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La psicanalisi; Psicanalisi e pedagogia.

29 luglio 2009

Psicoanalisi e Freud

Si può osservare che la capacità di Freud di concentrarsi nello studio di un problema e di seguire sino all’esasperazione i fili interpretativi che gli si presentano, si riflette su tutta la costruzione dottrinale, impartendole un carattere unilaterale e chiuso. Partendo da un campo di osservazione piuttosto limitato (lo studio delle psiconervosi) e stabilito il carattere attivo dell’Inconscio, la p. si volge a scoprire l’Inconscio in tutte le forme dell’attività psichica, come, fissato il principio della libido e della repressione, lo impiega per spiegare qualunque fatto umano.

PSICANALISI
<È un sistema di psicologia dinamica, che cioè studia in particolar modo le forze di propulsione e di direzione dell’attività psichica, concepito e sviluppato da Sigmund Freud (1856‑1939).In un primo tempo si trattava solo di un metodo esplorativo e curativo per una certa categoria di disturbi nervosi. Successivamente si ampliò in un vero e proprio sistema psicologico, che interpreta le attività soggettive, come prodotte originariamente da forze inconsce. Una comprensione completa della natura umana deve, secondo la p., tener conto, oltre che dei dati introspettivi e di comportamento, di altri fattori che non possono essere direttamente osservati, ma solo indotti dai loro effetti, e che, pur sottraendosi alla consapevolezza, attivamente influiscono sulla condotta..
La p, si ricollega alla scuola psicopatologica francese. Jean‑Martin Charcot si era proposto di studiare i sintomi presentati dagli isterici durante lo stato di ipnosi, che riteneva strettamente connesso con l’isterismo. Contemporaneamente Bernheim a Nancy si serviva, con un certo successo, della suggestione in stato ipnotico per curare certe malattie; e pensava che l’ipnosi, pur variando di intensità in rapporto a chi la determina ed a chi la subisce, dovesse ritenersi fatto normale per tutti gli uomini. Freud studiò, dopo la laurea, circa un anno a Parigi alla Salpétrière, sotto la guida di Charcot; e successivamente conobbe anche Bernheim. Tanto Freud come uno dei più distinti allievi di Charcot, Pierre. Janet, osservarono che non solo negli isterici, ma in quasi tutti i pazienti di disturbi funzionali nervosi (di disturbi in cui non è possibile scoprire una alterazione anatomica o fisiologica) ha luogo una frammentazione o disgregazione mentale, per cui attività armonicamente collaboranti nell’uomo sano funzionano indipendentemente e talvolta in conflitto. Mentre P. Janet pensa che ciò sia dovuto all’affievolirsi della tensione generale psicologica e al riaffermarsi di automatismi, e che per mezzo della ipnosi si può riottenere un ricollegamento delle funzioni dissociate, Freud sostiene che la causa della disgregazione sta in una incompatibilità fra le attività dissociate e il resto della attività psichica, causata da forze inconsce. Perciò solo quando la causa del disturbo è riportata alla luce della coscienza, si ha anche la scomparsa del disturbo stesso. Di qui il metodo catartico, cioè di riconoscimento e di eliminazione delle cause inconsce dei disturbi, metodo che Freud indicò in uno studio su d’un caso famoso curato dal dott. Breuer e che impiegò specialmente all’inizio dei suoi trattamenti psicoanalitici..
Atto di nascita della p. può considerarsi la pubblicazione Studien úber die Hysterie di Breuer e Freud nel 1895. Poi Freud si separò da Breuer e continuò da solo il lavoro. Poiché l’ipnosi non aveva successo in tutti gli ammalati e in molti casi dava l’impressione di girare un ostacolo più che di superarlo, perché, cessato un sintomo, ne pullulava un altro, Freud abbandonò l’ipnosi e la sostituì con il metodo delle associazioni libere. Lasciando il presupposto del rilassamento fisiologico (il soggetto sta comodamente sdraiato su un lettino, in ambiente tranquillo e moderatamente illuminato) la ingiunzione al sonno ipnotico fu sostituita con la consegna di dire liberamente tutto quello che passa per la mente non curandosi se è logicamente collegato, se è importante, se è gradevole o sgradevole. Si deve abbandonare qualsiasi controllo volontario dei propri pensieri e lasciarli manifestare come vengono. Non è sempre cosa facile; e l’abilità dell’analista sta appunto nel guidare con molta discrezione il soggetto e lasciar fluire lo sfogo. Freud ebbe l’impressione che vi fosse come una forza che attivamente si opponesse al ritorno delle attività dissociate nella consapevolezza. Sembrò dapprima che l’origine dei disturbi fosse da ascrivere ad avvenimenti che avevano suscitato un’emozione forte e sgradevole e che il ricordo del fatto fosse stata repressa nell’inconscio, donde, però, continuava a influire sulla condotta. Successivamente Freud pensò che l’importanza di questi fatti traumatici fosse di stimolare certi desideri o tendenze in contrasto con la linea generale della personalità; sostenne che questi desideri inconsci sono di due tipi, aggressivi e sessuali, ma con grande preponderanza di questi ultimi. Di qui il grande sviluppo che la sessualità prese nella concezione di Freud.
Nello studio dei sogni Freud trovò un’altra strada, anzi la via maestra, la « via regia >>, come egli disse, per lo studio dell’inconscio. Nel suo volume Traumdeutung del 1900 si propose di mostrare che i sogni sono la manifestazione dei desideri inconsci sotto mentite spoglie, in modo da eludere le forze che li respingerebbero nell’inconscio; e che in essi appaiono molti caratteri tipici dei sintomi neurotici. Ma anche altri fatti possono servire per la esplorazione dell’inconscio. Nei due volumi : Psychopathologie des Alltagslebens e Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten, pubblicati nel 1904 e 1905, Freud afferma che i lapsus linguae et calami, gli atti maldestri, i ritardi, le dimenticanze, la fantasticherie, che a noi sembrerebbero affatto fortuite e senza spiegazione, sono invece rivelatori di un disegno nascosto; e che pure ciò avviene nello scherzo, nella battuta di spirito, nell’« humour ».

Nel 1905 con il volume Drei Abhandlungen zur Sexualtheoríes esponeva una teoria dello sviluppo dell’istinto sessuale da un certo numero di istinti componenti, connessi con particolari parti del corpo, che in un primo stadio apparirebbero indipendenti, ma poi si fonderebbero nell’istinto sessuale. Nell’opera Zu Einfiilirung des Narzisismus Freud complicò la descrizione dello sviluppo psicosessuale con l’introduzione, dopo la fase di autoerotismo, di una fase narcísistica, in cui la libido, che ha già organizzato gli istinti componenti, si rivolge al soggetto. Lo sviluppo successivo esige il passaggio dallo stadio narcisistico a quello di amore oggettuale, sia di persona che di cosa, nel quale una buona parte della libido si sublima, devia cioè da uno sbocco sessuale ai vari oggetti o attività della vita sociale e civile. Un momento critico nello sviluppo è il complesso di Edipo : il bimbo ama la madre e trova un rivale nel padre (il mito di Edipo, che uccide il padre e sposa la madre, esprime in termini di vita dell’adulto i desideri del bambino). Ma non potendo raggiungere il soddisfacimento del suo desiderio, la libido cerca nuovi oggetti che fungono da succedaneo di quello non ottenuto : la donna amata, la scuola, la città, ecc. sono termine di sentimenti originariamente rivolti alla madre; il maestro, il gendarme, il prete sono oggetto di una mescolanza di sentimenti di amore, di ammirazione, di rispetto o di odio, che erano rivolti verso il padre. Così Freud interpreta l’attività psichica dell’uomo adulto come Sessualità infantile repressa.
Ma quali sono le forze che operano questa repressione? Alla domanda risponde nell’opera Das Ich und das Es del 1923. Egli divide la psiche in tre parti principali : i) l’Es pronome dimostrativo neutro in tedesco, traducibile con Id latino), inconscio in cui operano le forze istintive; 2) l’Ich (traducibile con il latino Ego), l’lo consapevole, esprime tendenze dell’Ego e le attua, compatibilmente con le circostanze; 3) il Super‑ego o coscienza morale. Il Super‑ego non è preformato come l’Id e come l’Ego, ma sorge dall’antagonismo dei due verso il quinto anno di età; è costituito in gran parte da forze inconsce che si ripiegano su se stesse, e in parte si sublimano. Al limite fra l’Id e l’Ego operano la repressione, che toglie alcuni fatti consci all’Ego e li spinge nell’Id; e la censura, che ostacola il passaggio inverso dall’Id all’Ego. Il fatto che la coscienza morale sia formata dal ripiegamento di tendenze volte all’esterno rende conto della sua inflessibilità e aggressività. Freud ha sviluppato la sua dottrina nei riguardi dei problemi della civiltà (Totem und Tabu, 1912; Das Unbehagen in der Kultur, 193o) e della religione (Die Zukunft eíner Illusion, 1927; e Moses and Monotheism, 1939). Nel trattamento dei problemi religiosi, per quanto Freud mostri genialità nell’inquadrare i fatti nella sua dottrina, è giunto ad affermazioni azzardate e infondate; ma quello che è più grave, non ha dimostrato nessuna comprensione del valore positivo dei fatto religioso.
La p., nella formulazione di Freud, non è rimasta senza critiche e senza dissensi. Già nel 1912 Si Sono staccati da lui due allievi, Alfred Adlcr e Carl Gustav Jung; altri si allontanarono in seguito (Bleuler, Stekel) e innumerevoli sono oggi le dottrine che si qualificano come psicoanalitiche, ma che contrastano apertamente con la p. di Freud. Sviluppi importanti si sono avuti negli Stati Uniti da parte di F. Alexander, Karen Horney, Carl Rogers. Si accenna qui rapidamente solo alla posizione di Adler e di Jung. li primo attribuisce il compito di propulsore dell’attività psichica non tanto alla Sessualità quanto alla « volontà di potenza », il bisogno di affermare la propria individualità, e al « sentimento di comunità », il bisogno sociale. Il « sentimento di inferiorità », che si origina da entrambi, spinge a superare gli ostacoli o a compensazioni. I sogni esprimono queste tendenze fondamentali : la neurosi è la loro esasperazione nella impotenza di attuarsi. Jung dà alla libido un significato molto più ampio, comprendendovi tutti gli impulsi vitali; e, oltre all’inconscio individuale, afferma l’esistenza di un inconscio collettivo, contenente gli « archetipi », gli scherni cioè dei concetti, dei bisogni comuni a tutta l’umanità. L’analisi va compiuta per scoprire le aspirazioni per l’avvenire. La religione non è un’illusione, come la definì Freud, ma l’espressione più significativa e inderogabile dell’attività psichica.
VALUTAZIONE. ‑ Non è facile un giudizio critico su una dottrina così vasta, che pure nella molteplicità dei suoi aspetti ha una linea semplice e decisa. Si può osservare che l’eccezionale capacità di Freud di concentrarsi nello studio di un problema e di seguire sino all’esasperazione i fili interpretativi che gli si presentano, si riflette su tutta la costruzione dottrinale, impartendole un carattere unitario, ma pure unilaterale e chiuso. Partendo da un campo di osservazione piuttosto limitato (lo studio delle psiconervosi) e stabilito il carattere attivo dell’Inconscio, la p. si volge a scoprire l’Inconscio in tutte le forme dell’attività psichica, come, fissato il principio della libido e della repressione, lo impiega per spiegare qualunque fatto umano.
Di qui lo schematismo interpretativo, facilmente accessibile anche ai profani, che dà l’impressione di penetrare in tutti i misteri della terra e del cielo. La p. che come concezione della vita, ossia come filosofia, ha una netta impronta positivista e pessimista, incontra però facili entusiasmi non solo perché tocca punti particolarmente sensibili alla natura umana, ma anche perché (contrariamente a quanto Freud ha insegnato e praticato) sembra giustificare una libera condotta di vita. Di qui le simpatie e le reazioni, appassionate ed eccessive, che ha suscitato. Sta di fatto che, sotto la guida di Freud, la p. si è affermata e sviluppata, in un isolamento quasi completo, sia rispetto alla psicologia sperimentale, sia riguardo alle secessioni, che ne minacciavano la compagine. Ma è interessante che le stesse scuole secessioniste si rifanno a idee, che lo stesso Freud espresse, ma non sviluppò. Anche qui appare come la unilateralità sia il pregio, ma anche il punto debole, della concezione di Freud. Fra le insufficienze più gravi vi è la parte eccessiva attribuita alla Sessualità a scapito dì altre istanze pure profondamente radicate nell’attività umana: l’aspetto puramente formale della coscienza morale; l’uso indiscriminato di termini patologici nella descrizione sia di fatti anormali che normali: l’enigma di una sublimazione, che dà luogo alle attività più contrastanti e qualitativamente diverse, e che si svolge per di più nell’Inconscio; la indifferenza talvolta ostile al fatto religioso. Va segnalato un altro difetto della p. : quella di attribuire ad alcuni fatti una interpretazione che va oltre il puro dato. Ne consegue la difficoltà di separare il fatto dall’interpretazione. E’ forse per questo che poca strada si è fatta riguardo al controllo sperimentale di molte affermazioni psicanalitiche. Ma questo rende anche difficile il distinguere ciò che può ritenersi acquisito alla coscienza da ciò che è sovrastruttura dottrinale. Quanto ai metodi di indagine introdotti dalla p. la difficoltà non è così grave. Si può quindi con Dalbiez distinguere fra dottrina e metodo, ognuno da valutare nel suo ambito. Se la dottrina psicanalitica nel suo complesso può giudicarsi né definitiva, né soddisfacente, e nei suoi sviluppi filosofici inaccettabile, ciò non esclude che si possano accogliere ed usare i metodi psicanalitici (associazioni libere, studio dei sogni, metodi proiettivi). Ma ciò significa già rompere l’unità del sistema di Freud. D’altra parte va riconosciuto alla p. di aver posto il problema dell’Inconscio e di aver arditamente aperto alcune vie per esplorarlo; di aver dato una impostazione « dinamica » ai processi psichici, e di aver messo in evidenza l’enorme importanza che in essi ha l’affettività.
Riguardo alle applicazioni terapeutiche, che vanno sotto il nome generico di p., pur impiegando criteri assai vari, si rimane perplessi dinanzi ai successi vantati dalle diverse scuole. Ciò sembrerebbe indicare che il valore terapeutico del trattamento è indipendente dal principio dottrinale che lo ispira, e che quindi il suo modo di azione è quanto mai oscuro. Un trattamento psicanalitico non è cosa da prendere alla leggera.« L’intérét médical et psychothérapeutique ‑ dice infatti il Sommo Pont. Pio XII ‑ du patient trouve ici une limite morale. Il n’est pas prouvé, il est méme inexact, que la méthode pansexuelle d’une certaine école de psychanalyse soit une partie intégrante indispensable de toute psychothérapie sérieuse et digne de ce nom; que le fait d’avoir dans le passé négligé cette méthode ait causé de graves dommages psychiques, des erreurs dans la doctrine et dans les applications eri éducation, eri psychothérapie et non moins encore dans la pastorale; qu’il soit urgent de combler cette lacune et d’initier tous ceux, qui s’occupent de questions psychiques, aux idées directrices, et méme, s’il le faut, au maniement pratique de cette technique de la sexualité » (Discorso di S. S. Pio XII al I Congresso internazionale di istopatologia del sistema nervoso, in L’Osserv. Rom., 17 sett. 1952, col‑ 4).

BIBL.: esiste una collezione Completa delle opere di Freud sino al 1934: Gesammelte Werke, 12 voll. (Internationaler psy­choanalytischer Verlag, Vienna 1925‑34). Molte di esse sono state tradotte in ital., specialmente in questi ultimi anni. Così pure le opere più significative dei caposcuola dissidenti Adler e Jung si possono trovare in trad. ital. Fra le più accessibili opere sulla P. si ricordano: R. Dalbiez, La méthode psychoanalit. et la doctrine freudienne, Parigi 1936; E. Bonaventura, La p., Milano 1938 (esposizione obiettiva, simpatizzante, con qualche osservazione critica); A. Miotto, Conoscere la p., Milano 1949 (con criteri divulgativi, bene informato, con qualche spunto critico); C. L. Musatti, Trattato di P., 2 voll., Torino 1949 (opera sistematica completa, che riflette fedelmente la dottrina di Freud); J. Nut­ fin, Psychoanalvse et conception spiritualiste de l’homme, Lovanio Parigi 1953 (opera molto informata, critica, ma non negativa, abbozza una teoria dinamica della personalità normale).Per le scuole dissidenti : A. Adler, Teoria e prassi della psicologia indi­viduale, Romo 1949;  J. Jacobi, La psicologia di C. G. 7ung, Torino 1949; F. Alexander, Medicina psicosomatica, Firenze 1952.
Giorgio Zunini
P. E PEDAGOGIA. ‑ L’estrema delicatezza e la gravità delle conseguenze, inerenti ad ogni trattamento psicanalitico, verrebbero ad accrescersi qualora, come vogliono alcuni, il trattamento si applicasse anche nel campo della educazione. Questa sarebbe l’opera più antipedagogica e pericolosa che si possa compiere. Infatti l’animo del fanciullo è pur sempre paragonabile a molle cera, sulla quale le impressioni, e specialmente alcune determinate impressioni più pulsanti, come sono quelle concernenti la sessualità, si stampano in maniera così profonda, che non si è mai abbastanza cauti per non renderli testimoni, o interlocutori o lettori di certi argomenti. L una norma comune di ogni metodo di educazione, anche quando si tratta di soggetti normali. Ora il sondare l’anima di un fanciullo o di un adolescente (che, nella supposizione della necessità di cure psicoterapiche, è già di per se stesso incline all’ipererotismo) con domande inopportune, spesso crude, su tutto quanto concerne la t libido >, il primo erompere delle passioni, le prime sconfitte e le successive ricadute accompagnate dalla descrizione delle circostanze di ambienti e di compagnia, le analisi delle immagini e dei sogni, riguardanti tutto ciò che il pudore non vorrebbe rivelare, il mettere in luce tendenze, forse ancora nascoste, non possono non far tremare le vene e i polsi ad ogni educatore onesto e coscienzioso. Tanto più che per una parte lo psicanalista, invece di fondarsi su di una vera e motivata comprensione dello stato d’animo del fanciullo o dell’adolescente, che ha dinanzi, si fonda sulla interpretazione unilaterale delle sue dottrine, che tutto riducono a sessualità, e per l’altra le immagini e le idee concernenti la « libido » hanno in sé un dinamismo così forte, che rendono più acuta la violenza delle passioni. Per questo psicologi assai esperti mettono in guardia contro la p. dei fanciulli, nella quale si può correre facilmente nel rischio di suggerire cose alle quali il soggetto non sarebbe mai giunto o di offuscare e distruggere irrimediabilmente la sua sana, serena e preziosa ingenuità (cf. Discorso di S. S. Pio XII, ibid., col‑ 4a).
Né vale il paragonare il trattamento psicanalitico alla Confessione sacramentale della Chiesa cattolica, né alla confessione confidenziale fatta a persona di fiducia, a cui uno può manifestare le sue crisi, anche le più avvilenti, e i suoi dubbi per ottenere un sollievo, un conforto, una parola di incoraggiamento. Perché rivelare confidenzialmente o sacramentalmente ad una persona di fiducia le incertezze, le lotte e le sconfitte non è lo stesso che indagare sottilmente e mettere in luce ciò che urta il pudore naturale e non si vorrebbe manifestare a qual modo e in quelle circostanze. Inoltre il valore della Confessione sacramentale non consiste soltanto nella liberazione di un peso, che gravava sulla coscienza, ottenuta mediante la manifestazione e il racconto puramente verbale delle proprie colpe, ma nella presenza necessaria del pentimento e del proponimento e soprattutto nella efficacia divina delle parole della assoluzione, che reintroduce nell’anima la Grazia.

BIBL.: G. Lorenzini, Psicopatologia ed educazione, Torino 1921 pp. 364‑78; L. Scremin, Diz. di morale professionale per i medici, 4a ed., Roma 1949, pp. 282‑92; E. Boganelli. Corpo e spirito, Roma 1951; C. Corsanego, Tecnica della _h. e tecnica della Confessione, nel vol. di vari autori : P., Assisi 195 1, PP. 152‑69. Celestino Testore

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