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laicismo: il mito della postmodernità

11 ottobre 2009

da ‘laicismo mitologia postmoderna‘, Avvenire

L’ Europa ha radici cristiane, cioè ‘universali’, intrecciate con l’islam lungo un millennio. Per questo, il domani del Vecchio continente deve essere laico in senso ‘largo’, ovvero non avverso alle tradizioni religiose che ne hanno intessuto i secoli. Ne è convinto Peter Brown, uno dei massimi storici viventi, docente a Princeton dal 1986 dopo aver insegnato a Oxford e Berkeley: nel 2008 ha conseguito il Kluge Prize del Congresso americano. Irlandese di nascita e giramondo per vocazione, autore di testi cult sulla fine dell’Impero romano ( La nascita della civiltà cristiana occidentale , Laterza, e Genesi della tarda antichità, Einaudi) e di una monumentale biografia su Agostino d’Ippona (Einaudi), ieri Brown è intervenuto all’istituto di Storia di Vicenza con una lectio su ‘Per la cruna dell’ago. La formazione della cristianità occidentale’.

Tratto dall’intervista

In un suo recente lavoro lei nota che la civiltà cristiana occidentale è sorta in rapporto al sorgere dell’islam. Quale rapporto tra questi due ‘mondi’?
«Sbagliamo completamente quando parliamo di iato tra mondo antico e islam. Il confronto fra Europa e islam oggi è un fenomeno ovvio e grave, ma due secoli fa non era così. Noi europei abbiamo colpevolmente costruito la frattura tra Europa e islam, mentre invece le radici di questi due mondi si intrecciano per un millennio. E dimentichiamo pure le comunità cristiane maggioritarie per tanti secoli in Medio Oriente, dove l’islam allora era minoranza, con tutto il vigore che tale posizione offre. Quando si considera l’origine dell’Europa, non bisogna trattare l’islam – e nemmeno Bisanzio, cioè il cristianesimo orientale – come ‘altro’. Si tratta di ‘cugini’ del cristianesimo occidentale e, come capita, tra parenti le relazioni non sono sempre piacevoli. Oggi si mette in opposizione islam e Europa, ma un simile ‘binario’ ha già avuto effetti tragici nella storia, vedi il caso degli ebrei. Non vorrei che l’anti-arabismo diventi il successore di quell’antisemitismo di cui oggi ci vergogniamo».

[…]

Laicità e religioni in Europa: è ormai assodata l’estromissione delle ‘radici cristiane’ dalla Carta. Quale ruolo vede per le tradizioni europee nel futuro del continente?
«Io preferisco un domani laico rispetto ad una mitologia. Mi spiego: oggi abbiamo creato un concetto di laicità troppo unilaterale e ‘sottile’. E lo dico in senso negativo. Io voglio difendere la tolleranza, cioè il sentire che ci sono anche gli ‘altri’ nel mondo. Certo, c’è una tendenza anti­religiosa in Europa che proviene dalle classi liberali, le quali si sentono superiori alla gente normale dopo aver considerato per decenni i musulmani come persone ignoranti. Oggi vedo due pericoli: da un lato, quel laicismo che guarda il mondo religioso con disprezzo, e così cade in contraddizione. Dall’altro, esiste il tentativo di rendere monolitica una tradizione, quella cristiana, che, invece, è universale per sua stessa natura. Ha ragione Benedetto XVI quando dice che l’Occidente è ‘diventato cristiano’. L’equazione ‘cristiano=occidentale’, storicamente, è una bestemmia».

Da Vicenza: Lorenzo Fazzini

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