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Ma quando il Signore verrà, troverà la fede sulla terra?

31 luglio 2009

Tratto da http://www.antoniosocci.it

Trascrivo la bellissima intervista a Monsignor Alessandro Maggiolini , vescovo di Como, da parte di P. Livio Fanzaga, trasmessa a RADIO MARIA il giorno 6 dicembre 2004, ore 10.30 – 12.00. L’ intervista e le successive domande dei radioascoltatori hanno per tema l’ultimo libro di Monsignor Maggiolini che è quello che riguarda l’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma quando il Signore verrà, troverà la fede sulla terra?”. Faccio questa trascrizione per rendere noto a chi non lo sapesse lo spessore culturale e religioso delle trasmissioni di questa emittente tanto benemerita. Vale la pena che anche i par-roci conoscano e facciano conoscere questa provvidenziale realtà. Ecco il testo:

P. Livio. -Abbiamo con noi Monsignor Maggiolini, vescovo di Como, e sapete che è stata affidata proprio alla sua competenza nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica quella parte che riguarda i —Novissimi“ (le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana). Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prende lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa. Questo è dunque lo spunto con il quale Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede, di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Che è una lotta direi fino alla fine dei tempi, fra il bene e il male. E questo male sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto per quanto riguarda l‘Europa che siamo di fronte a un‘apostasia silenziosa.
Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

Maggiolini. -Ma perché ho l‘impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che anestetizzino, sembra che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, e invece, se si guarda alla Scrittura e se si guarda alla tradizione la storia è lotta, la storia è dramma. Cioè, l‘Attore principale che è Dio. Però c‘è anche il demonio, e c‘è quell‘enigma che è la libertà umana, la quale può dire di si o di no alla proposta di Dio, e di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

P. Livio. -Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa. Nella sua lettura dell‘attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?

Maggiolini. Io vedo in atto una crisi di fede, non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche —straccetto“ colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d‘altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Iddio, insomma… Guardi, non più tardi di ieri… l‘idea del musulmano filo occidentale che dice, —ma si, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…“. Si, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente. A me interessa il figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. Insomma io ho l‘impressione che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, e chi s‘è visto s‘è visto… Dopodiché di cristianesimo non rimane più niente.

P. Livio. -Eccellenza, ma questa crisi —di fede“ è proprio in rapporto a quello che è il mistero centrale del cristianesimo, e cioè l‘Incarnazione. Mi pare che sia un attentato alla stessa base, agli stessi fondamenti del cristianesimo. Cioè, non siamo di fronte a un‘eresia su questa o quella verità, ma su quello che è l‘essenza stessa del cristianesimo.

Maggiolini. -Mi pare di si. Se è vero che il cristianesimo è un avvenimento, è un fatto. Vale a dire, è il Verbo che si incarna in Gesù di Nazareth, il negare l‘incarnazione, cioè Dio che viene in mezzo a noi e si fa uomo, è negare il cristianesimo! Vuol dire che non si ha il coraggio di dirlo, ma non si crede più. Non si crede più perché… che cosa me ne faccio di un poeta, di un profeta in più? Ce ne sono già altri e… o c‘è Gesù che salva tutti, oppure a me non interessa proprio niente. Cioè, qui siamo alla prima eresia cristiana. Siamo all‘arianesimo! Cioè, Gesù predicatore, eccetera, eccetera, purché non sia figlio di Dio. Dopodiché i miracoli cosa mi interessano? Dopodiché la predicazione che cos‘è se non un libro da mettere accanto ad altri libri? Qui ne va del nocciolo del cristianesimo…! Chiudiamo bottega!

P. Livio. -Eccellenza, secondo lei, questa crisi di fede che riguarda proprio quello che è chiamato lo —scandalo cristiano“, cioè che un uomo si sia proclamato Dio e che sia Dio… Quali sono le cause di questa crisi?

Maggiolini. -Ma, credo che le cause siano tante e credo che la maggiore sia l‘autonomia dell‘uomo che vuole staccarsi da Dio. Vuole rendersi autonomo. Vuole rendersi sufficiente a sé stesso e di conseguenza finisce per svanire. Gesù, il Verbo di Dio incarnato rivela l‘uomo all‘uomo. Non solo, ma fa si che l‘uomo diventi sempre più uomo. Quando è negato Gesù figlio di Dio, questo fa si che l‘uomo non ritrova più sé stesso. E qui abbiamo la situazione attuale ­che non è certamente la prima volta che capita -la situazione attuale dove manchiamo di riferimenti morali, manchiamo di valori che diano senso e gioia alla vita. Cadiamo nella solitudine, finiamo nella disperazione… Non mi si venga a dire che questa che viviamo è una società e una cultura liete! Siamo in una bassa marea terribile e, dietro a una felicità a comando, pagata spesso, c‘è una tristezza enorme che chiede qualche cosa di risolutivo. Ed è per questo che a me pare giusto —mettere i piedi nel piatto“ e dire: «Sentite, o parliamo di Gesù che è venuto e che ritorna e porrà fine ai nostri giorni e ci darà la ricompensa, in bene o in male, oppure raccontiamo favole!

P. Livio. -Mi pare che lei stia commentando quella frase del Santo Padre nella —Fides et ratio“, e cioè che alla fin fine la tentazione del mondo moderno sia la disperazione?

Maggiolini. Certo. La disperazione e la solitudine, e il contrasto con gli altri. Aggiungo che la tentazione dell‘uomo moderno è il tentare di non pensare più ai grandi problemi della vita. Solo che i grandi problemi della vita si affacciano inevitabilmente quando uno è malato, quando uno è di fronte alla morte, quando uno passa un momento di dolore… Che cosa fa? Si dispera… e basta. Credo altrettanto però che in fondo all‘animo anche oggi l‘uomo ha la domanda di Dio. In questo senso, che bisognerebbe essere terribilmente monotoni nel porre il problema del Dio che si incarna e che muore e che risorge come motivo della soluzione dei nostri problemi più gravi e più decisivi.

P. Livio. -Eccellenza, senta, è giusto dire come ormai capita spesso di dire che il cristiano non è tanto colui che crede in Dio, quanto colui che crede che Dio si è fatto uomo?

Maggiolini. -Certo! Beh, colui che crede in Dio è anche il musulmano. Le altre religioni non sarei cosi sicuro… Beh, l‘Ebraismo… Ma gli scintoisti, il Budda, eccetera… quelli li, o sono mistiche del nulla, cioè contemplazione del vuoto, o sono dei precetti morali, ma non c‘è una personalità di Dio che poi addirittura si incarna e col quale si può dialogare e dal quale ci si può lasciar salvare. Nemmeno l‘islam, eh! Quando si dice che… però anche loro hanno il monoteismo e dunque Allah e Jahwé sono lo stesso Dio… Io sarei davvero molto attento a non cadere in un tranello come questo. Perché? Perché il Dio islamico, Allah non si commuoverà mai. Non entrerà mai nella nostra storia! è un dio che è lontano e che vuole soltanto l‘obbedienza, come dire, la docilità. Ma non si impasta con la terra e con la carne. Quindi, se lo tengano pure il loro dio! A me sinceramente non tocca più di tanto… Perché mi commuove il presepio, mi commuove la coronazione di spine, mi commuove il grido sulla croce! Perché è Dio che fa queste cose! Ma per il resto, se Dio deve rimanere lontano… e stia lontano, insomma!

P. Livio. -Eccellenza, però dobbiamo ammettere che accettare il Dio cristiano, cioè il Dio che si è fatto uomo e che è morto in croce, ci vuole la grazia.

Maggiolini. -Si!

P. Livio. -Però questa grazia, o viene rifiutata… perché è proprio qui che la ragione si scandalizza…

Maggiolini. -Credo che la ragione non raggiungerà certamente l‘incarnazione, cioè tutto ciò che viene dopo l‘incarnazione. La ragione può giungere a un dio tutt‘altro, l‘Assoluto, a un non diveniente, eccetera, ma non è il Dio cristiano. Devo dire altrettanto però che il fedele è sollecitato a ripensare la sua fede e a dare consistenza anche teoretica alle verità a cui aderisce. Credo altrettanto che, quando non riesce a giungere all‘Incarnazione redentivi, cioè alla morte e risurrezione… credo che la ragione sia sempre inquieta, sempre alla ricerca di qualche cosa che però non riesce ad accettare. Si placa soltanto quando c‘è l‘accondiscendenza di dio che giunge fino a noi e ci riscatta dalle nostre colpe, dalle nostre miserie e dalle nostre debolezze.

P. Livio. -Eccellenza, Paolo VI paventava appunto una crisi di fede che avveniva non tanto per un attacco esterno, ma quasi come collasso interno, all‘interno stesso del cuore dei credenti. Ecco, lei giustamente nel suo libro bellissimo libro lei giustamente insiste molto su questo mistero che è la libertà umana. Ma non c‘è anche all‘interno della storia un —misterium iniquitati“? Un mistero del male che opera?

Maggiolini. -Le rispondo subito di si. Nel senso che la libertà umana deve fare i conti con Dio che la importuna e che la chiama, ma deve fare i conti anche con il misterium iniquitati. Lei si sarà accorto che io metto sempre dentro questa presenza del diabolico nella storia, perché è la Scrittura che ce lo dice… Uno che legge l‘Apocalisse, uno che legge San Paolo o uno che legge il Vangelo, a cominciare dalle tentazioni, eccetera, inevitabilmente… Dico che ho sottolineato molto la libertà umana perché la mia impressione è che il cristianesimo che viene oggi presentato è un cristianesimo tutto grazia, e non risposta alla grazia che è chiamata! Mi spiego: A me ha colpito molto un‘avvertenza di Ignazio di Loyola il quale dice, «Attenzione, quando predicate la grazia, non predicatela in maniera unilaterale, perché sennò l‘uomo diventa fatalistico… si lascia salvare ma non crede di doverci mettere del suo impegno di responsabilità e di risposta al Signore che lo chiama». Si finisce con un filprotestantesimo o con un quietismo, quantomeno, che lascia a Dio tutto il compito della salvezza. Mentre Dio, proprio perché è misericordia, proprio perché è bontà, proprio perché è amore, richiede una risposta terribilmente seria. Cioè richiede che la libertà umana scatti e dica di si, e dica di si continuamente, in modo crescente. Perché se no finiamo per essere dei burattini in mano a una grazia che non so dove ci porti ma che comunque con noi ha poco a che fare.

P. Livio. -Dunque eccellenza, lei a partire da questo presupposto che è sicuramente uno dei fondamenti del cattolicesimo, e cioè la responsabilità umana nella visione cattolica proprio del dramma della salvezza lei a partire da questo arriva alla conclusione che, proprio perché l‘uomo è libero, può rifiutare l‘amore di Dio e la divina misericordia, e può anche perdersi.

Maggiolini. -Certo! Certo. E dico la verità che in passato, negli anni scorsi, abbiamo fatto un pochino l‘abitudine al ragionamento di Von Baltasar, il quale non diceva che l‘inferno è vuoto, diceva che l‘inferno può essere vuoto. E bisogna sperare, non si sa, che l‘inferno sia vuoto. Ma oggi, leggendo il Vangelo, m‘accorgo che Gesù non giocherella su queste cose. Parla dei pochi che si salvano, parla della strada stretta, della porta stretta, parla dei suoi nemici che non vogliono accettare la sua predicazione e la sua presenza nel mondo, eccetera. Di conseguenza io sospendo il giudizio, ma davvero mi stacco anche dalla ipotesi che secondo me è un pochino intellettualoide, di Von Balthasar e dei seguaci, insomma, ecco… Credo che bisogna rimettersi nelle mani di Dio e… Quando io ho scoperto di avere un cancro, l‘unica cosa che ho chiesto al Signore è stato: «Signore, mantienimi fino in fondo la confidenza nella tua misericordia!». Perché la vita può essere davvero un donarsi, ma può essere anche un distrarsi o anche un opporsi al Signore.

P. Livio. -. Quindi è proprio nella natura stessa della libertà umana almeno com‘è qui su questa terra, come diceva Paolo VI nel suo grido al popolo di Dio è poi una possibilità che ha la libertà umana di resistere fino alla fine all‘amore di Dio.

Maggiolini. Esatto! Ê una cosa terribile questa, èh? Ê una cosa terribile perché Dio è lì, ama fino in fondo, ama dopo essere stato non riamato, eppure la libertà umana questa terribile, orrenda capacità di mettersi di fronte a Dio e di chiedergli conto, oppure di fingere di non badargli… -èh, questa è la dannazione, in fondo. Ê ritrovarsi murato, solo… Purtroppo, vede, padre, io mando fuori un libro, e il libro deve inevitabilmente affrontare gli argomenti secondo la rivelazione. Da parte mia non ho la grande premura di essere accettato a tutti i costi… dico quella che mi sembra essere la rivelazione, quella che è la rivelazione… e passo sempre per un duro, un arcigno, eccetera. Mentre è semplicemente la logica dell‘amore che fa queste cose. Cioè, se Dio mi ama infinitamente, io devo riamarlo secondo le mie forze. E ho la possibilità, l‘opportunità di dirgli di no. Lui è li. Non sfonda le porte del cuore, ma non si mette dentro di forza e lascia se si vuole che lo si rifiuti. E a questo punto bisognerebbe dire: «Signore, non lasciarti rifiutare! Non permettere che mi separi mai da te!».

P. Livio. – Ecco, questo è molto bello. Cioè, in pratica Dio fa di tutto per salvarci, fuorché toglierci la libertà?

Maggiolini. – Esatto! Dio non vuole degli schiavi in ginocchio. Dio vuole dei figli in piedi che gli cadono fra le braccia! Non costringe nessuno a salvarsi. Ê questa la grandezza dell‘uomo, e la grandezza di Dio che si lascia rifiutare!

P. Livio. – Eccellenza, tuttavia, anche se questo non appartiene alla divina rivelazione, però appartiene ormai al patrimonio della Chiesa, e cioè, quello che la Madonna ci ha chiesto a Fatima… Ha detto che oggi molte anime vanno all‘inferno perché non c‘è nessuno che prega e si sacrifica per loro… Credo che ci sia, da parte della Madonna, ma anche da parte della Chiesa e in fondo nella divina rivelazione, l‘invito a pregare par la salvezza eterna dei fratelli.

Maggiolini. – Si, io sto alla rivelazione pubblica e non entro nelle questioni delle rivelazioni private, no, però devo dire che non posso salvarmi se al tempo stesso non mi sento legato agli altri in una sorta di cordata per cui se salgo io, tiro su anche gli altri. E questo vale non soltanto per i vescovi e per i preti, ma per tutti. Per i vescovi e per i preti vale ciò che diceva il Santo Curato d‘Ars: «Il prete non va all‘inferno e non va in paradiso da solo, mai!».E vale anche per i papà e per le mamme, per i mariti, per le mogli e per le persone che lavorano insieme, eccetera, quelle che incontriamo ogni giorno, perché siamo tutti legati a un destino che ci vuole tra le braccia di Dio!

P. Livio. – Eccellenza, mi permetta di farle una domanda un po‘ così… forse non è teologica, ma mi preme sul cuore: è così difficile salvarsi?

Maggiolini. – Ma, ecco, qui io non so, sinceramente… so che non è meccanico salvarsi, non è assicurato il fatto della salvezza, non è deterministico. Bisogna che entri questa spontaneità magari faticata perché la libertà non è fare ciò che si vuole, ma la libertà è tendere all‘ideale, alla pienezza dell‘essere e all‘incontro con Dio. Se è questo, allora bisogna che la libertà entri, ed entri con la passione e con la pulizia di concetti per cui vuol bene al Signore, per cui si aggrappa al Signore e non vuole staccarsi, per cui si concede a ciò che il Signore vuole, e si lascia guidare. Per questo a me pare davvero che sia falso il continuare a dire che la libertà è una conquista che ci danno gli altri. La libertà è una conquista che facciamo noi con la grazia del Signore, ma che dobbiamo esprimere anche con una certa fatica, anche con una certa sofferenza. Poi, man mano che si procede nella vita, allora la libertà diventa espansa, diventa pacata, diventa totale, diventa soddisfatta, e si diventa contenti!

P. Livio. – C‘è una frase qui, in uno dei titoli dei capitoli del suo libro che dice, —Nella speranza siamo salvati“. Cioè, basta il desiderio di essere salvati?

Maggiolini. – Il desiderio è vero se si esprime in scelte reali, se no, è una chiacchiera.

P. Livio. – E la fiducia nella divina misericordia, è sufficiente?

Maggiolini. – Se è una fiducia che fa scattare la risposta. Insomma, non è possibile vedere che Dio va in croce e che io gli passo davanti senza degnarlo di uno sguardo. Se Dio va in croce, io devo mettermi in ginocchio davanti a lui e dire: «Signore, abbi pietà di me, peccatore!».

P. Livio. – Come fa il ladrone!

Maggiolini. – Come il buon ladrone, come il pubblicano… Cioè, è lì, del resto… Noi siamo così superficiali che non vediamo ciò che il Vangelo ci mette davanti buttandocelo sul naso. Voglio dire, quando Zaccheo si converte, non se la cava dicendo: vengo giù dal sicomoro! Innanzitutto invita Gesù in casa sua, ma poi dice: «Se ho rubato, restituisco il quadruplo». E comunque, faccio giustizia di ciò che ho fatto di male. E questa è difficoltà certamente. Chiede che abbiamo a cambiare vita, insomma! Diversamente giocherelliamo.

P. Livio. – Come dice il vecchio catechismo, ci vuole il pentimento, il proposito e la riparazione.

Maggiolini. – Esatto!

P. Livio. – Eccellenza, lei ha qui una frase molto bella che le chiedo di spiegare. Parla di —morte dialogica“. Di che si tratta?

Maggiolini. – Si tratta del non vedere la morte come il cadere in un baratro del nulla. La morte è un protendere le braccia… mi permetta di cedere un pochino al sentimento la morte è arrivare alle soglie dell‘al di là col desiderio di fissare gli occhi negli occhi di Gesù per vedere di che colore sono, per vedere quanto intensamente esprimono amore. e poi protendere le braccia e lasciarsi avvolgere dall‘amore del Padre che ci aspetta sotto la spinta dello Spirito. In questo senso la morte non è un finire, la morte è un incominciare, la morte è uno stringere una comunione con il Signore che ci aspetta. Congiungersi con, e poi, padre, mi lasci dire, io penso proprio… e sono con la teologia più seria, penso proprio che non ci sarà soltanto la congiunzione con il Signore. Penso proprio che arrivando di là arriviamo anche a vedere la Madonna! La voglio vedere, buttarmi nelle sue braccia… e poi voglio vedere i miei santi preferiti… ma poi voglio vedere anche le persone che sono vissute con me! Io ho già tutta una lista… Quando vado di là, ho già una lista di persone che voglio vedere per prime. Perché c‘è mio fratello, c‘è mio papà, la mamma, che son già di là… e m‘aspettano! E li sarà un ricongiungimento stupendo! Perché io sento la nostalgia di questa gente che mi ha lasciato e mi aspetta!

P. Livio. – Quindi, come lei l‘ha presentata, la morte, in termini evangelici, è come dire: «Ecco lo Sposo che viene!»?

Maggiolini. – Esatto!

P. Livio. – C‘è una visione sponsale della morte che è uno dei più bei annunci del cristianesimo.

Maggiolini. – Esatto.

P. Livio. – Eccellenza, innanzitutto la ringrazio per quello che ha detto perché ha detto delle parole altissime e sono entrate nel cuore della gente, ma vorrei chiederle anche di spiegare un‘altra sua affermazione che a mio parere è molto importante ed è un po‘ una bussola che ci guida nella vita. Cioè, l‘anticipazione del giudizio… Noi sappiamo che il giudizio c‘è nel momento della morte, ma c‘è anche una anticipazione del giudizio.

Maggiolini. – Ci sono delle vigilie del giudizio, e sono in realtà… guardi, la Comunione eucaristica è anticipazione del giudizio, tanto che Paolo dice che —Se uno mangia indegnamente, mangia e beve la propria condanna“ e invece un altro mangia e beve la propria salvezza! Non solo, ma la confessione è una prova generale del giudizio, perché io mi metto davanti al Signore e dico tutte le mie miserie, ma con la certezza che Egli mi perdona, e son pronto a cambiar vita! Così come la preghiera è anticipazione del giudizio e della morte. Perché? Perché in fondo li cadono tutte le mediazioni e ci si mette davanti al Signore lasciandosi giudicare e lasciandosi salvare, tentando di rispondere con la forza, il vigore, la costanza che si riesce ad avere.

P. Livio. – Eccellenza, sicuramente quella della escatologia individuale sulla propria sorte eterna è quello che ci preme di più. Però nel suo libro lei tratta anche della escatologia che riguarda la Chiesa e il mondo. Ecco, io vorrei chiederle: lei, come vede la situazione attuale della Chiesa? Ê una situazione di speranza, di difficoltà, di preoccupazione? Come la vede?

Maggiolini. – Non sarei troppo entusiasta perché certamente si va verso una diminuzione di credenti, e dobbiamo essere pronti ad affrontare anche questi tempi. Ma questo fa parte un po‘ del gioco delle cose. Con la libertà religiosa non c‘è più la possibilità di convertire i popoli. c‘è la possibilità di testimoniare la vita. E del resto bisognerà che il cristianesimo si fortifichi un po‘… Perché? Perché stiamo celebrando il funerale del cristianesimo… insomma, abbiamo paura di parlare di Gesù, abbiamo paura di parlare del giudizio, paura di parlare… insomma sembra quasi che siamo distributori di pillole soporifere, di inobrium, di noan, insomma… che addormentano, più che svegliare le persone. Ecco, io ho l‘impressione che il cristianesimo attiverà ancora se sarà sé stesso veramente, e se saprà esprimersi almeno in gruppi creativi che testimonieranno uno stile di pensiero e di vita che attiva l‘attenzione. Proprio perché è uno stile di pensiero e di vita sciolto, libero e contento. Ecco, insisto su questo.

P. Livio. – Eccellenza, naturalmente nella sua navigazione in 2000 anni di storia la Chiesa ha visto altri momenti difficili, però lo Spirito Santo è intervenuto suscitando sempre energie nuove. Non sarà forse anche per questo tempo un avvento dello Spirito che rinnovi la Chiesa?

Maggiolini. – Può essere, e sarò felicissimo! Vedendo però le cose —dai tetti in giù“, un po‘ umanamente, credo che ci aspettino ancora delle tappe di difficoltà perché abbiamo troppo tradito il cristianesimo. Siamo troppo staccati dal nocciolo del cristianesimo, e bisogna adesso riprendere… Ci vorranno decenni, credo. Perché bisogna che ci si entusiasmi ancora della fede. Non la si senta un peso, ma la si proponga come un motivo di esultanza!

P. Livio. – Eccellenza, adesso non vogliamo parlare di riforma della Chiesa, che mi sembra una parola troppo grossa… Papa Giovanni parla di aggiornamento. A me piace parlare di rinnovamento della Chiesa. Ecco, se lei dovesse dare dei consigli, da dove incominciare questo rinnovamento della Chiesa perché possa affrontare le nuove sfide?

Maggiolini. – Io ho in mente il cardinale König che, all‘apertura del Concilio, quando gli avevano chiesto di che cosa doveva trattare il Concilio aveva risposto: «Parlate di Dio. Parlate del Verbo che si incarna e di Gesù di Nazareth che muore e risorge per noi».
Secondo me bisogna davvero riprendere i fondamenti della fede, perché son questi che… Vede, oggi non è che ci siano più delle eresie parziali, settoriali: c‘è una gran confusione! Nessuno più sa dire che cosa sia il cristianesimo. E invece è di una semplicità enorme! Insomma, ecco, qui bisogna che abbiamo il coraggio di… ma saremo magari in pochi!… ma questo non è affar nostro! Pero dobbiamo non tradire le persone che ci ascoltano, e dire che cosa è veramente il cristianesimo che riempie la vita!

P. Livio. – Mi ha fatto molta impressione, leggendo le opere della beata Caterina Emmerik che è stata recentemente elevata all‘onore degli altari. Va beh che sono rivelazioni private, però si trovano anche in altri santi Gesù le dice: «Eppure basterebbero ben pochi cristiani per rinnovare il mondo…», purché siano veri!

Maggiolini. – Eh, beh, questo è già nel baratto che Abramo fa con Jahwé, no?… Da 100 fino a 10, 5 giusti, per salvare le città condannate… ma a me pare davvero che ciascuno deve risorgere il proprio problema, e poi sarà contagio mimetico nei confronti degli altri. Metteremo in tentazione di credere!

P. Livio. – La Chiesa, addirittura nel Sinodo dei vescovi dell‘Europa, ha parlato di apostasia silenziosa, no? Come di una seduzione satanica che sta allontanando i cristiani dal cuore della fede che è Cristo. Ma lei parla anche nel suo libro di Anticristo e di persecuzione. Cosa intende dire?

Maggiolini. – Ma ciò che intende San Paolo e San Giovanni… L‘anticristo è colui che predica che Gesù non è il figlio di Dio fatto uomo. E di conseguenza è l‘annacquatore, il dissolutore dell‘originalità cristiana. La grande apostasia io non so in che modo si attui è la prova che la cristianità incontra prima di aprirsi all‘abbraccio definitivo con Dio, alla fine del mondo. E qui Paolo ne parla e non riesco a capire come si possa eliminare una cosa del genere. Del resto è lo stesso Vangelo che ne parla: —La grande prova, la grande apostasia“, così come ne parla l‘Apocalisse. Ma qui bisogna stare attenti a non lasciarsi prendere dal discorso diffuso che ride di queste cose! Mentre dovrebbe impaurirsi.

P. Livio. – Eccellenza, secondo lei guardando le cose in prospettiva, questa crisi che stiamo vivendo, che sta vivendo soprattutto la Chiesa, quale sbocco avrà? Avrà uno sbocco positivo o, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica, cioè che la Chiesa vivrà la passione di Cristo prima della sua ultima venuta?

Maggiolini. – Ma io credo che vivrà la passione di Cristo, prima della sua ultima venuta. Cioè credo che siamo in un periodo in cui non sono molto facili le esaltazioni e le compiacenze. Il Signore ci lega a un periodo di difficoltà, di sofferenza… e va beh, credo che sia ingiusto dire: perché non sono nato nel Medio Evo? O perché non sono nato tra cent‘anni? Uno nasce quando il Signore lo fa nascere e deve voler bene al suo tempo, perché è qui che deve salvarsi, non nel Medio Evo o tra mille anni. E quindi bisogna riconciliarsi con la situazione in cui ci si trova. Vedere di non lasciarsi sedurre… perché anche è questo… Oggi non si parla più di sacrificio, di rinuncia… ma è questa ascesi che ci porta a unirci al Signore in maniera intima e sincera.

P. Livio. – E quindi, per concludere questa prima parte e prima di lasciare la parola ai nostri ascoltatori ai quali poi lei risponderà, vi ricordo il bellissimo libro di Mons. Alessandro Maggiolini… Ecco prima di lasciarla alle domande, vorrei chiederle quali sono i consigli di un vescovo ai fedeli in questo tempo di combattimento spirituale?

Maggiolini. – Seguano il cristianesimo sine glossa, cioè senza molti commenti. Seguano la preghiera, l‘adorazione, l‘Eucaristia, la confessione, la confessione, la confessione! Che ci sta mandando a ramengo tutta l‘esperienza del peccato e della liberazione dal peccato. E poi l‘amore agli altri e la testimonianza di ciò che crediamo. Perché gli altri hanno diritto di vedere in noi l‘entusiasmo, la passione di ciò che condividiamo della unione con il Signore. E poi la fraternità cristiana che diventa il segno… «Guardate come si amano!». Che è il segno della fraternità cristiana che è certamente anche nel terzo mondo, ma anche nel vicino di casa!

P. Livio. – Eccellenza, io la ringrazio per questi insegnamenti molto vissuti, molto partecipati che ci ha dato

Da: Medjugorie

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