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Pietro, l’apostolo dell'”assolutamente no”!

17 ottobre 2009

Quel primato importante anche per chi non crede

di Silvia Guidi

“Tante volte ho pensato:  perché non ha scelto Giovanni? Avrebbe fatto fare alla Chiesa una figura migliore”. Il cardinale Angelo Comastri sta spiegando come è nata l’idea di raccontare la storia di Pietro dalla parte del protagonista, un uomo impulsivo che non nasconde dubbi e paure ma accetta di lottare con Dio – come Giacobbe e l’angelo, fino allo “slogamento dell’anca”, e nel cuore della notte – e segue il suo Signore fino alle estreme conseguenze. Il vicario generale del Papa per la Città del Vaticano ha davanti una sala strapiena (l’auditorium della Curia generalizia agostiniana, che sorge a un passo dal luogo dove il primo vescovo di Roma fu martirizzato); accanto a lui ci sono Elio Guerriero, della casa editrice che ha pubblicato il suo libro, Giuseppe Lepore, presidente del Centro europeo per il turismo e la cultura, e Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”, mentre la colonna sonora dell’incontro è assicurata da Andrea Bocelli e dal coro del Vicariato della Città del Vaticano. Ti chiamerai Pietro. Autobiografia del primo Papa (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009, 126 pagine, euro 11,50; in abbinamento con una “visita guidata” per immagini e schede di approfondimento alla Basilica, euro 23) si dipana come un film in cui Simone di Betsaida racconta l’incontro che gli ha cambiato la vita.

Pietro è l’apostolo dell'”assolutamente no!” gridato sull’onda di un’emozione, della reazione scandalizzata davanti a Gesù che si piega fino a terra, con il bacile e l’asciugatoio in mano, del passo deciso sull’acqua che al primo soffio di vento affonda subito nella paura, del rinnegamento ripetuto tre volte – più grave di quello che sembra, spiega Comastri:  non è solo un momento di debolezza, è un giudizio, significa “non ho niente a che spartire con questo fallimento, se Gesù muore così non può essere il Figlio di Dio” – del “sì” detto di slancio ma frenato dalla resistenza ad accettare il metodo del suo Signore, un’onnipotenza indifesa, paradossale e incomprensibile.
Il mistero della “decisione insindacabile di Gesù, che ha voluto sfidare l’orgoglio di tutti i tempi impegnandosi a costruire la sua Chiesa sulle fragili spalle di un uomo, alle quali ha dato la solidità della roccia” come scrive il cardinale Tarcisio Bertone nella prefazione, non affascina solo i cristiani. È un fenomeno storico unico, “un deposito di cultura, un segno di universalismo che è patrimonio della civiltà, anche politica” – chiosa il direttore de “Il Foglio” dopo aver esordito definendosi “papista come Oscar Wilde” e prendendo a prestito una battuta del cardinale Comastri per ironizzare sul proprio stile “curiale”:  “”Lei ha fatto un discorso da vescovo, io da laico” mi disse a Loreto, durante un incontro organizzato dal Movimento per la vita”.
“Il successore di Pietro – continua Ferrara – resta il riferimento costante di un’istanza di libertà, documentata da duemila anni di storia”. “L’io non è proprietà dello Stato, non coincide con ciò che il potere si aspetta da lui” – continua Elio Guerriero citando oltre agli esempi del cardinale Pole e Thomas More una frase dell’allora cardinale Ratzinger. “Il passo sulla “struttura martirologica del primato di Pietro” mi aveva colpito per la sua solennità:  significa che la vocazione è sempre personale, dall’io di Cristo all’io del chiamato, anche nel caso del ministero petrino”.
Al termine dell’incontro, il latino semplice e solenne del Panis angelicus – la musica è di César Franck, il testo è di san Tommaso d’Aquino – volteggia in sala, descrivendo esattamente lo sconcerto di Pietro davanti a un Dio che gli chiede se vuole essere suo amico:  “La leggerezza e la piacevolezza si possono sposare con la profondità; la teologia assimilata, goduta e compresa da uno spirito bambino è l’atto più adulto che ci sia” conclude Ferrara, incuriosito dalla compresenza di familiarità e mistero, dall’alternarsi di registro “alto” e quotidianità che caratterizza da sempre la vita della Chiesa.

(©L’Osservatore Romano – 17 ottobre 2009)

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  1. Alessandro permalink*
    17 ottobre 2009 14:11

    Leggi:

    Ger 5,12 Hanno rinnegato il Signore,
    hanno proclamato: «Non è lui!

    Lc 12,9 ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

    Gv 13,38 Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

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