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Maestro buono cosa devo fare per ereditare la vita eterna?

11 ottobre 2009

Fil 3,8 Anzi, tutto ormai io reputo una perdita  di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo

Colletta

Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore,
perché, sorretti dal tuo paterno aiuto,
non ci stanchiamo mai di operare il bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, nostro Padre,
che scruti i sentimenti e i pensieri dell’uomo,
non c’è creatura che possa nascondersi davanti a te;
penetra nei nostri cuori
con la spada della tua parola,
perché alla luce della tua sapienza
possiamo valutare le cose terrene ed eterne,
e diventare liberi e poveri per il tuo regno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Prima lettura
Sap 7,7-11
Al confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza.
Dal libro della Sapienza

Pregai e mi fu elargita la prudenza,
implorai e venne in me lo spirito di sapienza.
La preferii a scettri e a troni,
stimai un nulla la ricchezza al suo confronto,
non la paragonai neppure a una gemma inestimabile,
perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia
e come fango sarà valutato di fronte a lei l’argento.
L’ho amata più della salute e della bellezza,
ho preferito avere lei piuttosto che la luce,
perché lo splendore che viene da lei non tramonta.
Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni;
nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

Parola di Dio
Salmo responsoriale
Sal 89
Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui ci hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.
Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.
Seconda lettura
Eb 4,12-13
La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Dalla lettera agli Ebrei

La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.

Parola di Dio
Canto al Vangelo (Mt 5, 3)
Alleluia, alleluia.

Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Alleluia.

Vangelo
Mc 10,17-30
Vendi quello che hai e seguimi.
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».

Parola del Signore.

commento da Avvenire

Una grande domanda, quella dell’uomo ricco e senza nome: Maestro buono, cosa devo fare per trovare la vita? La risposta di Gesù appare solenne, eppure quasi deludente: elenca cinque comandamenti che riguardano il prossimo, e ne aggiunge un sesto, non frodare. Ma l’uomo ricco non è soddisfatto: «tutto questo l’ho sempre osservato. Dovrei essere in pace e invece mi manca qualcosa». Cosa c’è di meglio del dovere compiuto, tutto e sempre? Eppure all’uomo non basta. Inquietudine divina, tarlo luminoso che rode le false paci dell’anima e fa nascere i cercatori di tesori. Gesù lo fissa, dice Marco, come se prima non l’avesse neppure visto, e vede apparire, farsi largo, avanzare un cercatore di vita. E lo ama. Poi parla: vendi tutto, dona ai poveri, segui me. L’uomo si spaventa e si rattrista per quelle tre parole. Marco usa un verbo come per il cielo che diventa cupo: il suo volto si oscura. Era arrivato correndo, se ne va camminando. L’uomo che fioriva di domande se ne va muto. Il ribelle si è arreso, il cercatore si è spaventato: la vetta è troppo lontana, ci vuole troppo coraggio. E non capisce che la felicità dipende non dal possesso ma dal dono, che il cuore pieno dipende non dai beni (Luca 12,15) ma dai volti, che la sicurezza non è nel denaro, ma nelle mani del Pastore grande. E per tutta la vita resterà così, onesto e triste, osservante e cupo. Quanti cristiani sono come lui, onesti e infelici. Osservano tutti i comandamenti, tutti i giorni, come lui, e non hanno la gioia: lo fanno per ottenere qualcosa, per avere e non per essere, lo fanno come dentro un universo carcerario dove quasi tutto è proibito e il resto è obbligatorio. Tutto sanzionato da premio o castigo. E il cuore è assente, una morale senza amori. Gesù propone all’uomo ricco la comunione, cento fratelli, ma egli preferisce la solitudine; propone un tesoro di persone, egli ne preferisce uno di cose. Propone se stesso: «segui me, la mia vita è sorgente di vita buona, bella e beata». Ma l’uomo segue il denaro. Tutto finito? No, a conclusione ecco un sussulto di speranza in una delle parole più belle di Gesù: tutto è possibile presso Dio. La passione di Dio è moltiplicare per cento quel poco che hai, quel nulla che sei e riempirti la vita di affetti e di luce: «ti darò un tesoro di volti, non possederai nulla eppure godrai del mondo intero, sarai povero e signore, come me». Seguirti, Signore, è stato il migliore affare della mia vita.

Gesù e la scelta per i poveri , da Qumran

Una duplice schiavitù marcava la situazione della gente di Galilea ai tempi di Gesù: (i) La schiavitù della politica di Erode, appoggiata dall’Impero Romano, manteneva ovunque un sistema ben organizzato di sfruttamento e di repressione. (ii) La schiavitù della religione ufficiale, mantenuta dall’autorità religiosa dell’epoca. A causa di questo, la famiglia, la comunità, il clan, stava disintegrandosi ed una gran parte della gente viveva esclusa, marginata, senza un luogo, senza una religione, senza una società. Per combattere questa disintegrazione della vita comunitaria e familiare, c’erano diversi movimenti che, come Gesù, cercavano un nuovo modo di vivere e convivere in comunità. Per esempio, gli esseni, i farisei e, più tardi, i zeloti, tutti loro vivevano in comunità. Nella comunità di Gesù, per esempio, c’era qualcosa di nuovo che la differenziava dagli altri due gruppi. Era l’atteggiamento davanti ai poveri e gli esclusi.

Le comunità dei farisei vivevano separate. La parola “fariseo” vuol dire “separato”. Vivevano separate dal popolo impuro. Molti farisei consideravano il popolo ignorante e maledetto (Gv 7,49), pieno di peccato (Gv 9,34). Non imparavano nulla dalla gente (Gv 9,34). Gesù e la sua comunità, al contrario, vivevano mescolati con gente esclusa, considerata impura: pubblicani, peccatori, prostitute, lebbrosi (Mc 2,16; 1,41; Lc 7,37). Gesù riconosce la ricchezza ed il valore che posseggono (Mt 11,25-26; Lc 21,1-4). Proclamateli felici, perché il Regno è loro, dei poveri (Lc 6,20; Mt 5,3). Definisce la sua propria missione come “annunciare la Buona Nuova ai poveri” (Lc 4, 18). Lui stesso vive come un povero. Non possiede niente suo, nemmeno una pietra per riposare il capo (Lc 9,58). E a coloro che volevano seguirlo per vivere con lui in comunità, lui fa scegliere: o Dio o il denaro! (Mt 6,24). Ordina di fare delle scelte per i poveri! (Mc 10,21)

La povertà che caratterizzava la vita di Gesù e dei discepoli, caratterizzava anche la missione. Al contrario degli altri missionari (Mt 23,15), i discepoli di Gesù non potevano portare nulla con sé, né oro, né argento, ne due tuniche, né una bisaccia, né sandali (Mt 10,9-10). Dovevano aver fiducia nell’ospitalità (Lc 9,4; 10,5-6). E nel caso di essere accolti dal popolo, dovevano lavorare come tutti gli altri e vivere di ciò riceveranno in cambio (Lc 10,7-8). Dovevano occuparsi dei malati e dei bisognosi (Lc 10,9; Mt 10,8). Ed allora possono dire alla gente:”Il Regno è giunto” (Lc 10,9).

D’altro canto, quando si tratta di amministrare i beni, ciò che colpisce nelle parabole di Gesù è la serietà che chiede nell’uso di questi beni (Mt 25,21.26; Lc 19, 22-23). Gesù vuole che il denaro sia posto al servizio della vita (Lc 16,9-13). Per Gesù, essere povero non è sinonimo di essere fannullone e negligente.

Questa testimonianza diversa a favore dei poveri era il passo che mancava nel movimento popolare dell’epoca dei farisei, esseni e zelati. Ogni volta che nella Bibbia sorge un movimento per rinnovare l’Alleanza, ricominciano stabilendo il diritto dei poveri, degli esclusi. Senza questo, l’Alleanza non è possibile. Cos’ facevano i profeti, così fa Gesù. Denuncia l’antico sistema che, in Nome di Dio, escludeva i poveri. Gesù annuncia un nuovo inizio che, in Nome di Dio, accoglie gli esclusi. Questo è il senso ed il motivo dell’inserimento e della missione della comunità di Gesù in mezzo ai poveri. Attinge dalla radice ed inaugura la Nuova Alleanza.

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