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riti satanici

L’OSSERVATORE ROMANO Sabato 15 Febbraio 1997

I riti satanici nel giudizio della Chiesa

ANGELO SCOLA

Vescovo emerito di Grosseto Rettore Magnifico della «Pontificia Università Lateranense»

L’eredità dell’epoca moderna, che vede se non la sconfitta certo un drastico ridimensionamento della pretesa razionalistica, ci presenta una inattesa esplosione del sacro. La secolarizzazione veniva annunciata come una riduzione in termini «mondani», «non religiosi», del discorso cristiano. Invece, oggi, pullulano le più svariate forme di un sacro che potrebbe essere definito naturalistico, in quanto trova risposte al senso religioso in una concezione della natura (del cosmo e dell’uomo) che, quasi al modo dell’era precristiana, torna ad essere sentita come in se stessa divina (theia physis). Dei e demoni popolano l’universo di questo nuovo politeismo irrazionale, paradossalmente nutrito dagli straordinari mezzi offerti dalla scienza e dalla tecnica. Non credere più in Dio non significa credere in niente, significa, invece, credere in tutto. Questa nota intuizione di Chesterton descrive bene la condizione di molti uomini di oggi. Abbandonata la fede cristiana e delusi dalla pretesa della ragione illuministica, essi si scoprono inermi di fronte alla realtà. Non riescono a liberarsi dall’angoscia di una solitudine radicale di fronte al mondo e al tempo. Per dominarla si rivolgono alla magia che consentirebbe di guadagnarsi la protezione di poteri occulti e non rinunciano a cercare un’alleanza con le stesse potenze del male. Proliferano, per questo, le pratiche magiche e non mancano fedeli cristiani che partecipano a gruppi satanici fautori di un culto apertamente contrario alla religione cattolica. Di fronte a questo stato di cose, la Chiesa, in particolar modo i Pastori, è chiamata ad un chiaro giudizio, che è reso possibile da un rinnovato annuncio della vittoria di Cristo su Satana, sul peccato e sulla morte.

Per evidenziare la posizione della Chiesa e il dato magisteriale riguardo alla problematica dei culti satanici, senza tralasciare di sottolinearne la pericolosità e l’inconciliabilità con la natura della fede e della morale cristiana, il tema verrà sviluppato nei seguenti punti: 1. la novità del culto cristiano; 2. la realtà di Satana e le sue insidie contro gli uomini; 3. i riti satanici nel giudizio della Chiesa; 4. Possibili conseguenze della partecipazione ai riti satanici.

1. La novità del culto cristiano

«Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1).

Il culto cristiano, opera di Cristo sacerdote cui viene associato l’uomo, presenta un carattere del tutto particolare, che lo distingue radicalmente da ogni altra forma di culto. Non può mai essere ridotto a puro rito o pratica di pietà. L’adorazione a Dio, infatti, che ha il suo culmine nella celebrazione dei sacramenti, si compie in pienezza solo nell’offerta della propria vita come oblazione gradita al Padre. Dove poggia l’originalità del culto cristiano? Sull’evento Gesù Cristo:«Questo Gesù, Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire… Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso» (At 2,3233.36). In modo libero e gratuito, prima di tutti i secoli, il Padre ha deciso di far partecipare della sua vita divina gli uomini, conformandoli a Gesù Cristo per opera dello Spirito Santo. Per questo disegno di salvezza ha dato l’essere a tutte le cose, visibili ed invisibili, e fra tutte loro all’uomo, creato a sua immagine e somiglianza e chiamato alla vita soprannaturale. Col peccato di Adamo non è cambiato questo «ordine originale», ma ne è stato svelato il carattere redentivo. Il Figlio eterno di Dio si è incarnato e, nel mistero pasquale (morte, risurrezione, ascensione e dono dello Spirito Santo), ha compiuto l’opera della giustificazione. Essa raggiunge gli uomini di ogni tempo attraverso la Chiesa, nel suo settenario sacramentale. La giustificazione, secondo la nota terminologia neotestamentaria, genera figli nel Figlio: «Infatti, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito di figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre!”. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi» (Rm 8,14ss.). Il sacramento del battesimo, intrinsecamente orientato all’Eucaristia, opera nel credente questa rigenerazione soprannaturale e lo introduce alla vita nuova in Cristo, rendendolo capace di atti meritori. Infatti, la potenza e la bellezza dell’opera di Cristo si manifesta, in un certo senso visibilmente, nella vita nuova del battezzato, che è caratterizzata, innanzitutto, dalle tre virtù teologali: fede, speranza e carità. L’adesione a Gesù Cristo nell’obbedienza della fede, la pratica di una carità operosa verso Dio ed il prossimo e la speranza che la misericordia di Dio ci concederà la pienezza della vita eterna, che è già oggetto, come caparra, di esperienza presente, sono caratteristiche della vita dei santi, esponenti privilegiati della novità esistenziale portata da Cristo al mondo. L’esistenza del cristiano (en Christoi), essendo in se stessa il nuovo culto, ha negli atti di culto specificamente intesi la sua espressione culmine. Il Concilio Vaticano II, parlando della celebrazione liturgica, richiama, in proposito, l’insegnamento della Scrittura e della Tradizione: «Ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo Corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun’altra azione della Chiesa, allo stesso titolo e allo stesso grado, ne uguaglia l’efficacia» (Sacrosanctum Concilium, 7). Infatti, l’atto di culto, che per il cristiano può essere riferito soltanto a Dio, ha fondamentalmente la forma di una «risposta» all’iniziativa gratuita del Padre in Gesù Cristo per opera dello Spirito Santo. In esso sono implicate tutte e tre le virtù teologali che, a loro volta, coinvolgono tutte le dimensioni costitutive della persona.

2. La realtà di Satana e le sue insidie contro gli uomini

Dentro questa cornice si può parlare, con serietà e senza cadere in esagerazioni, dei riti satanici: un albero velenoso che cresce sul terreno inquinato della magia. Anzitutto non dobbiamo dimenticare che la Chiesa, da una parte, ha sempre riprovato una eccessiva credulità in materia, censurando con energia tutte le forme di superstizione, così come l’ossessione per Satana e i demoni, e i diversi riti e modi di malefica adesione a tali spiriti. D’altra parte, con saggezza, essa ha messo in guardia da un approccio puramente razionalistico a questi stessi fenomeni, che finisca per identificarli sempre e solo con squilibri mentali. Una serena posizione di fede ha caratterizzato lungo i secoli l’attitudine ecclesiale. Come ci ricorda San Giovanni Crisostomo «non ci fa certamente piacere intrattenervi sul diavolo, ma la dottrina della quale esso mi offre lo spunto risulterà assai utile per voi» (De diabolo tentatore, homil. II, 1).

Vent’anni fa non era raro imbattersi in discorsi teologici che negavano l’esistenza del diavolo e della sua reale opera di insidia contro gli uomini. Al punto che Papa Paolo VI sentì il bisogno di riproporre la fede della Chiesa al riguardo nell’udienza generale del 15 di novembre del 1972: «Il male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa. Esce dal quadro dell’insegnamento biblico ed ecclesiastico chi si rifiuta di riconoscerla esistente; ovvero chi ne fa un principio a sé stante, non avente essa pure, come ogni creatura, origine da Dio; oppure la spiega come una pseudorealtà, una personificazione concettuale e fantastica delle cause ignote dei nostri malanni». Queste parole ripresero l’insegnamento costante del Magistero della Chiesa (s. VVI: DS, 286, 291, 325, 457463; s. XIII: DS, 797; s. XVXVI: DS, 1349, 1511; s. XVII: DS, 2192, 2241, 22432245, 2251; s. XX: DS, 3514), specie quello del Concilio Lateranense IV del 1215, il cui contenuto è stato analizzato con acribia dal documento «Les formes multiples de la superstition», pubblicato a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede (26 giugno 1975). Il pronunciamento del Lateranense IV, contro gli albigesi e i càtari, afferma: «Il diavolo, infatti, e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi. L’uomo poi ha peccato per suggestione del demonio» (DS, 800). Giovanni Paolo II, nel ciclo di catechesi sulla creazione (9 e 30 luglio, e 13 agosto 1986), afferma la stessa dottrina e il Catechismo della Chiesa Cattolica la esprime con chiarezza: «Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio… Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi» (CCC, 391). È quindi impensabile negare esistenza reale ad un essere creato da Dio. Dobbiamo notare, però, che il Catechismo, seguendo tutta la Tradizione della Chiesa, parla del diavolo in modo subordinato alla storia della salvezza, nell’ambito della creazione e del peccato originale. Questa scelta mina alla radice ogni possibilità di dualismo che ponga Satana allo stesso livello di Dio. La storia della salvezza non è la lotta, a pari forze, tra il Dio di misericordia e il padre della menzogna. È tutta definita dall’onnipotenza del Padre che ha inviato Suo Figlio «per distruggere le opere del diavolo» (1 Gv3,8). Non c’è che un principio dell’essere e, pertanto, non c’è che una possibilità di vittoria: tutta l’opera di Satana è contrassegnata, fin dall’inizio, dai tratti dello sconfitto. «La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l’edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni, di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica, per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell’uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell’attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28)» (Catechismo della Chiesa Cattolica [= CCC], 395). Pur essendo uno sconfitto, Satana non cessa di mettere in difficoltà i figli di Dio perché la vittoria di Cristo attende di manifestarsi incontrovertibilmente nella Sua Parusia. Colui che è chiamato l’omicida fin dal principio (cfr Gv 8,44) insidia continuamente i fedeli perché si separino dal loro Redentore. «Sarebbe un errore funesto comportarsi come se, considerando la storia già risolta, la redenzione avesse ottenuto tutti i suoi effetti, senza che sia più necessario impegnarsi nella lotta di cui parlano il nuovo testamento e i maestri della vita spirituale» («Les formes multiples de la superstition», op. cit.). La vita cristiana possiede una intrinseca dimensione di lotta che a nessuno può essere risparmiata. Sant’Agostino parla delle due città, contraddittorie tra di loro, e Sant’Ignazio di Loyola, grande maestro di vita spirituale, ci ha lasciato nel libro dei suoi Esercizi la famosa meditazione delle due bandiere, che esprime con vivacità la lotta del cristiano. Infatti, la salvezza dell’uomo non può essere automatica perché tiene conto della sua libertà. Se così non fosse verrebbe, inevitabilmente, considerata da noi come un fattore estrinseco, non «conveniente» alla nostra persona, il cui emblema è, appunto, la libertà. Ma l’esperienza della libertà finita introduce, nello stato viatoris, la possibilità dell’errore che può giungere, a causa del peccato, fino alla ribellione contro il Bene supremo. L’uomo, nell’esercizio della sua libertà, può scegliere un bene finito trattandolo come il Bene assoluto. È nel contesto della natura limitata e ferita dell’uomo che si situa il discorso sull’azione del maligno e sulle sue tentazioni e seduzioni.

3. I riti satanici nel giudizio della Chiesa

L’azione ordinaria di Satana consiste nell’indurci al peccato che è uno smarrimento colpevole della libertà. L’insegnamento del Concilio Vaticano II illumina questa situazione: «Se l’uomo guarda dentro al suo cuore si scopre anche inclinato al male e immerso in molteplici mali, che non possono certo derivare dal suo Creatore, che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l’uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create. Così l’uomo si trova in se stesso diviso. Per questo, tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre» (Gaudium et Spes, 13). Concentrandoci ora sul fenomeno dei riti satanici, conviene ricordare quanto siano svariate le circostanze che possono condurre un uomo a esercitare dette pratiche, così come diverse sono le forme e denominazioni che queste assumono in dipendenza dalle correnti e dai mezzi cui fanno riferimento. Non manca oggi, anche in ambito cattolico, la letteratura che si incarica di una descrizione il più possibile completa del fenomeno. Il nostro scopo si limita, semplicemente, a riproporre il giudizio della fede e della morale della Chiesa sui culti satanici. I richiami della Sacra Scrittura sul carattere illecito dei culti a Satana sono costanti, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento. Al centro della condanna della Bibbia sta la coscienza che essi comportano un rifiuto dell’unico e vero Dio. Infatti, è la signoria di Dio sul suo popolo ciò che è in gioco: «Io, io sono il Signore, fuori di me non v’è salvatore» (Is 43,11). Nello stabilire la Sua alleanza con il popolo di Israele, il Signore l’aveva ammonito: «Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome. Non seguirete altri dei, divinità dei popoli che vi staranno attorno, perché il Signore tuo Dio sta in mezzo a te, è un Dio geloso; l’ira del Signore tuo Dio si accenderebbe contro di te e ti distruggerebbe dalla terra. Non tenterete il Signore vostro Dio come lo tentaste a Massa» (Dt 6,1316). La storia della salvezza colloca Israele in un rapporto del tutto particolare con il Signore: si è rivelato come il vero Dio, l’unico capace di liberare e salvare l’uomo. La condanna anticotestamentaria rimane intatta nel Nuovo Testamento. Anzi, proprio all’inizio della missione di Gesù Cristo, viene ripresa con forza: «Gesù le rispose: “Vattene, Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”(Mt 4,10). La lotta di Gesù contro Satana ed il peccato, le sue guarigioni e miracoli, la sua morte e risurrezione liberano l’uomo dalle potenze demoniache, dal male e dalla morte. Gli scritti apostolici riprendono con forza la condanna delle stregonerie: «le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisione, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio» (Gal 5,2021).

La dottrina dei Padri della Chiesa, soprattutto di quelli dei primi secoli del cristianesimo quando i riti magici e satanici erano assai abbondanti, è unanime al riguardo. Possiamo ricordare in questa sede le parole di Tertulliano: «Di astrologi, di stregoni, di ciarlatani d’ogni risma, non si dovrebbe nemmeno parlare. Eppure, recentemente, un astrologo che dichiara di essere cristiano ha avuto la sfacciataggine di fare l’apologia del suo mestiere!… L’astrologia e la magia sono turpi invenzioni dei demoni» (De idolatria, IX, 1); oppure quelle di san Cirillo di Gerusalemme: «Alcuni hanno avuto l’improntitudine di disprezzare il creatore del paradiso, adorando il serpente e il drago, immagini di colui che di lì ha fatto scacciare l’uomo» (Sesta Catechesi Battesimale, n. 10). Non c’è stata epoca della storia del cristianesimo in cui il giudizio della Chiesa sui culti satanici sia stato diverso. I culti satanici rientrano nella categoria dell’idolatria, perché attribuiscono poteri e caratteri divini ad uno che non è Dio ed è il «nemico del genere umano». Si tratta, quindi, di atti che separano radicalmente dalla comunione con Dio, poiché comportano una libera scelta dell’uomo per Satana invece che per l’unico Signore. Ci troviamo di fronte a un peccato contro il primo comandamento della legge di Dio (cfr. CCC, 2110ss.). L’annuncio della potenza redentrice del Risorto, contenuto essenziale del kerigma apostolico, viene sostituito da «tecniche» e «riti» con cui si pretende guadagnare, per sé o per altri, la protezione del maligno. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ne parla in questo modo: «Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l’avvenire. La consultazione degli oroscopi, l’astrologia, la chiromanzia, l’interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo solo a Dio» (CCC, 2116).

C’è un altro aspetto dei culti satanici che non possiamo trascurare. Non sarebbe difficile individuare nell’universo concettuale delle persone che praticano questi riti una certa visione manichea, forse inconsapevole, della realtà. Infatti, attribuire a Satana ciò che appartiene solo a Dio, implica, almeno di fatto, porre due principi a fondamento del mondo e del tempo, in lotta tra di loro e in cerca di cultori. Niente è più estraneo alla fede cattolica di un simile manicheismo. Le ripetute dichiarazioni del Magistero della Chiesa (basti ricordare la polemica con lo gnosticismo o, nel medioevo, quella con i catari e albigesi), hanno sempre ribadito il carattere di creatura proprio del diavolo e l’origine del male nella sua volontà e nella libertà degli uomini. Tuttavia, non è soltanto la fede che viene meno in queste pratiche. Anche la speranza cristiana è radicalmente offesa poiché chi compie simili atti, affida la sua salvezza, presente ed eterna, alle potenze demoniache e non a Dio. Non possiamo, inoltre, dimenticare che quelli che rendono culto a Satana agiscono contro la carità, poiché si mettono a disposizione della sua opera di distruzione: basti pensare alle degradazioni morali che accompagnano normalmente i riti satanici. Trattandosi di culto è in gioco tutto l’uomo e la sua fisionomia cristiana che poggia sulle virtù teologali. Non ci troviamo, in questo caso, di fronte ad una semplice debolezza della natura umana, bensì ad una scelta libera e radicale contro Dio che deve essere, nella sua fattispecie oggettiva, considerata come peccato mortale. Inoltre, pur lasciando ai canonisti il loro compito, conviene qui richiamare, per inciso, che i riti satanici spesso contengono come parte integrante del loro svolgimento il sacrilegio (particolarmente della Eucaristia), per cui è necessario avvertire che «chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego, incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica» (Codice di Diritto Canonico, can. 1367). Anche da ciò si può vedere la gravità di simili pratiche. Ciò non significa che, a precise condizioni, non vi sia possibilità di perdono.

4. Possibili conseguenze della partecipazione ai riti satanici

La partecipazione a sette e a culti satanici rende l’uomo sempre più inerme di fronte a Satana.

Restando fermi nella convinzione di fede che il diavolo non ha potere sulla salvezza eterna dell’uomo se quest’ultimo non glielo permette, non possiamo considerare che la libertà (in particolare modo la libertà in stato di peccato) sia onnipotente di fronte alle insidie del diavolo. Quanto più una persona partecipa a simili pratiche tanto più si trova debole e indifesa. In questo senso si può supporre che gli aderenti a sette sataniche rischino di diventare più facilmente preda di realtà come la «fattura», il «malocchio», le «vessazioni diaboliche» e le «possessioni demoniache». Sia nella fattura che nel malocchio, infatti, non possiamo escludere una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo del demoniaco, e viceversa (cfr. Conferenza Episcopale Toscana, «A proposito di magia e demonologia. Nota pastorale», 1 giugno 1994, n. 13). Di natura diversa sono le azioni straordinarie di Satana contro l’uomo, permesse da Dio per ragioni solo da Lui conosciute. Fra queste possiamo citare: disturbi fisici o esterni (basta ricordare la testimonianza della vita di tanti santi), o infestazioni locali su case, oggetti o animali; ossessioni personali, che gettano il soggetto in stati di disperazione; vessazioni diaboliche, corrispondenti a disturbi e malattie che arrivano a far perdere la conoscenza e a far compiere azioni o pronunciare parole di odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, alla Vergine e ai santi; e, infine, la possessione diabolica, che è la situazione più grave, giacché, in questo caso, il diavolo prende possesso del corpo di un individuo e lo mette a suo servizio senza che la vittima possa resistere (cfr. Conferenza Episcopale Toscana, op. cit., n. 14). Tutte queste forme, per quanto misteriose, non possono essere trattate solo come situazioni a sfondo patologico, quasi fossero tutte e sempre forme di dissociazione mentale o di isterismo.

L’esperienza della Chiesa ci mostra la reale possibilità di questi fenomeni. Di fronte a questi casi, la Santa Chiesa, sempre che ci sia certezza della presenza di Satana, fa ricorso all’esorcismo. Il Catechismo ci ricorda questa prassi ecclesiale: «L’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia» (CCC, 1673). La celebrazione di questo sacramentale, riservato al Vescovo o a ministri da lui appositamente scelti, consiste nella riaffermazione della vittoria del Risorto su Satana e sul suo dominio (CIC, 1172). Insieme agli esorcismi, il nuovo Benedizionale della Chiesa prevede anche riti di benedizione che manifestano lo splendore della salvezza del Risorto, ormai presente nella storia come un principio nuovo di trasfigurazione della vita dell’uomo e del cosmo. Esse sono appropriate per il conforto e l’aiuto dei fedeli, soprattutto quando non si abbia certezza di una azione satanica su di loro. Vengono inserite, quindi, nella prassi normale di preghiera della comunità cristiana. Non possiamo però dimenticare che la risorsa fondamentale contro le insidie di Satana è la vita cristiana nella sua «quotidianità»: l’appartenenza fedele alla comunità ecclesiale, la celebrazione frequente dei sacramenti (soprattutto della Penitenza e dell’Eucaristia), la preghiera, la carità operosa e la testimonianza gioiosa di fronte agli altri. Sono questi gli strumenti principali attraverso i quali il cristiano apre in pienezza il suo cuore al Risorto per divenire a Lui conforme. Sono i segni tangibili della misericordia di Dio verso il suo popolo e hanno il potere di redimere l’uomo pentito, qualunque sia il suo peccato. Contro l’azione del maligno che conduce a disperare della salvezza il Padre non nega mai il suo perdono a chi lo chiede con cuore sincero. Quanto più la comunità cristiana è fedele alla sua missione evangelizzatrice, tantomeno il cristiano dovrà temere il maligno. La sua libertà potrà affidarsi in pienezza a Colui che ha vinto Satana. Chi ha scoperto Gesù Cristo non ha bisogno di andare a cercare la salvezza altrove. Egli è l’unico e autentico Redentore dell’uomo e del mondo.

fonte Totus Tuus

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