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“Blondel è il filosofo del Vaticano II”

26 luglio 2009

ROMA – In un´intervista a “L´espresso” dello scorso dicembre(12/2002) il cardinale Camillo Ruini consigliò di rileggere, tra i «maestri del pensiero cattolico», il filosofo Maurice Blondel.

E il consiglio del cardinale fece colpo. Perché Blondel (1861-1949) è un pensatore che è stato rimosso da tanta parte del pensiero cattolico.

Ma proprio su di lui si tiene a Roma, il 14 e 15 febbraio 2003, un convegno di studio. Il primo su Blondel mai tenuto in Italia, con titolo: “Logica e vita morale”. Ospita il convegno il palazzo Mattei di Paganica, sede dell´Istituto della Enciclopedia Italiana.

E chi più del filosofo e vescovo Peter Henrici può parlare di Blondel? Henrici, svizzero, 75 anni, gesuita, ha insegnato filosofia moderna alla Pontificia università gregoriana, di cui è stato anche decano, prima d´essere nominato nel 1993 vescovo ausiliare di Coira e Zurigo. Ed è stato affascinato dal pensiero blondeliano fin da giovane. Conosce la vita e le opere di Blondel nei dettagli. Di seguito c´è un´intervista con lui, raccolta per http://www.chiesa da Franco Mogavero.

Henrici è cugino del grande teologo Hans Urs von Balthasar (altro pensatore raccomandato da Ruini) e con lui ha sempre avuto una forte affinità di pensiero. È anche parente del vescovo ungherese Vilmos Apor, ucciso nel 1945 dai soldati sovietici e proclamato beato nel 1997. Negli anni del Concilio Vaticano II abitò a Roma con il cardinale Julius Döpfner e l´altro grande teologo Karl Rahner, seguendo da vicino la lavorazione dei testi conciliari. È coeditore della rivista di teologia “Communio”. E nell´Università Gregoriana ha fondato e diretto un Centro Interdisciplinare sulla Comunicazione Sociale, con una particolare attenzione al legame tra comunicazione e teologia. Convinto che «per la Chiesa la qualità della comunicazione ad extra dipende dalla qualità della sua comunicazione ad intra».

Ecco l´intervista:

“Blondel è il filosofo del Vaticano II”

13.2.2003

Il programma del convegno

“Questa è stata una delle grandi sofferenze di Blondel e uno dei grandi fraintendimenti sul suo pensiero – rivela il gesuita, filosofo e vescovo ausiliare emerito di Coira Peter Henrici, tra i massimi studiosi e conoscitori del suo pensiero –. Egli fu al contrario uno dei più fedeli alleati della teologia del suo tempo e da fervente cattolico, qual era, sostenne e accettò la Pascendi(1907) di papa Pio X. La stessa Santa Sede non riscontrò mai nelle sue opere posizioni contrarie al magistero”.

“È sicuramente la parte che più ha affascinato Henri de Lubac – dice Massimo Borghesi, docente di Filosofia morale all’università di Perugia – dove è evidente la prospettiva di Blondel, più attenta a marcare la differenza tra dono naturale e soprannaturale e dove fa emergere le aporie di un immanentismo chiuso. La sua grandezza sta nel mostrare che l’autonomia moderna dello spirito è insostenibile e nel valorizzare la tradizione tomistico-agostiniana. Credo che il suo metodo di immanenza offra un dialogo privilegiato tra l’anima moderna e il cristianesimo”.

Blondel, l’azione nella redenzione


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