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Paolo VI nella luce della trasfigurazione

7 agosto 2009

Era un tardo pomeriggio di agosto di 31 anni fa, quando, dal Palazzo pontificio di Castel Gandolfo trapelò la notizia della morte di Paolo VI. In poco tempo fece il giro del mondo. Nella cittadina sul lago di Albano, naturalmente, in un attimo giunse in ogni casa. In pochi minuti sotto al Palazzo si radunò una piccola folla di uomini e donne. Iniziarono a pregare. Da quella sera ogni anno, il 6 agosto, la comunità di Castel Gandolfo torna a riunirsi per pregare in suffragio dell’amato Pontefice, coniugando il ricordo della sua morte con la ricorrenza della Trasfigurazione del Signore. Lo ha ricordato questa mattina, giovedì 6 agosto, monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, nell’omelia della messa commemorativa celebrata nella chiesa parrocchiale san Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo. Dopo aver spiegato che attraverso il mistero della Trasfigurazione del Signore “luce venuta nel mondo” noi possiamo muoverci in più direzioni, ha riproposto l’invito a considerare la gloria di Gesù che si rivela agli Apostoli:  “Dinanzi ai testimoni da lui prescelti, egli rivelò la sua gloria”.
E ha proseguito aggiungendo che c’è una seconda direzione da considerare e questa ci riguarda in prima persona, perché Gesù “nella sua umanità, in tutto simile alla nostra, fece risplendere una luce incomparabile” (Prefazio). “Nel mistero della sua Trasfigurazione Gesù compie l’annuncio della nostra trasformazione”.
Infine una terza direzione indicata dalla Trasfigurazione, quella che “ci permette di scorgere, nella luce di Cristo risorto, quali saranno gli uomini glorificati e il mondo trasformato; e non solo quali saranno alla fine dei tempi, ma addirittura quali possono essere già da oggi come un rapido anticipo della gloria futura, se ascolteranno la Parola del Figlio prediletto”. E qui si innesta il ricordo del servo di Dio Paolo VI. “Benedetto XVI – ha detto il vescovo – citando domenica scorsa questa ricorrenza, ha detto di lui:

“La sua vita, così profondamente sacerdotale e ricca di tanta umanità, rimane nella Chiesa un dono di cui ringraziare Dio”. È quanto anche noi vogliamo fare durante la celebrazione di questa messa, alla quale partecipano persone che lo hanno conosciuto molto da vicino e che gli hanno voluto bene”.

Dopo aver rimandato al ricordo che questa sera, nella stessa chiesa parrocchiale alle 20.30 si farà di Papa Montini – tra l’altro monsignor Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina, offrirà il concerto del coro polifonico Praenestinae voces – monsignor Semeraro ha citato Jean Guitton il quale aveva notato che “la data della sua morte corrisponde al mistero del suo essere. Che cosa aveva tentato, infatti, se non di trasfigurare?”. Nel disegno di Dio “effettivamente – ha aggiunto il presule – quelle che a noi paiono semplici coincidenze, sono degli appuntamenti. In verità, chi entra in una comunione sempre più intima con Cristo, non può rimanere fuori dalla sua luce. il mistero di grazia, che si realizza in chiunque si lascia trasformare da Cristo. quanto si è realizzato nel servo di Dio Paolo VI.Credo si possa leggere anche in questo senso ciò che ha testimoniato Benedetto XVI nella sua ultima lettera enciclica:  “”Paolo VI – scrive il Papa – ha illuminato il grande tema dello sviluppo dei popoli con lo splendore della verità e con la luce soave della carità di Cristo””. E ancora:  “Benedetto XVI aggiunge che

“mosso dal desiderio di rendere l’amore di Cristo pienamente visibile all’uomo contemporaneo, Paolo VI affrontò con fermezza importanti questioni etiche, senza cedere alle debolezze culturali del suo tempo”.

In un intervento pubblicato su “L’Osservatore Romano”, ho letto questa testimonianza su Papa Montini:  “L’immagine del Signore trasfigurato ha dato energia al cuore della sua spiritualità e della sua speranza per la Chiesa e l’umanità”. Se questo è vero – ha concluso il presule – e noi tutti abbiamo dinanzi a Dio la ferma convinzione che lo è, allora diremo che si è realizzato per Paolo VI ciò che diceva san Gregorio Palamas, uno dei teologi più significativi dell’Ortodossia:

“Colui che partecipa all’energia divina… diviene egli stesso, in qualche modo, luce; è unito alla luce e con la luce vede con piena coscienza ciò che resta nascosto a coloro che non hanno la grazia…””.

fonte da Zammerumaskil

©L’Osservatore Romano – 7 agosto 2009

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