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La verità non va manipolata ma trasmessa con fedeltà e rigore

30 settembre 2009

L’arcivescovo Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, ha celebrato martedì mattina, 29 settembre, nella cappella dell’Annunciazione di Palazzo Pio, sede della Radio Vaticana, la messa in occasione della solennità di san Gabriele arcangelo, patrono degli addetti alle telecomunicazioni. Con l’arcivescovo Filoni hanno concelebrato il cardinale Roberto Tucci, padre Federico Lombardi, direttore generale della Radio Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano e della Sala Stampa della Santa Sede, padre Andrzej Koprowski, direttore dei programmi, monsignor Walter Erbì, officiale della Segreteria di Stato, sacerdoti e religiosi gesuiti che operano nelle varie sezioni in lingua dell’emittente. Tra i numerosi dipendenti e collaboratori, erano presenti anche Alberto Gasbarri, direttore amministrativo, e Sandro Piervenanzi, direttore tecnico. Al termine della messa, il sostituto della Segreteria di Stato ha consegnato quattro onorificenze pontificie a dipendenti della Radio Vaticana. Di seguito pubblichiamo i passi salienti dell’omelia dell’arcivescovo Filoni La logica di Dio non è quella dell’uomo:  Egli tiene conto e predilige ciò che è religiosamente non qualificato e umanamente insignificante. E già qui possiamo raccogliere un primo insegnamento:  dobbiamo entrare sempre più nel modo di pensare e di agire di Dio che privilegia i lontani e i piccoli. Un modo di essere e di agire che è sicuramente controcorrente rispetto alle culture dominanti di ogni epoca, ma che costituisce una via obbligata per entrare nella verità dell’amore che dà sostanza alla vita di ogni cristiano, e più in generale, di ogni uomo di buona volontà. Nel campo della comunicazione, in una società di massa come la nostra, questa logica divina costituisce certamente una grande sfida, un impegno che ci pone in guardia dal non lasciarci attrarre dalla tentazione dell’apparire sempre purtroppo incombente, e dal manipolare la verità per altri fini.
Dio ama i “piccoli”, i poveri agli occhi di questo mondo e vuole che a essi siano riservate le cure maggiori e ogni attenzione. Ecco perché anche nei mass media la Chiesa insiste nella difesa dei deboli, nella ricerca della verità e della giustizia, nella tutela dei diritti degli ultimi e degli indifesi – a partire da quanti non sono ancora nati a quelli che sono ormai sulla soglia della morte. La Chiesa si fa voce di chi non ha voce, portavoce di chi non ha accesso alle tribune dei potenti, avendo sempre di mira quanto il Signore domanda, non cede a ricatti e pressioni di alcun tipo. Cari fratelli e sorelle, la vostra missione di giornalisti, tecnici e addetti alla comunicazione radiofonica come quella di ogni altro agente della comunicazione, deve rassomigliare a quella degli angeli, messaggeri di buone notizie e di speranza, ambasciatori di giustizia e di pace, costruttori di verità nell’amore.
Possiamo cogliere un’altra sfumatura interessante nella missione dell’angelo. Dio parla agli uomini attraverso suoi intermediari; interviene nella storia degli uomini molto spesso attraverso suoi messaggeri, ai quali affida il compito di stimolare e concretamente sostenere l’azione degli uomini. Questo deve essere per noi un incoraggiamento. Dio non ci lascia soli nella missione che ci affida, ma ci pone accanto un angelo che ci accompagna ed aiuta. La presenza divina ci custodisce perciò grazie alla mediazione degli angeli e degli arcangeli, come afferma la prima lettura. Iddio manda davanti a noi, accanto a noi un angelo per custodirci nel nostro quotidiano cammino. Non dimentichiamolo mai, cari fratelli e sorelle; non dimenticatelo in particolare voi, che avete un compito speciale che in qualche modo rassomiglia a quello degli angeli. Siate messaggeri che si fanno guidare e accompagnare da esperti messi celesti nella quotidiana attività al servizio della Chiesa.
Ed a questo proposito, aggiungo ancora una considerazione. Il dialogo tra l’arcangelo Gabriele e Maria mostra come deve essere lo stile, l’esercizio della comunicazione. L’angelo trasmette prontamente, fedelmente e interamente alla Vergine Santa il messaggio ricevuto. Diventa così modello delle nostre comunicazioni e relazioni interpersonali e di massa:  diventa modello del vostro lavoro di giornalisti e operatori della comunicazione sociale. Ogni giornalista e tecnico della comunicazione è chiamato ad essere leale e fedele trasmettitore di notizie, cultore attento e rispettoso della verità e della dignità di ogni persona. L’arcangelo comunica, annuncia un messaggio importante che ha ricevuto, non lo manipola, non lo reinterpreta a modo suo, lo esprime così come lo ha sentito comunicare a se stesso, quasi come un ordine, un imperativo. Con Gabriele, comprendiamo che la verità non va mai addomesticata a secondi fini, non va manipolata, né peggio contraffatta. Occorre allora coltivare un’etica rigorosa che ci renda consapevoli e responsabili di quanto trasmettiamo non solo a parole, ma con i gesti e con il nostro stesso modo di vivere.
Cresca pertanto in noi, accanto alla competenza professionale, la coscienza responsabile dei messaggi che trasmettiamo. Per chi è cristiano, il lavoro della comunicazione deve diventare missione, apostolato, mezzo prezioso di santificazione personale e di evangelizzazione. Cari fratelli e sorelle, il vostro arcangelo protettore è modello di eccelso comunicatore a cui potete ispirarvi:  comunicatore non superficiale né manipolatore di notizie, ma attento, sincero, essenziale, diretto e incisivo. Per chi si muove nel vasto e complicato mondo della comunicazione, è consolante avere come celeste patrono un arcangelo così potente, ma anche così dolce e forte, impegnato ad annunciare uno degli eventi più belli e significativi di tutta la storia. Gabriele annuncia all’umanità, rappresentata dalla Vergine Maria, che Dio non si è stancato degli uomini, nonostante le immancabili infedeltà:  Dio continua a tessere una storia d’amore con il suo popolo e non lo abbandona. Gli invia il suo unico Figlio come salvatore. Ecco, in definitiva, la più bella notizia mai raccontata. Dovremo essere attenti allora, mentre usiamo i mezzi della comunicazione, a far sì che dentro ad ogni notizia, dentro ad ogni fatto, dentro ad ogni parola che pronunciamo e comunichiamo, sia presente questa passione di Dio per l’uomo, questa benevolenza, questa misericordia. Sappiate essere uomini di speranza che con mezzi, tutti umani, comunicano sempre una notizia divina antica e sempre nuova.

(©L’Osservatore Romano – 30 settembre 2009)

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