poteva esserci una «concorrenza» vera tra Mitra e Cristo”.

tratto da: Avvenire, 25.3.1999.

Commento

Dimentichiamo in tutte le questioni di questo genere un fatto importante: la Bibbia. Nessuna cultura o religione ha qualcosa di simile alla Bibbia.Dal libro della Genesi all’Apocalisse, nessuna religione o cultura ha dato ragione del mistero del male , della morte e dell’uomo.




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