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A Medjugorje la Madonna l’hanno toccata

26 agosto 2009

Dialoghi su Maria fra un grande teologo e il più noto scrittore cattolico italiano. L’abbé René Laurentìn, francese, 77 anni, è considerato il massimo «mariologo» vivente: ha scritto 140 libri, tra i quali una storia scientifica delle apparizioni di Lourdes in venti volumi. di cui sette solo di documenti. Vittorio Messori, 54 anni, è l’autore dei maggiori best-seller religiosi del dopoguerra: da Ipotesi su Gesù, uscito nel 1976, a Varcare la soglia della speranza con Giovanni Paolo II.

I due si incontrano al monastero La Solitude di Evry-sui-Seine, trenta chilometri a sud di Parigi. Laurentin è oltre che uno studioso, un uomo d’azione: sul bavero della giacca porta, con orgoglio, la Légion d’Honneur guadagnata in guerra, prima di diventare sacerdote: ancora oggi si arrampica senza problemi sugli scaffali della sua sterminata biblioteca, e guida la Renault 4 con il piglio di un ventenne su queste strade che costeggiano quella Senna sulla quale. fino a qualche decennio fa, faceva sci nautico. Messori, dopo aver passato un quarto di secolo a studiare Gesù Cristo, da qualche tempo si dedica alla Madonna (ogni mese pubblica, su Jesus, il suo Taccuino Mariano) e vuole «chiudere», come dice lui, con delle Ipotesi sii Mariti.

L’incontro fra Laurentin e Messori è anche l’occasione. appunto, per un «dialogo» su questa Maria di cui tanto si parla: a causa dei fatti di Civitavecchia (che lo stesso Laurentin è stato chiamato. dal vescovo, a giudicare) ma anche per le guerre nella ex Jugoslavia e in Ruanda: due tragedie che, stando a quanto riferito in tempi non sospetti (1981 e 1982) dai veggenti di Kíbého, la Madonna aveva predetto.

MESSORI: Cominciamo proprio da Medjugorje. La Madonna aveva detto di pregare e di fare penitenza per evitare la guerra. Hanno pregato, hanno fatto penitenza, ma la guerra è scoppiata ugualmente

LAURENTIN: Non pretendo di interpretare la bontà di Dio. Ma penso, ad esempio, al fatto chi vescovo di Zagabria è favorevole a riconosce l’autenticità delle apparizioni, mentre quello Mostar è contrario. Zagabria è intatta. Mostar è stata distrutta dai bombardamenti. li vescovo Zagabria mi ha detto: «La Chiesa della ex Jugoslavia non ha seguito le indicazioni della Madonna».

MESSORI: Tu sei sempre pi genti di Medjugorje?

LAURENTIN: Sì, non ho cambiato idea.,

MESSORI: E di Kíbého, in Ruanda, cosa pensi?

LAURENTIN: Anche lì, tutto è cominciato molto prima che scoppiasse la guerra. La prima apparizione è del 19 agosto 1982. I veggenti dissero che la Madonna era triste, e che piangeva, come a Civitavecchia.
L’apparizione durò otto ore veggenti videro immagini terribili, un fiume di sangue, massacri, cadaveri abbandona teste decapitate ..Tutte queste cose le hanno raccontate 11 anni prima che si realizzassero Essi stessi sono scomparsi nei massacri.

MESSORI: Hai passato mezzo secolo a «indagare» su Lourdes. Mai avuto dubbi?

LAURENTIN: Mi sono posto problemi, domande storico universitario, non sono partito da un pregiudizio, né positivo né negativo. Ma ora non ho la minima esitazione nel dire che, a Lourdes, Maria è veramente apparsa. Non a caso, nel 1933, Bernadette Soubirous è stata dichiarata santa dalla Chiesa.

MESSORI: Come mai le apparizioni mariane si intensificano negli ultimi secoli? Sembra che Maria abbia deciso di manifestarsi solo da una certa data in poi.

LAURENTIN: Non è così. La prima apparizione accertata è quella a Gregorio il Taumaturgo, nel terzo secolo. Poi ce ne furono altre, anche nel Medioevo, ma allora c’era il divieto di parlare delle apparizioni, pena la scomunica. La prima manifestazione della Madonna in età moderna è quella di Guadalupe, in Messico, nel 1531: fu un episodio di portata storica enorme perché la «Morenita» apparve non agli spali cattolici ma agli indios, che avevano altri culti; e quella apparizione segnò l’inizio della conversione dell’America Latina.

MESSORI: E come mai tante apparizioni in Francia dopo 1800? Si comincia con Rue du Bac, a Parigi, nel 1830, e si continua con La Salette, sui monti di Grenoble,nel 1846: poi Lourdes nel 1858 e Pontmain nel 1871. Ammesso che sia possibile capire qualcosa del piano di Dio, perché questo privilegio alla Francia del secolo scorso?

LAURENTIN: C’era una Chiesa traumatizzata dalle persecuzioni subite dopo la Rivoluzione. Rue du Bac fu un momento di rinascita della speranza. Maria, apparendo a suor Cathérine Labouré (che diventerà santa, come Bernadette), le ingiunse di far coniare e diffondere quella che fu detta la «medaglia miracolosa». e da allora ci furono molte vocazioni, molte conversioni, nacquero molti gruppi di preghiera. La Francia era molto «accogliente», in quel periodo. Adesso … non lo è più. Ha finito col prevalere, da noi, lo spirito razionalista che contrassegna la nostra cultura.

MESSORI: Ma perché la Madonna, se ci vuole comunicare qualcosa, non lo fa in un modo più netto, indiscutibile per tutti?

LAURENTIN: Perché la comunicazione fra Dio e gli uomini è sempre un mistero, avviene sempre nel chiaroscuro.

MESSORI: Il «Dio nascosto» di Pascal?

LAURENTIN: Sì. Le apparizioni passano attraverso la psicologia del singolo. Il veggente vede e sente cose che gli altri non vedono e non sentono.

MESSORI: Però ci sono stati casi. come a Fatima, dove la «danza del sole» è stata constatata da 70 mila persone e persino filmata.

LAURENTIN: Sì, ma anche quello è un fatto misterioso perché il sole è stato visto «danzare» solo in un raggio di alcune decine di chilometri intorno a Fatima, non in tutta la Terra. Anche a Medjugorje ci sono stati fatti analoghi, molti hanno visto (e ci sono pure dei video) la croce in cima al colle trasfigurarsi e assumere le sembianze della Vergine. Si possono fare tante ipotesi, ma qualche razionalista troverà sempre qualcosa da obiettare. È difficile provare un fatto soprannaturale. `

MESSORI: Tu sei mai stato testimone, laggiù in Bosnia Erzegovina, di un fenomeno inspiegabile”

LAURENTIN: No, mai.

MESSORI: Io nemmeno, con eccezione di un fatto che certo conosci. Sai bene che a Medjugorje le «apparizioni», vere o presunte che fossero, avvenivano in sacrestia. Beh, una sera c’ero anch’io in quella sacrestia: e posso testimoniare che, come sempre, le migliaia di passeri che strepitavano davanti alla chiesa tacquero improvvisamente, tutti insieme, quando iniziò l’estasi dei ragazzi, per poi riprendere a cantare subito dopo. Ma una cosa ben diversa è avere un’apparizione… Sembra che la strategia della Madonna sia quella di non apparire mai ai giornalisti e ai professori, no?

LAURENTIN: Penso che le persone troppo razionali non siano adatte a esperienze del genere. Sono comunicazioni intuitive, personali… Non siamo nell’ésprit de géometrie, come diceva Pascal, ma nell’ésprit de finesse.

MESSORI: Da diversi anni è quasi impossibile che la Chiesa riconosca fatti soprannaturali. Tu dici che Bernadette, oggi, non sarebbe creduta.

LAURENTIN: La Chiesa chiede. innanzitutto, di verificare che non ci siano deviazioni dalla fede o disonestà da parte dei veggenti. Se non c’è niente di tutto questo e se i «frutti» sono buoni allora la Chiesa preferisce non intervenire, limitandosi a sorvegliare il culto.

MESSORI: Ma non sconcertante, che, dopo 15 anni, Roma non sia ancora pronunciata su Medjugorje, che non abbia ancora detto né sì né no? A Lourdes bastarono meno di quattro anni per decidere.

LAURENTIN: Attualmente prevale la prudenza. Si ricorda che Cristo ha detto: «Beati quelli che credono senza vedere». La visione è secondaria per la fede. E la fede non è un «vedere».

MESSORI: Sì, ma Gesù, proprio mentre diceva quelle cose, si faceva vedere resuscitato! La nostra fede non si basa su un pensiero, ma su un fatto concreto, su un’esperienza, sul mangiare e bere con il Risorto.

LAURENTIN: Vero, ma Gesù avrebbe preferito che Tommaso avesse creduto senza vedere e senza toccare; e l’evangelista, raccontandoci quell’episodio, vuol dirci: se credete, sarete più beati voi degli apostoli. Certo, i «segni» hanno un grande ruolo. I padri della Chiesa dicevano: per visibilia ad invisibilia, dalle cose visibili a Dio, che è invisibile. Ma questo passaggio del visibile all’invisibile è molto complesso, l’influsso di Dio è misterioso, i limiti del veggente anche. Per questo, il discernimento non è facile.

MESSORI: Bernadette si è più volte lamentata di come hanno raffigurato la Madonna. Ha sempre detto che la statua del Fabisch, esposta nella grotta di Massabielle, somiglia poco a «colei» che le era apparsa. Però ha aggiunto che le era impossibile descriverla con precisione… Insomma: in ogni apparizione, Maria è descritta dai veggenti con un aspetto al contempo simile e diverso. Com’è, davvero, Maria?

LAURENTIN: Non possiamo immaginarlo perché è in un’altra dimensione, nella dimensione dell’eternità. Per questo Bernadette non poteva descrivere con parole umane quello che aveva visto.

MESSORI: Ma perché la Madonna viene descritta dai veggenti diversa nell’aspetto a seconda di dove appare? Insomma: Maria in cielo è vestita come a Guadalupe, come a Lourdes, come a La Salette, come a Fatima o come a Medjugorje? Qual è il suo “guardaroba”?

LAURENTIN: Ah, non c’è un «guardaroba», ma un adattamento della Vergine al veggente,alla sua cultura, alla sua tradizione, al suo tempo. Sono certo che Bernadette ha davvero «visto» Maria con un abito bianco, una fascia azzurra e due rose ai piedi, così come penso che a Medjugorje i ragazzi abbiano davvero toccato la Madonna.

MESSORI: Toccato? A Medjugorje hanno “toccato”?

LAURENTIN: Sì, hanno toccato il corpo di Maria.

MESSORI: E com’era? Un corpo «solido», «fisico»?

LAURENTIN: Sì, sì, hanno detto di avere avuto l’impressione di aver toccato qualcosa di molto «vivo», qualcosa che emanava una fortissima energia. Anche se, pure qui, la descrizione non permette di capire del tutto.

MESSORI: Senti, la mia è una domanda che può sembrare assurda. Secondo la fede, ci sono due corpi già resuscitati, quello di Gesù e quello di Maria. Dove sono questi corpi? Dove possiamo immaginarli?

LAURENTIN: Non nel nostro spazio, non nelle nostre tre dimensioni, quattro se contiamo anche il tempo Vivono in Dio, nell’eternità. Dove? Come? Non posso averne idea, non posso capire una dimensione in cui non sono mai stato.

MESSORI: Tu che hai dedicato 50 anni di studio per mostrarne la sincerità e le virtù evangeliche, cosa dirai a Bernadette quando la vedrai?

LAURENTIN: Non credo ci sarà bisogno di parlare, ma solo di vedere. Sarà una contemplazione. Poi però -credo- ci abbracceremo ridendo felici.

Padre Rene Laurentin: Medjugorje: obiezioni circa l’ecumenismo

Tratto dal libro “Messaggio e pedagogia di Maria a Medjugorje” di René Laurentin

Un’eresia?

La seconda difficoltà contro l’esemplare messaggio di Medjugorje riguarda l’ecumenismo. Per la commissione diocesana oggi disciolta, costituiva una delle obiezioni principali, e Roma l’ha accolta con la massima attenzione.
Il corpo del delitto è costituito dalla risposta della Gospa a una domanda scritta consegnata ai veggenti il 1° ottobre 1981 (in un periodo nel quale venivano poste loro domande di ogni genere):

Domanda: – Tutte le religioni sono buone? (in croato, dobre)?
Risposta: – Tutte le religioni sono uguali (iste) davanti a Dio (Cronaca parrocchiale, p. 11).

Se questa risposta attribuisce a tutte le religioni una stessa verità, o un identico valore, l’apparizione sarebbe squalificata, in base al criterio enunciato da s. Paolo: «Anche se un angelo del cielo vi annuncia un vangelo diverso, sia anatema» (Gal 1,8); non potrebbe trattarsi di un angelo di Dio.

Una fede irreprensibile

Tale interpretazione squalificante sarebbe falsa: contraria alla fede dei veggenti e al messaggio di Medjugorje. Non si può capire un linguaggio senza collocarlo nel suo ambiente vitale, culturale e linguistico.
Il primo elemento evidente è che i veggenti sono estranei a qualsiasi relativismo. Alcuni rimproverano loro piuttosto una fede troppo ingenua, un ‘fondamentalismo’, che prende alla lettera la Bibbia, il catechismo e l’insegnamento integrale della Chiesa. La loro religione è un amore incondizionato di Cristo e della Madonna, estraneo a qualsiasi sincretismo o contaminazione. Hanno riferito letteralmente la risposta della Gospa? Non è evidente, perché essi riferiscono i messaggi globalmente, a memoria, dopo un periodo di tempo che può variare, che rende possibili semplificazioni, approssimazioni e trasposizioni. La loro ricostruzione dà adito a molte sfumature. Da questo punto di vista, è probabile (per analisi testuale e per correttezza) che la Madonna abbia risposto, riprendendo il termine espresso nella domanda: Sì, le religioni sono buone (dobre), nel senso con cui il Vaticano n ha affermato che c’è del buono nelle grandi religioni: cioè il loro legame con Dio e una conoscenza parziale di Dio e di Cristo. Allora la sostituzione di uguali al posto di buone appare come uno slittamento dei veggenti, dipendente dal linguaggio ambientale, talmente forte che anche la penna di T. Vlasic ha lasciato passare questo lapsus, non rendendosi conto quanto fosse sconcertante in qualsiasi altra lingua.

Religione = nazionalità, nella cultura croata

Il linguaggio croato sulle religioni ha caratteristiche molto particolari e, in ogni caso, l’ambiguità della risposta riferita si capisce solo nella situazione concreta, ben nota ai veggenti: una situazione di conflitto, dove anche religione e nazionalità si confondono.

Il 10 gennaio 1983, Mirjana, interrogata sullo stesso argomento, rispose a fra Tomislav Vlasic: “La Gospa ha detto spesso che i credenti, soprattutto nei villaggi, per esempio qui a Medjugorje, si oppongono agli ortodossi e ai musulmani. Non è una cosa buona. Essa ha detto anche che c’è un solo Dio e che gli uomini si sono divisi. Voi non siete cristiani se non rispettate le altre religioni, la musulmana e la serba” (Intervista fatta a Mirjana da T. Vlasic, in R. Faricy, Medjugorje, p. 60). La confusione è evidente: essere serbo è una nazionalità, non una religione; la religione predominante dei serbi è quella ortodossa, ma i serbi che esercitano il potere a Belgrado non sono ortodossi ma atei, cioè senza religione.

Il termine improprio è dovuto al fatto che Mirjana riporta, usando il linguaggio corrente, un’affermazione della Madonna risalente a molte settimane prima.
Tale ambiguità è significativa per esemplificare il clima ambientale, che permea non solo il linguaggio, ma anche le istituzioni. La correlazione tra religione e nazionalità è costante. Si ritrova anche nella Costituzione della Federazione jugoslava: il governo comunista ha attribuito ai croati, diventati musulmani, la nazionalità musulmana, per cui non sono più croati! Ufficialmente non hanno altra nazionalità che la loro religione: situazione paradossale in un regime ateo, sebbene tale interferenza sia un fatto comune.
In tale prospettiva, religione indica le persone, ‘gli uomini di religione’, come si dice nei paesi dell’Est, e non le dottrine, le confessioni o le istituzioni religiose. Il seguito immediato dell’affermazione di Mirjana lo conferma:
– Voi non siete cristiani se non li rispettate. Spesso le persone si burlano degli altri. Non rispettare ‘le altre religioni’, è burlarsi delle persone che le praticano. Si tratta quindi delle persone e non delle religioni, né della verità.
Fra Stanko Vasilj inquadra dal punto di vista storico questa fluttuazione di vocabolario tra religione, nazione e persona.
Qui, in Erzegovina, l’occupazione turca si è protratta per 400 anni. Durante questo tempo, una parte della popolazione croata è passata all’islam. Il sentimento nazionale croato ne è risultato estirpato. La differenza era data dalla religione. Qui, solo i cattolici venivano detti Krscani (cristiani), i serbi Riscani e gli occupanti muslimani (musulmani). La religione definisce quindi la categoria di appartenenza. Il termine ‘religione’ non viene applicato alla dottrina, ma a queste divisioni concrete e complesse. Per Vicka, dire che le religioni sono uguali davanti a Dio, significa che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio. Sua nonna, che ha quasi cent’anni, pensa ancora secondo queste categorie.
A ciò si aggiunga l’importanza assunta dal rispetto delle persone in questa situazione balcanica. È una condizione di vita e di pace nazionale. I cattolici, incoraggiati dal Concilio, si sono fatti onore in proposito. E le loro affermazioni in merito evitano un’unica ambiguità: quella che disprezzerebbe o umilierebbe le altre persone; questo può spiegare alcuni incidenti di trasmissione dei testi riguardanti questo argomento.

Tali ambiguità si sono ripresentate continuamente nel mio colloquio con Vicka del 24 giugno 1987 (Daria Klanac, interprete competente e sensibile, mi manifestò più volte il suo imbarazzo).
R. Laurentin: – Chi ti aveva proposto la domanda: Tutte le religioni sono buone (dobre)? Vicka: — Qualcuno mi chiese di farla, ma non mi ricordo chi.

R.L.: – I teologi vedono nella risposta un grave errore. Gesù Cristo è uguale o simile a Maometto o a Budda? E quelle religioni danno la salvezza che è in Gesù Cristo?
Vicka (per la quale i riferimenti a Maometto o a Budda sono arabo) risponde cercando di star fuori da quella nebbia: – Se mi avessero chiesto spiegazioni subito, sarebbe stato più chiaro. Dopo molti anni, non oso interpretare di mia iniziativa. Lo lascio fare ai teologi. Pregherò perché siano illuminati. La Vergine mi ha detto che «tutte le religioni sono uguali davanti a Dio», cioè che tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio e che non è Dio che fa le divisioni, ma gli uomini.
Insisto perché chiarisca, ed essa aggiunge:
– Noi siamo tutti uguali davanti a Dio, senza tener conto della religione o della nazione alla quale apparteniamo. Rispettiamoci a vicenda!

In altre parole, religione e nazione (che dividono profondamente la Federazione jugoslava) non devono essere un ostacolo per il rispetto delle persone. Buona risposta. Tuttavia insisto:

R.L.: – Ma per te, Gesù o Maometto o Budda sono la stessa cosa?
– Essa non capisce queste parole, mi dice Daria Klanac (che poi traduce la risposta):
Vicka: – Gesù è vero Dio e vero uomo. Gli uomini hanno creato le divisioni. Tutti gli uomini sono uguali. L’amore è vera misericordia. La Vergine è grande. Essa è nostra Madre. Essa non può essere paragonata a nessun altro!

In questo colloquio, la fede di Vicka, formata dalla Madonna, la porta continuamente a un commento che va oltre il vocabolario ambientale e alla sua trasmissione ambigua. La frase contestata, per lei significa certamente: «Tutti gli uomini, uguali davanti a Dio, devono essere rispettati, a qualsiasi religione appartengano».
Questo fatto è culturalmente importante nel suo Paese e il fenomeno di Medjugorje ha fatto progredire da una parte e dall’altra questo rispetto delle persone al di là delle passioni ancestrali o ideologiche.

Un leitmotiv

Molti messaggi convergono su questo punto.
Il 18 agosto 1982 (CP 77), Mirjana trasmette alla Gospa una domanda su una ragazza, certamente cattolica, che doveva sposare un ortodosso. La risposta comincia con un’ambiguità analoga:
– Ai miei occhi e a quelli di Dio, tutto è uguale.

Come la Chiesa, nemmeno la Vergine proibisce ì matrimoni misti e invita a rispettare l’uguaglianza delle persone, ma anche il bene della vera fede, come conferma la parte finale della risposta. La Vergine, in conclusione, sconsiglia tale matrimonio, per ragioni pratiche e per salvaguardare la rettitudine della fede.

– È meglio che non si sposi con quell’uomo, perché avrà da soffrire insieme ai suoi figli. Solo difficilmente potrà vivere e seguire il cammino della fede.

La risposta della Gospa a Marija, a proposito di un ragazzo zingaro ortodosso enuncia chiaramente il senso del messaggio: «Sia i musulmani che gli ortodossi, come i cattolici, sono uguali davanti a Dio e davanti a me, perché siete tutti miei figli» .
Il teologo dirà: «Non tutti nello stesso grado». Ma l’umiltà dei veggenti impedisce loro di vantarsi del rapporto filiale privilegiato che essi vivono. E meno male! Marija riferisce proprio l’essenziale del messaggio: tutti gli uomini sono affidati a Maria come suoi figli ed essa li ama di identico amore, senza discriminazione e senza forzare loro la mano, non condizionata da alcuna reciprocità. L’altro episodio (citato) nel quale una ragazza musulmana vede la luce e beneficia di un’apparizione, rientra nella stessa ottica: l’uguaglianza delle persone che appartengono a religioni diverse non dipende solo dai diritti dell’uomo e dal rispetto delle persone ma dal fatto che Dio li ama e che la sua grazia li chiama con quella specie di predilezione attestata dal vangelo. Secondo la teologia più classica, la Chiesa cattolica possiede la pienezza dei mezzi di salvezza, ma la grazia non è circoscritta entro i confini della Chiesa.

Nell’intervista del 10 gennaio 1983, T. Vlasic insiste:
– Se la religione musulmana è buona, qual è il ruolo di Gesù Cristo? Mirjana risponde prudentemente:
– Di questo non ne ho parlato con la Gospa. Essa mi ha solo spiegato quello che ho appena detto. Poi ha aggiunto: Questo succede soprattutto nei villaggi, cioè la divisione (sprezzante) provocata dalle religioni. Bisogna rispettare la religione di tutti, ma conservare la vostra per voi e per i vostri figli.

Gesù Cristo, unico mediatore

Poco prima, Faricy riporta quest’ultimo messaggio (non datato).
In Dio, non esiste religione o divisione. Siete voi nel mondo che avete creato le divisioni. L’unico mediatore è Gesù Cristo. Il fatto che apparteniate a una religione o all’altra, non è indifferente. Lo Spirito non è identico in ogni Chiesa.
Il 7 ottobre (poco dopo la sconcertante risposta del 1° ottobre), un sacerdote aveva posto questa domanda:
– Ci sono altri mediatori tra Dio e gli uomini al di fuori di Gesù Cristo e qual è il loro ruolo? Era una domanda trabocchetto, perché l’apostolo Paolo, in 1 Tm 2,5 afferma che «c’è un unico mediatore tra Dio e gli uomini». Vicka e Jakov, che trasmisero la domanda, non caddero nella trappola. E riferirono così la risposta della Gospa:
– C’è un unico mediatore tra Dio e gli uomini. È Gesù Cristo (CP 14). Kraljevic riferisce una risposta convergente dell’apparizione in risposta alla domanda:

– Esistono differenze tra coloro che appartengono a chiese diverse e a comunità differenti? Risposta: – Non è la stessa cosa pregare in una comunità o in un’altra. La potenza dello Spirito santo non è identica in tutte le chiese e la potenza dello Spirito santo all’opera nei sacerdoti che guidano le comunità non è la stessa. Non tutti i credenti pregano nello stesso modo […]. L’unico mediatore della salvezza è Gesù Cristo.

Il vocabolario ambientale può essere ambiguo, ma non lo è certamente la fede dei veggenti. La loro adesione al Cristo e a Maria è incondizionata e assoluta.
Il nucleo del problema risiede proprio nel vertice del messaggio: si tratta di promuovere l’ecumenismo attraverso l’amore, in riferimento alle persone, al di là delle ideologie. (Non confondo certamente le ideologie con il dogma!). Questo i veggenti l’hanno capito perfettamente. Lo rivela tutta la loro vita. Sono talmente impegnati in questo amore senza frontiere che difficilmente riescono a inquadrare ciò che ignorano, cioè il valore proprio di ogni religione, riconosciuto dal Concilio (Dichiarazione Nostra aetate) e tutte le questioni relative alla verità. Non è affatto disprezzo della verità. A loro, anzi, appare del tutto evidente, dal momento che sentono il bisogno di esplicitare l’assolutezza della loro adesione all’unico vero Dio, e a Cristo unico mediatore e salvatore. Essi vivono al di là dei problemi e delle tentazioni che renderebbero utile una simile affermazione.

I teologi della Sorbona riuscirono brillantemente a condannare Giovanna d’Arco. La sua fede contadina cadde sotto i colpi della loro ghigliottina. I teologi moderni saranno parimenti inclini a condannare i veggenti di Medjugorje. Ma condanne di questo genere rivelano soprattutto l’incomprensione che spesso regna tra l’astrazione teologica e la fede ingenua dei cristiani e le loro espressioni prive di ricercatezza. Ci sono voluti sette secoli per dar ragione a Giovanna d’Arco contro i suoi dotti giudici. Speriamo che il nostro secolo non ripeta i loro errori di valutazione, risparmiando un così lungo tunnel. Infatti, l’eresia che viene imputata ai veggenti e a Colei che appare loro, è certamente estranea a loro e le ambiguità vanno interpretate alla luce della loro cultura.

Il messaggio di Medjugorje, così com’è stato dato, a briciole, in risposta a casuali domande e soprattutto così com’è vissuto, senza ambiguità, da credenti esemplari, consiste in questo: Amare tutti gli uomini senza discriminazione, come li ama Dio, per primo, gratuitamente, prima di qualsiasi merito, con una predilezione paradossale per i peccatori (Mt 18,12–13). È il vertice del messaggio stesso di Cristo. Contrariamente a quanto affermano alcuni teorici della fede senza religione e secondo la dichiarazione del Concilio Nostra aetate, la religione, in quanto legame con Dio, è un bene. Tale legame, quando esiste, viene da Dio e va verso Dio. Le divisioni non provengono da Dio ma dagli uomini peccatori, che si sono allontanati dalla rivelazione. Dobbiamo quindi amare le pecorelle smarrite, senza astio né complessi di superiorità, perché siamo tutti peccatori e può succedere che i pubblicani e le prostitute ci precedano nel regno di Dio, se un giorno accoglieranno la grazia. Voi che siete i testimoni di questa grazia, date loro anzitutto la testimonianza dell’amore, che li attirerà verso la verità tutta quanta.

da Medjugorie

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