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L’autoeducazione

10 agosto 2009

L’uomo riceve una duplice educazione: la prima in famiglia e nella scuola; la seconda, che è la più efficace,è frutto di personale lavoro e questa assume il nome di

autoformazione. Scolpire nella propria anima quell’immagine che Iddio ha ideato per te, ecco il nobile lavoro che ti attende.

Lavoro personale, che spetta a te, senza che sia possibile farlo compiere da altri al posto tuo. Potrai avere dei buoni consigli, indicazioni, qualche aiuto, ma alla fin fine spetta a te e soltanto a te crescere nella grazia di Dio, facendo fruttificare quel seme che la Provvidenza ha nascosto nel tuo animo.

Non senti, giovane caro, il desiderio vivo di diventare nobile, forte e puro di cuore? In quale condizione si trova ora la tua anima? Quali sono le tendenze, ed i difetti che devi correggere?

Comincia subito a lottare contro te stesso. Devi saperti vincere: devi talvolta negarti ciò che ti piacerebbe e fare invece ciò a cui non ti senti inclinato, non scoraggiandoti mai, neanche quando vedi rovinare i tuoi migliori piani.

Il carattere, l’impronta cioè che tu devi dare a tutta la tua esistenza, dipende da tale coraggioso atteggiamento.

Quando tu avrai dato questa direzione alla tua vita,ricordati che ogni momento di essa diviene sacro, perché in ogni momento puoi segnare una nuova linea di progresso nel bene e nella virtù.

Semina un pensiero e raccoglierai un desiderio; semina un desiderio e raccoglierai un’opera; semina un’opera e raccoglierai un’abitudine; semina un’abitudine e raccoglierai il carattere; semina il carattere e avrai assicurata la tua sorte.

Il tuo avvenire è tessuto di piccoli pensieri e piccole azioni. Non lasciare dunque trascorrere un’ora della tua vita senza che l’animo tuo aspiri con rispetto ed amore alla

virtù, e non perdere alcuna occasione di fare del bene anche se questo andrà contro il tuo presente interesse ed i tuoi stessi desideri. Accumulerai, in tal maniera, una forza preziosa in te stesso, con la quale potrai compiere cose veramente nobili e degne di un uomo.

Soprattutto, però, tu devi sforzarti di conformare la tua volontà a quella di Dio. Non vi è esercizio di volontà migliore di questo, di ripetere in ogni circostanza: Signore,

non la mia volontà sia fatta, ma la Tua. Non vi è esercizio più meritorio di questo, di proporci cioè dopo ogni nostra azione, parola o pensiero la domanda: “Signore, era ciò secondo la tua volontà?”

Oh! se i giovani comprendessero l’importanza di questo dovere, specialmente quando nel loro animo si agita ansiosa la domanda: “Che cosa dovrò fare nella vita? Quale

sarà la mia vocazione?” Quante volte questo problema viene risolto o con superficialità o alla luce di considerazioni umane, e non con la serietà e con lo spirito di fede che dovrebbe avere un giovane cristiano!

Albino Luciani, colui che sarebbe passato alla storia con il nome di Giovanni Paolo I, nel suo simpatico libro Illustrissimi, lettere ai grandi del passato, ha dipinto con prosa spiritosa, ma allo stesso tempo profonda, le maniere di agire dei diversi temperamenti (costituzioni psico-biologiche del carattere umano) davanti a una difficoltà. Le trascriviamo a maniera di introduzione al presente volume:

“Signor Ippocrate avete per primo classificato i quattro temperamenti fondamentali degli uomini: impulsivo (sanguineo), flemmatico, irascibile e malinconico.

Lo so, dopo di voi Nicola Pende e altri hanno tentato e proposto nuove classifiche, più scientifiche, ma anche più complicate. La classifica vostra, temperata e corretta, resiste però ancora dopo venticinque secoli.

Ma vediamo i quattro temperamenti alla prova. E prova sia una parete di roccia proposta alla scalata.

Viene, primo, l’impulsivo. Dà un’occhiata e dice: ‘È una cosa da nulla! Mi ci metto subito!’

E difatti attacca subito la parete con ardore ed entusiasmo. Ma non ha previsto quasi nulla, non s’è provvisto degli attrezzi più elementari. Cominciano presto difficoltà notevoli, davanti alle quali il nostro impetuoso alpinista constata che non bastano l’ardore e la forza muscolare.

Allora passa dal grande entusiasmo all’estremo opposto: ‘Smetto tutto: la roccia non è pane per i miei denti!’ Così è l’impulsivo: facile all’entusiasmo, ma incostante;

ottimista, quando si tratta di sé e delle proprie capacità, ma irriflessivo, troppo in braccio al sentimento e all’immaginazione.

Ha del buono, ma, se vuol concludere di più nella vita, deve abituarsi a riflettere, a fare dei piani dettagliati e meditati, a seguire il consiglio di quel vescovo, che diceva al parroco novello; ‘Va’! Prima di tutto, vedere! Poi, prevedere!

Finalmente, provvedere!’.

Arriva adesso alla parete il flemmatico.

Guarda in su una, due, tante volte; fa i suoi calcoli: ‘Qui c’è da prevedere un’arrampicata su spigolo, poi una discesa in corda doppia, poi una salita su ghiaccio’.

Consulta carte, prende appunti, prepara l’elenco degli oggetti che gli occorrono e se li procura; corda e cordino, piccozza e martello da ghiaccio, chiodi da roccia e da ghiaccio, cuneo di legno e martello, sacco da montagna e scarponi con ramponi. Il tutto, senza perdere tempo, ma anche senza fretta. E mentre lavora e prepara, mastica gomma americana e va dicendosi: ‘Forse ce la faccio!’ Ebbene, ce la fa davvero, nonostante tutti gli ostacoli.

Temperamento felice, da un lato. Dall’atro, però, rischia di rendere le persone apatiche, insensibili, poco socievoli e poco comunicative. Un po’ di entusiasmo, un maggiore e manifestato interesse alle cose altrui le renderebbe più amabili e simpatiche.

Ma ecco il collerico-irascibile. Sbuffa. ‘Ostacoli su questa parete? Ma gli ostacoli sono fatti apposta per essere superati, perbacco!’, e va alla parete con veemenza, come incontro a un nemico. Non si risparmia, impegna tutte le sue energie combattive; spesso raggiunge brillanti risultati parziali, non sempre arriva alla vetta.

Il collerico ha sensibilità viva e profonda, è rapido nelle decisioni, tenace nell’esecuzione; ma, dovrebbe difendersi sia dall’entusiasmo che dal pessimismo eccessivo.

A lui l’abissino ras Tafari direbbe: ‘È vero che hai due gambe, ma puoi arrampicarti solo su un albero per volta’.

Se si badasse a lui, invece, egli scalerebbe un’intera foresta per volta!

Anche in lui, pertanto, accanto al buono c’è della zavorra, da cui liberarsi. Tra l’altro, il collerico va a rischio, mentre con il suo impeto elimina ostacoli, di crearne altri, attirandosi inimicizie sopra inimicizie.

Il malinconico, al contrario dell’iracondo, si deprime e sottovaluta. ‘Ma non vedete ch’è impossibile scalare una parete di questo genere? Ma volete che vada a sfracellarmi?’.

Si lascia spaventare dalle difficoltà fin dal bel principio, pessimista nato.

Lui è di quelli che, davanti a una mezza bottiglia di vino, piagnucola: ‘Ecco, è la prima volta in vita mia che m’è venuta la voglia di bere, e trovo una bottiglia mezza vuota! È proprio una iettatura!’. Dovrebbe, invece dire: ‘Come! C’è ancora una mezza bottiglia da bere! E chi se lo sarebbe mai immaginato? Che cuccagna!’.

Lo sforzo di vedere le cose dal lato migliore dovrebbe caratterizzare il cristiano; se è vero che Vangelo vuol dire lieta novella, cristiano significa uomo lieto e distributore di letizia. ‘Le grinte fosche − diceva San Filippo Neri − non sono fatte per la gaia aria del paradiso!’.

Come vedete, illustre Ippocrate, dalla biotipologia sono saltato al paradiso; è lassù dove cerchiamo di arrivare, accettando il temperamento trasmessoci dai genitori, sia pur migliorandolo e cercando di cavarne, a furia di sforzi, un bel carattere”.

Caro giovane, pure noi ci auguriamo lo stesso che Papa Luciani: che questo libro sia per te un incoraggiamento per formare un bel e maturo carattere, vero aiuto nel tuo cammino verso l’Eternità.

Antonio Royo Marín:

>miglioramento del proprio temperamento

C’è una grande diversità d’opinioni tra gli autori riguardo alla natura e alla classificazione dei temperamenti.

Noi esporremo la dottrina più comunemente ammessa, dandole un orientamento eminentemente pratico.

Il temperamento è il complesso di inclinazioni intime che sgorgano dalla costituzione fisiologica di un uomo. È la caratteristica dinamica di ogni individuo, che risulta dal predominio fisiologico di un sistema organico, come la bile o la linfa.

Il temperamento è qualche cosa di innato nell’individuo. È l’indole naturale, ossia, qualche cosa che la natura ci impone. Perciò non scompare mai completamente: “genio e figura fino alla sepoltura”.

Tuttavia un’educazione e soprattutto la forza soprannaturale della grazia possono, se non trasformarlo totalmente, ridurre almeno al minimo i suoi inconvenienti e anche sopprimere del tutto le sue manifestazioni esteriori.

Serva di esempio, tra i mille altri, S. Francesco di Sales, che è passato ai posteri con il nome di “santo della dolcezza” nonostante il suo temperamento fortemente collerico.

>sull’energia di carattere

Dalla sua definizione si nota già con chiarezza che il carattere è una cosa molto complessa. Le sue cause saranno perciò molteplici. Quelle fondamentali sono tre: la

nascita, l’ambiente esterno e la propria volontà.

“Non è cosa facile la formazione del carattere. È la rude fatica di tutta la vita. Hanno carattere soltanto coloro che in una impegnativa lotta con sé stessi hanno meritato

di averlo”.( Cf. GOMÁ, L’Eucaristia y la vita cristiana, c. 17, n° 2.)

Guibert riduce a tre punti fondamentali il rude lavoro della formazione del proprio carattere: la conoscenza di sé stesso per sapere ciò che c’è da correggere o convogliare;

un piano di vita che lega la nostra incostante volontà; l’uso di certi sostegni esterni cui appoggiare in nostri sforzi.

a) La conoscenza di sé stesso si ottiene principalmente mediante l’esame di coscienza ben praticato e la caritatevole avvertenza dei nostri buoni amici.

b) Il piano di vita è ordinato a irrobustire la nostra volontà, fortificandola. Soprattutto, contro la volubilità e l’incostanza.

c) I sostegni esterni principali sono tre: il direttore spirituale, le sante amicizie e la lettura spirituale.

tratto da Tihamer: “carattere del giovane”, da totustuus

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