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Halladsch mistico sufi

23 agosto 2009

Mentre Halladsch si trovava in prigione, un derviscio gli domandò:”Che cosa èl’amore?”.Egli disse:”lo vedrai oggi, lo vedrai domani e lo vedrai anche dopodomani!”. Quel giorno lo uccisero, il giorno dopo lo bruciarono ed il terzo giorno sparsero le sue ceneri al vento(Schimmel, A. Mystiche Dimensionen).

L’uccisione di Halladsch nel 922 fu uno dei momenti più tragici della crescente tensione tra i rappresentanti dell’ortodossia islamica ed i mistici. Il conflitto si basava  su motivi di ordine politico, sociale e religioso. L’autorità accusava i mistici di sostenere politicamente i dissidenti gli eretici e la minoranza sciita. Inoltre essi furono attaccati anche perché condividevano la vita dei poveri e stigmatizzavano i costumi lassi dei ceti più alti.(Khoury, A. Th.)

<Uno dei suoi discepoli ha raccontato>: io entrai da Halladsch e gli dissi’dammi un consiglio per confessare l’unità!’Egli disse.”La confessione dell’unità va al dilà delle parole; perché non ti è possibile pronunciarla”.Io domandai:’che cosa significa allora? Che non c’è nessun Dio all’infuori di Dio?Egli disse :”Una parola con cui Egli  tiene occupata la gente del popolo per mescolarla con la vera confessione dell’unità.Questa è la spiegazione della confessione dell’unità, considerata al dilà della religione”.Poi le sue guance diventarono rosse e disse:” devo dirtelo in poche parole?”Si risposi. Egli disse:” Chi afferma di proclamare che Dio è Uno Gli ha già aggiunto qualcos’altro!”

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In Halladsch si trova anche l’idea di una teologia naturale, l’esperienza che l’uomo possa conoscere Dio attraverso il mondo sensibile. “Il punto è l’origine di ogni linea e la linea, nel suo insieme, è formato da punti uniti gli uni gli altri. Così la linea non può fare a meno del punto e neppure il punto della linea. E ogni linea dritta o curva parte dal punto. E ovunque cada lo sguardo dell’uomo, è sempre un punto tra due punti. E questo è un indizio che la verità divina ci appare attraverso tutto ciò che può essere guardato con gli occhi e traspare attraverso tutto ciò che essere visto con gli occhi. E quindi dico: non vedo nulla in cui io non veda Dio”.(Schimmel, Halladsch)

Al-Hallaj fu un grande mistico sufi, ucciso nel 922 per le sue affermazioni ardite in campo di spiritualità. Ecco una delle sue più note poesie, tratta dal suo “Diwan”.

Ho molto pensato alle religioni, per capirle,
e ho scoperto che sono i molti rami di un’unica Fonte.

Nonpretendere dunque dall’uomo che ne professi una,
ché così s’allontanerebbe dalla Fonte sicura.

È invece la Fonte, eccelsa e di significati pregna,
che deve venire a cercarlo, e l’uomo capirà.

Tu che biasimi il mio amore per Lui, come sei duro!
Se sapessi Chi intendo, così non faresti.

I pellegrini vanno alla Mecca, ed io da Chi abita in me,
vittime offrono quelli, io offro il mio sangue e la vita.

C’è chi gira attorno al suo tempio senza farlo col corpo.
perché gira attorno a Dio stesso, che dal rito lo scioglie.

La struggente poesia del più grande poeta mistico sufi, che narra la separazione tra l’anima e il suo Amato.

Ascolta il flauto di canna, com’esso narra la sua storia,
com’esso triste lamenta la separazione:
Da quando mi strapparono dal canneto,
ha fatto piangere uomini e donne il mio dolce suono!
Un cuore voglio, un cuore dilaniato dal distacco dall’Amico,
che possa spiegargli la passione del desiderio d’Amore;
Perché chiunque rimanga lungi dall’Origine sua,
sempre ricerca il tempo in cui vi era unito.
Io in ogni assemblea ho pianto le mie note gementi
compagno sempre degli infelici e dei felici.
E tutti si illusero, ahimè, d’essermi amici,
e nessuno cercò nel mio cuore il segreto più profondo.
Eppure il segreto mio non è lontano, no, dal mio gemito:
sono gli occhi e gli orecchi che quella Luce non hanno!
Non è velato il corpo dall’anima, non è velata l’anima dal corpo:
pure l’anima a nessuno è permesso di vederla.
Fuoco è questo grido del flauto, non vento;
e chi non l’ha, questo fuoco, ben merita di dissolversi in nulla!
E’il fuoco d’Amore ch’è caduto nel flauto,
è il fervore d’Amore che ha invaso il vino.
Il flauto è compagno fedele di chi fu strappato a un Amico;
ancora ci straziano il cuore le sue melodie.
Chi vide mai come il flauto contravveleno e veleno?
Chi come il ney mai vide un confidente e un’amante?
Il flauto ci narra d’un sentiero tutto rosso di sangue,
ci racconta le storie dell’amor di Majnun:
Solo a chi è fuori dai sensi questo senso ascoso è confidato
la lingua non ha altri clienti che l’orecchio.
Nel dolore, importuni ci furono i giorni,
i giorni presero per mano tormenti di fuoco;
Se i nostri giorni passarono, dì: Non li temo!
Ma Tu, Tu non passare via da Noi, Tu che sei di tutti il più puro!
Ma lo stato di chi è maturo nessun acerbo comprende;
breve sia dunque il mio dire. Addio!

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