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la catastrofe culturale: libertà religiosa, progresso e stabilità

27 agosto 2009

Abbiamo colmato la misura della nostra turpitudine: La decisione della corte europea di rimuovere i crocifissi dalla scuola!

Non si sono ancora spente le polemiche suscitate dalla recente decisione del Tar del Lazio sui professori di religione e già una decisione ancor più importante sta per essere presa, in questi giorni, in totale sordina.


– Il Foglio, 20 agosto 2009

Davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo è attualmente pendente un giudizio sulla compatibilità tra le norme dell’ordinamento italiano che prevedono l’esposizione obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950. Il giudizio è stato promosso da una signora che già nel 2002 aveva fatto ricorso al Tar del Veneto per ottenere la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche frequentate dai figli. Il Tar aveva rigettato il ricorso e la sua decisione era stata impugnata, senza esito, dinanzi al Consiglio di stato. Anche quest’ultimo aveva ritenuto legittime le norme che obbligano a esporre il crocifisso, osservando che, se per i credenti esso può rivestire un significato religioso, non assume comunque valore discriminatorio per i non credenti: il crocifisso, infatti, rappresenta e richiama “in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile”.

La signora veneta non si è arresa, e nel luglio 2006 ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, lamentando da parte dell’Italia una violazione della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
In particolare, ha denunciato una lesione della libertà di pensiero, coscienza e religione e una discriminazione nei confronti propri e dei figli rispetto ai cittadini appartenenti alla religione cattolica, come anche la violazione del diritto ad assicurare ai figli un’educazione conforme alle proprie convinzioni religiose e filosofiche. La Corte europea ha posto al governo italiano alcune domande, tra cui quella relativa alle conseguenze per i professori che decidessero di non esporre o rimuovere il crocifisso e quella relativa alla possibilità di esporre accanto al crocifisso simboli di altre religioni.
La questione all’esame della Corte europea è assai delicata. E’ da auspicare che la Corte non ceda alla lusinga di una deriva laicista che non manca, purtroppo, di sostenitori, ma che non ha nulla a che vedere con un corretto rapporto tra potere pubblico e religione, quale quello che si desume, tra l’altro, dalla Costituzione italiana. Secondo quest’ultima, è bene ricordarlo, i poteri pubblici non sono indifferenti verso il fenomeno religioso, bensì, pur riconoscendo l’importanza della religione nella realtà sociale, si dichiarano incompetenti a disciplinarla direttamente e affidano, invece, tale disciplina agli accordi con le diverse confessioni religiose. Inoltre, la decisione della Corte europea potrebbe avere conseguenze particolarmente significative non solo per l’Italia, ma anche per gli ordinamenti degli altri numerosi paesi che hanno sottoscritto la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Filippo Vari

(Professore associato di Diritto costituzionale, Università Europea di Roma)
fonte

Se non volete subre le conseguenze della situazione in Asia leggi:

Libertà religiosa, strumento di progresso e stabilità

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