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Il ‘dio’ dei mafiosi? Non è cristiano!

16 settembre 2009

Il ‘dio’ dei mafiosi? Non è cristiano!, Avvenire

Un Dio onnipotente ma non misericordioso, trascendente ma lontano dall’uomo, inaccessibile se non grazie all’intercessione di dubbie figure di mediatori qualificati: più un padrino che un Padre. Ecco il volto di Dio disegnato dai boss, capaci di sostituirsi a lui senza mai negarlo formalmente, e di proclamarsi cattolici continuando a spargere spietatamente sangue. Una contraddizione che viene analizzata nel libro Il dio dei mafiosi (San Paolo, pp. 256, euro 18), scritto dal giornalista, sociologo e teologo palermitano, Augusto Cavadi. Un volume che affronta gli aspetti culturali di un fenomeno complesso come la mafia, capace di strumentalizzare i principi fondamentali della teologia cattolica, e suggerisce anche alcune strategie di prevenzione e di contrasto.

Boss che si fanno il segno della croce prima di uccidere, altri trovati con la Bibbia sul comodino. Cosa cercano i mafiosi nella religione cristiana?
«Il cristianesimo è stato declinato, nella storia, in maniere differenti. I mafiosi di Cosa nostra, ’ndrangheta, camorra, Sacra corona unita e Stidda conoscono solo la versione che io chiamo “mediterranea”. A questo universo simbolico attingono per autolegittimarsi: vi cercano un’anima, un’identità culturale, che li giustifichi agli occhi della propria coscienza e dell’opinione pubblica. Non è un caso che tra i riti di iniziazione per un “uomo d’onore” vi sia la cosiddetta punciuta, che comporta di bruciare un’immagine sacra su cui è stata versata qualche goccia di sangue del dito del candidato all’ingresso in Cosa Nostra».

[…]

Eppure è un fatto che l’«anatema» di Giovanni Paolo II e l’uccisione di don Puglisi hanno segnato un salto d’intensità nell’impegno della Chiesa siciliana. Era il 1993…
«Da allora, a mio giudizio,è cambiato molto, ma non ancora abbastanza. È cambiato molto perché anche alcuni credenti addormentati sono stati costretti a svegliarsi da quella che a volte era una illusoria equidistanza fra Stato e mafie. Ma la mafia da cui si prendono le distanze è la mafia che spara, che uccide cristiani integerrimi come Borsellino o Livatino. Temo che con la mafia dei colletti bianchi ci sia, da parte di qualcuno, ancora troppa indulgenza».

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