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Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.

10 agosto 2009

Gv 12,24-26, Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”.

• La tua vita esprime il dono di te stesso? È una semina di amore che fa nascere amore? Sei consapevole che per essere seme di gioia, perché ci sia la gioia nel campo di frumento è necessario il momento della semina?
• Puoi dire di aver scelto il Signore se poi non abbracci con lui la croce? Quando si scatena in te la dura lotta tra il «si» e il «no», tra il coraggio e la paura, tra la fede e l’incredulità, tra l’amore e l’egoismo, ti senti smarrito pensando che tali tentazioni non si addicono a chi segue Gesù?(Carmelitani)

Commento da Zammerumaskil

“Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”

Nel contesto biblico ed evangelico il termine “odia” ha un significato ben preciso.
Non si tratta di disprezzare o trascurare la propria vita, il che sarebbe contro il quinto comandamento, ma piuttosto di darle la sua giusta collocazione.
In altre parole odiare significa mettere in secondo piano.
Qual è dunque il primo piano del discepolo di Cristo?
E’ Cristo stesso stesso e tutto quanto viene da Lui.
E’ Cristo e la sua Chiesa, i nostri fratelli, amici e nemici.

E’ Cristo che genere discepoli chiamando; è Cristo che genera ministri servendo; è Cristo che genera padri guidando; è Cristo che genera carità amando. Come solo Lui ha amato e ama.
E’ Cristo che genera vita perché è il vivente.

Non c’è segno più grande della fede che il martirio, cruento o bianco che sia.
Perché davanti ad ogni bene fondamentale: la salute, il benessere, la stima, il rispetto, la vita stessa, si ribadisce che Cristo è più importante. Si ribadisce che Cristo è il bene che dona ogni bene.

Questo, mi pare, San Lorenzo ci ha “gridato” con la sua vita, il suo servizio, la sua diaconia, il suo martirio.
Cristo basta.

Cogliamo il tempo propizio dell’estate per il più grande successo, la più grande riuscita, il più grande “jackpot” (altro che superenalotto): Cristo basta e nulla più.
Tutto il resto che è buon e necessario non diventa indispensabile, ma rimane nella sua giusta collocazione: tutto è dono.

Chissà, dunque, che l’estate non porti il frutto buono del discepolato e ci faccia maturare nello spirito di lode e di gratitudine.

Paul e Salvatore Ultimo aggiornamento ( domenica 09 agosto 2009 )

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