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ASSUMPTIO BEATAE MARIAE VIRGINIS

Agenzia FIDES – 10 agosto 2007

DOSSIER FIDES

COMPENDIUM ORATIONUM QUOTIDIANARUM

AD USUM FIDELIUM

ASSUMPTIO BEATAE MARIAE VIRGINIS

L’ASSUNZIONE

DELLA

BEATA VERGINE MARIA

«SIGNUM MAG NUM APPARUIT

IN CAELUM»

CON LA SUA ASSUNZIONE

LA BEATA VERGINE MARIA

IRRADIA SUL MONDO

SOLENNITÀ DELL’ASSUNZIONE

«SIGNUM MAGNUM APPARUIT

IN CAELUM»

Il mese di Agosto trova il suo punto culminante il giorno 15 del mese, Solennità della Beata Vergine Maria.

La liturgia di questa Festa ha mantenuto significativamente coma Canto di Inizio della Messa, il passaggio dell’Apocalisse di San Giovanni, che ci presenta un grande SEGNO (capitolo 12, 1):

«Signum magnum apparuit in cælo: mulier amicta sole, et luna sub pedibus ejus, et in capite ejus corona stellarum duodecim»

«Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»

Il destinatario di tali Rivelazioni, e di quella visione, non è altro che San Giovanni, allora esiliato a Patmos. San Giovanni, l’Apostolo che Gesù amava, l’autore del Vangelo che porta il suo nome e che scrisse più tardi.

Due parole devono attrarre la nostra attenzione, poiché portano in qualche modo la sua “firma”: «signum» (segno), e «mulier» (donna), che sono proprio da lui.

IL SEGNO

San Giovanni non fa mai uso della parola “miracolo” per indicare le opere di Gesù, bensì utilizza la parola “segno”, che torna a più riprese nel suo Vangelo. Ci si aspettava infatti che il Messia ripetesse i prodigi di Mosè. Gesù compie dunque dei «segni», delle «gesta», delle «azioni» per incitare gli uomini a credere nella sua Missione divina.

  • Giovanni 2, 11: le Nozze di Cana: «Hoc fecit initium signorum Jesus in Cana Galilææ ; et manifestavit gloriam suam, et crediderunt in eum discipuli ejus…»

“così Gesù diede inizio ai suoi miracoli [*]…”;

  • Giovanni 2, 23: «…Cum autem esset Jerosolymis in Pascha in die festo, multi crediderunt in nomine ejus, videntes signa ejus, quæ faciebat»
  • “…vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome”;
  • Giovanni 3, 3: Colloquio con Nicodemo: «…nemo enim potest hæc signa facere, quæ tu facis, nisi fuerit Deus cum eo…»
  • “…nessuno può fare i segni che tu fai…;
  • Giovanni 6, 23: Discorso nella sinagoga di Cafàrnao: «…quæritis me non quia vidistis signa, sed quia manducastis ex panibus et saturati estis»

“…voi mi cercate non perché avete visto dei segni…”;

  • Giovanni 6, 30: «Quod ergo tu facis signum…? »
  • “Quale segno dunque tu fai…?”;
  • Giovanni 7, 31: Gesù sale a Gerusalemme per la festa e insegna: «Christus cum venerit, numquid plura signa faciet quam quæ hic facit?»
  • “Il Cristo, quando verrà, potrà fare segni più grandi di quelli che ha fatto costui?”;
  • Giovanni 9, 16a: Guarigione di un cieco nato: «…Quomodo potest homo peccator hæc signa facere?»
  • “Come può un peccatore compiere tali prodigi [*] ?”;
  • Giovanni 12, 37: Conclusione: l’incredulità dei giudei: «Cum autem tanta signa fecisset coram eis, non credebant in eum»
  • Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui…”.

Tuttavia Giovanni riserva la parola “segno” a due soli “miracoli” di Gesù, ambedue realizzati a Cana di Galilea:

  • Giovanni 2, 11: Le nozze di Cana: «Hoc fecit initium signorum Jesus in Cana Galilææ»
  • “…diede inizio ai suoi miracoli [*]”;
  • Giovanni 4, 54: Guarigione di un figlio del funzionario reale: «Hoc iterum secundum signum fecit Jesus, cum venisset a Judæa in Galilæam»
  • “Questo fu il secondo miracolo [*] che Gesù fece tornando dalla Galilea in Giudea), a Cana (cf Versetto 46).

[*]

Nei brani precedenti del Vangelo di San Giovanni, le tre traduzioni cattoliche ufficiali della Bibbia in italiano, traducono le parole latine “signum, signis, signa” con le parole italiane “segno, segni”.

Stranamente, inaspettatamente ed inspiegabilmente, per i due “avvenimenti” di Cana (Nozze di Cana, 2, 11; guarigione di un funzionario reale 4,54) le traduzioni usano la formula: “diede inizio ai suoi MIRACOLI”, “Questo fu il secondo MIRACOLO”, e usano anche  la parola “prodigi” (Gv 9, 16a)…

Il testo latino (Nova Vulgata e Vulgata Clementina) scrive: “Hoc fecit initium SIGNORUM Iesus in Cana” (2, 11), e “Hoc iterum secundum SIGNUM fecit Jesus” (4, 58), e “«…Quomodo potest homo peccator hæc SIGNA facere?» (9, 16a

Questo cambia ciò che San Giovanni scrive, non usando la parola “miracolo”, e non si vede il “perché” di questo cambiamento.

“The New American Bible” (cf www.vatican.va) scrive: “Jesus did this as the beginning of his signs” 7, e nella nota 7 precisa: The beginning of his signs: the first of seven (see Introduction) e rinvia all’introduzione:

“The gospel narrative contains a series of “signs” – the gospel’s word for the wondrous deeds of Jesus. The author is primarily interested in the significance of these deeds, and so interprets them for the reader by various reflections, narratives, and discourses. The first sign is the transformation of water into wine at Cana (John 2:1-11) … The second sign, the cure of the royal official’s son (John 4:46-54) simply by the word of Jesus at a distance, signifies the power of Jesus’ life-giving word. The same theme is further developed by other signs, probably for a total of seven”.

Pur mantenendo la traduzione ufficiale in italiano, ci atteniamo alla parola “SEGNO” che figura nelle traduzioni cattoliche della Bibbia nelle altre lingue, e dunque al significato di questa parole usata volutamente da san Giovanni.

Bisogna notare inoltre che San Giovanni ha racontato soltanto sette “miracoli” di Gesù, essendo il numero “sette” una chiave di lettura del suo Vangelo.

San Giovanni ci presenta infatti i primi sette giorni del ministero di Gesù, la prima settimana, che termina precisamente a Cana di Galilea, dove parla del SEGNO, dell’ORA che non è ancora giunta, della DONNA, e gli ultimi sette giorni di Gesù, la sua ultima settimana, che termina al Golgotha, quando l’ORA è giunta, e dove la DONNA è presente ai piedi della Croce, nel momento in cui si realizza il SEGNO di Cana.

Il primo dei SEGNI ha così un posto privilegiato nel Vangelo di San Giovanni.

Un segno, nel linguaggio corrente indica una realtà che non si può scorgere, vedere, distinguere, discernere, evincere, o anche supporre e comprendere. Un miracolo è un qualcosa che i “spettatori”, i testimoni possono constatare immediatamente, senza necessariamente percepirne il significato e senza credere necessariamente nella persona che lo compie, o nella missione che avrebbe ricevuta. Il significato può restare celato finché non viene rivelato, e non è dato a tutti scoprirlo, e di aderirvi, e non è provato che questo “miracolo” venga da Dio: questo potrebbe essere un “prodigio”, l’autore del quale potrebbe essere il «Maligno»…

San Giovanni ricorre alla parola SEGNO per la prima volta nell’Apocalisse, al capitolo 12, versetto 1: «Nel cielo apparve un SEGNO grandioso, una DONNA…». E, a differenza di quello che farà nel Vangelo, qui da un’indicazione: il SEGNO è una DONNA. Il SEGNO è rapportato ad una DONNA, senza indicare CHI SIA quella DONNA. Ma i due termini sono associati.

Esattamente come li si trova associati durante le Nozze di Cana (Giovanni , 2 pss).

LA DONNA («MULIER»)

Giovanni impiega questo termine precisamente l’ultimo giorno della prima settimana del Ministero pubblico di Gesù, e l’ultimo giorno dell’ultima settimana del Ministero di Gesù. Non può essere una coincidenza! Il SEGNO di Cana indica quindi una realtà che gli invitati alle Nozze non potevano comprendere. La prova è che nei Vangeli Sinottici non è stata ricordato… E pertanto Giovanni ci dice, a conclusione di quel passaggio: «…manifestò la sua gloria e i suoi discepoli cedettero in lui» (versetti 12).

La DONNA a Cana di Galilea, e la DONNA alla quale Gesù si rivolge dall’alto della Croce, è sua Madre, Maria:

  • Giovanni 2, 4: «Quid mihi et tibi MULIER?» ;
  • Giovanni 19, 26b: «MULIER ecce filius tuus!».

La risposta di Gesù all’osservazione di sua Madre: «Non hanno più vino» (versetto 3), non è percepita da Maria come un rifiuto, perché dice subito ai servi: «Fate quello che vi dirà» (versetto 5).

La sola “obbiezione” che Gesù sembra presentare è questa, molto significativa: «NON È ANCORA GIUNTA LA MIA ORA» (versetto 4b).

L’ORA di Gesù è l’ora della sua glorificazione, del suo ritorno alla destra del Padre. Quell’ora viene fissata dal Padre e non potrebbe essere anticipata:

  • «…nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua ora» (Giovanni 7, 30);
  • «E nessuno lo arrestò, perché non era ancora giunta la sua ora» (Giovanni 8, 20).

Ma è prima di tutto l’ora del compimento della Missione per la quale il «Verbo si è fatto carne»:

  • «È giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo» (Giovanni 12, 23), dichiara Gesù, che precisa anche: «In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (versetto 24). Chiaramente Gesù pone così uno stretto vincolo tra la sua ORA e la sua morte. E di fatti dichiara subito:
    • «Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire ? Padre, salvami da quest’ora ? Ma per questo sono giunto a quest’ora» (versetto 27). Si tratta evidentemente della morte, come dichiara l’ultima sera:
    • «Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sono alla fine» (Giovanni 13, 1), e cioè fino all’estremo dell’amore, fino a donare la sua vita. Ecco perché dichiara, prima di recarsi al Giardino di Gethsémani:
    • «Padre, è giunta l’ora…» (Giovanni 17, 1b).

A Cana di Galilea, non essendo ancora giunta la sua ORA, Gesù non poteva dare il Buon Vino della Nuova Alleanza nel suo Sangue, ma alla richiesta della DONNA, ne dà il SEGNO, l’acqua trasformata in vino.

E quando l’ora è giunta, quando, sollevato da terra può attirare tutto a lui, dona il Buon Vino della Nuova Alleanza. Nulla sfugge alla vista d’aquila di Giovanni, del Veggente di Patmos: «…uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì SANGUE e ACQUA» (Giovanni 19, 34). E, in quell’ORA, la DONNA è presente: «Donna, ecco il tuo figlio!» (Giovanni 19, 26). Presente all’inizio del ministero, presente alla fine del ministero. Presente nel momento in cui Gesù fornisce il SEGNO a Cana, presente nel momento in cui il SEGNO si realizza, sulla Croce.

IL SEGNO E LA DONNA

Presente al segno, a Cana di Galilea, presente nel momento in cui l’Ora era giunta, il segno diviene realtà: è Maria, la Madre di Gesù. La DONNA è MARIA.

Nell’Apocalisse, San Giovanni precisa che il SEGNO apparso nel cielo è una DONNA, senza indicare CHI ESSA SIA. Il Segno, come al solito, indica una realtà che noi non possiamo percepire immediatamente, che noi non possiamo neanche concepire, alla quale ci sarebbe persino impossibile pensare.

Dato il contesto del Vangelo di San Giovanni, non è da temerari affermare che la DONNA dell’Apocalisse non è altri che MARIA, presentata in un contesto particolare, che ci consente di scoprire una realtà che sfugge ai nostri occhi; la scena non appartiene più a questa terra, E APRE SU DI UN ALTRO MONDO, come dimostrano gli attributi che la caratterizzano:

«Nel cielo apparve un SEGNO grandioso: una DONNA VESTITA DI SOLE, CON LA LUNA SOTTO I SUOI PIEDI E SUL SUO CAPO UNA CORONA DI DODICI STELLE» (Apocalisse 12, 1).

Un altro segno apparve: «…un enorme drago rosso» (versetto 3). E la visione di Giovanni risponde così al testo della Genesi (3, 15), che ci presenta il Serpente e la Donna:

«Io porrò inimicizia tra te e la donna,

tra la tua stirpe

e la sua stirpe:

questa ti schiaccerà la testa…»

Questo testo dell’Apocalisse ci mostra così la realizzazione della promessa di Dio, la vittoria della Donna e della sua Stirpe sul Serpente maledetto, sul peccato e sulla morte, la glorificazione della DONNA divenuta la Madre di tutti i viventi: «Donna, ecco tuo figlio; Figlio, ecco tua Madre».

LA DONNA DELL’ASSUNZIONE

La visione di San Giovanni nell’Apocalisse prosegue con la lotta contro «…il grande drago, il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra» (Apocalisse 12, 9). Vedendosi precipitato sulla terra, il drago si lancia allora all’inseguimento della Donna (cf. versetto 13).

«Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio…» (versetto 14) in cui trovare riparo dal Serpente. «Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque» (versetto 15).

«Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca» (versetto 16).

Nel fiume vomitato dalla gola del serpente, numerosi esegeti hanno visto un fiume di morte destinato a distruggere la Donna ed a trascinarla nella morte, come le acque di un diluvio. Tuttavia le acque mortali non raggiungono la Donna poiché la terra stessa si socchiude, inghiottisce il fiume e salva la Donna che sfugge così alla morte.

Si può quindi pensare senza paura che Giovanni, attraverso il SEGNO apparso nel cielo, la DONNA vestita di sole, la luna sotto i piedi ed una corona di dodici stelle, indichi quindi il TRIONFO della DONNA per eccellenza, della Nuova Era, di MARIA che sfugge alla comune sorte dei discendenti di Eva e che, «GRATIA PLENA», essendo già stata preservata dalla macchia del peccato originale ed essendo «l’Immacolata Madre di Dio sempre Vergine, alla fine del corso della sua vita terrestre, È  SALITA CON ANIMA E CORPO ALLA GLORIA CELESTE» (Bolla Munificentissimus Deus).

IMMACOLATA CONCEZIONE ED ASSUNZIONE

Ci sono due dogmi differenti. L’Immacolata Concezione di Maria è un dogma della Chiesa cattolica, definito l’8 Dicembre 1854 da Papa Pio IX con la Bolla “Ineffabilis Deus”. L’Assunzione di Maria è un dogma della Chiesa cattolica, definito il 1o Novembre 1950, con la Costituzione Apostolica “Munificentissimus Deus” di Papa Pio XII.

Si può tuttavia affermare che siano due dogmi complementari che sono maturati durante tutto il corso della vita della Chiesa e che il dogma dell’Assunzione sia in qualche modo il coronamento del Dogma dell’Immacolata Concezione: la Donna con in capo una corona di dodici stelle, la Donna dell’Assunzione, ha per nome Immacolata Concezione: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi ».

LA MEDAGLIA MIRACOLOSA

Ben prima della loro definizione, questi due dogmi si trovano in effetti “rivelati” in tre apparizioni della Santissima Vergine: nel 1830 ad una religiosa, Caterina Labouré, che si concretizzeranno nella richiesta, fatta dalla Vergine Maria stessa, della realizzazione di ciò che verrà chiamata “Medaglia Miracolosa”, rappresentante la Vergine coronata da dodici stelle, con l’iscrizione: «O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi ».

Durante il mese di Agosto, nel “Compendium Orationum Qotidianum ad usum Fidelium”, l’Agenzia Fides non poteva non inserire le preghiere rivolte alla Vergine Santa, Assunta in Cielo sull’Assunzione, per approfondire, contemplare e pregare Maria Immacolata nella sua Assunzione. E lo fa presentando gli avvenimenti del 1830 sopravvenuti in Rue du Bac a Parigi, ed utilizzando i documenti e le preghiere riportati proprio nel sito della Cappella di Rue du Bac, grazie alla gentile autorizzazione del Santuario (http://chappellnotredamedelamedaillemiraculeuse.com), e che permetterà ai fedeli del mondo intero di pregare in unione con i pellegrini della Cappella della Medaglia Miracolosa, dove viene venerata Maria, sia nella sua Immacolata Concezione, che nella sua gloriosa Assunzione nei Cieli.

STORIA DEL DOGMA DELL’ASSUNZIONE

ASSUNZIONE DI MARIA

L’Assunzione di Maria in Cielo è un dogma cattolico che afferma che Maria, madre di Gesù, al momento della sua morte (la “Dormizione di Maria“) si trasferì immediatamente, sia con l’anima che con il corpo, in Paradiso, dove fu “assunta”, cioè ricevuta, accolta.

TRADIZIONE

« Era conveniente che colei che nel parto aveva conservato integra la sua verginità conservasse integro da corruzione il suo corpo dopo la morte. Era conveniente che colei che aveva portato nel seno il Creatore fatto bambino abitasse nella dimora divina. Era conveniente che la Sposa di Dio entrasse nella casa celeste. Era conveniente che colei che aveva visto il proprio figlio sulla Croce, ricevendo nel corpo il dolore che le era stato risparmiato nel parto, lo contemplasse seduto alla destra del Padre. Era conveniente che la Madre di Dio possedesse ciò che le era dovuto a motivo di suo figlio e che fosse onorata da tutte le creature quale Madre e schiava di Dio.  »
(san Giovanni Damasceno)

Questa dottrina, radicata nei fedeli fin dai primi secoli, come attestano numerose testimonianze lasciate dai santi, oltre che dalle devozione e dalle raffigurazioni artistiche della dormitio Mariae e della incoronazione, di gran lunga precedenti la promulgazione del dogma. L’assunzione è affermata anche dalla Chiesa ortodossa, che tuttavia non ha definito un dogma in tal senso.

L’Assunzione di Maria, nel cristianesimo, è un’anticipazione della resurrezione della carne, che per tutti gli altri uomini avverrà soltanto alla fine dei tempi, con il Giudizio universale.

DOGMA

Il dogma cattolico è stato proclamato da papa Pio XII il 1 novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (incipit latino, traducibile: “Dio generosissimo”).

COSTITUZIONE APOSTOLICA “MUNIFICENTISSIMUS DEUS”

LA GLORIFICAZIONE DI MARIA CON L’ASSUNZIONE AL CIELO IN ANIMA E CORPO

1° novembre 1950(1)

PIO VESCOVO servo dei servi di Dio a perenne memoria

Il munificentissimo Dio, che tutto può e le cui disposizioni di provvidenza sono fatte di sapienza e d’amore, nei suoi imperscrutabili disegni contempera nella vita dei popoli e in quella dei singoli uomini dolori e gioie, affinché per vie diverse e in diverse maniere tutto cooperi in bene per coloro che lo amano (cf. Rm 8,28).

Il Nostro pontificato, come anche l’età presente, è assillato da tante cure, preoccupazioni e angosce, per le presenti gravissime calamità e l’aberrazione di molti dalla verità e dalla virtù; ma Ci è di grande conforto vedere che, mentre la fede cattolica si manifesta pubblicamente più attiva, si accende ogni giorno più la devozione verso la vergine Madre di Dio, e quasi dovunque è stimolo e auspicio di una vita migliore e più santa. Per cui, mentre la santissima Vergine compie amorosissimamente l’ufficio di madre verso i redenti dal sangue di Cristo, la mente e il cuore dei figli sono stimolati con maggiore impegno a una più amorosa contemplazione dei suoi privilegi.

Dio, infatti, che da tutta l’eternità guarda Maria vergine, con particolare pienissima compiacenza, «quando venne la pienezza del tempo» (Gal 4,4), attuò il disegno della sua provvidenza in tal modo che risplendessero in perfetta armonia i privilegi e le prerogative che con somma liberalità ha riversato su di lei. Che se questa somma liberalità e piena armonia di grazie dalla chiesa furono sempre riconosciute e sempre meglio penetrate nel corso dei secoli, nel nostro tempo è stato posto senza dubbio in maggior luce il privilegio della corporea assunzione al cielo della vergine Madre di Dio Maria.

Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d’immortale memoria, definì solennemente il dogma dell’immacolata concezione dell’augusta Madre di Dio. Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull’uno e sull’altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.

Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo.

PLEBISCITO UNANIME

Per questo, quando fu solennemente definito che la vergine Madre di Dio Maria fu immune della macchia ereditaria fin dalla sua concezione, i fedeli furono pervasi da una più viva speranza che quanto prima sarebbe stato definito dal supremo magistero della chiesa anche il dogma della corporea assunzione al cielo di Maria vergine.

Infatti si videro non solo singoli fedeli, ma anche rappresentanti di nazioni o di province ecclesiastiche e anzi non pochi padri del concilio Vaticano chiedere con vive istanze all’apostolica sede questa definizione.

In seguito queste petizioni e voti non solo non diminuirono, ma aumentarono di giorno in giorno per numero ed insistenza. Infatti per questo scopo furono promosse crociate di preghiere; molti ed esimi teologi intensificarono i loro studi su questo soggetto, sia in privato, sia nei pubblici atenei ecclesiastici e nelle altre scuole destinate all’insegnamento delle sacre discipline; in molte parti dell’orbe cattolico furono tenuti congressi mariani sia nazionali sia internazionali. Tutti questi studi e ricerche posero in maggiore luce che nel deposito della fede affidato alla chiesa era contenuto anche il dogma dell’assunzione di Maria vergine al cielo; e generalmente ne seguirono petizioni con cui si chiedeva instantemente a questa sede apostolica che questa verità fosse solennemente definita.

In questa pia gara i fedeli furono mirabilmente uniti coi loro pastori, i quali in numero veramente imponente rivolsero simili petizioni a questa Cattedra di S. Pietro. Perciò quando fummo elevati al trono del sommo pontificato erano state già presentate a questa sede apostolica molte migliaia di tali suppliche da ogni parte della terra e da ogni classe di persone: dai nostri diletti figli cardinali del sacro collegio, dai venerabili fratelli arcivescovi e vescovi, dalle diocesi e dalle parrocchie.

Per la qual cosa, mentre elevavamo a Dio ardenti preghiere perché infondesse nella Nostra mente la luce dello Spirito Santo per decidere di una causa così importante, impartimmo speciali ordini perché si fondessero insieme le forze e venissero iniziati studi più rigorosi su questo soggetto, e intanto si raccogliessero e si ponderassero accuratamente tutte le petizioni che dal tempo del Nostro predecessore Pio IX, di felice memoria, fino ai nostri tempi erano state inviate a questa sede apostolica circa l’assunzione della beatissima vergine Maria al cielo.(2)

IL MAGISTERO DELLA CHIESA

Ma poiché si trattava di cosa di tanta importanza e gravità, ritenemmo opportuno chiedere direttamente e in forma ufficiale a tutti i venerabili fratelli nell’episcopato che Ci esprimessero apertamente il loro pensiero. Perciò il 1° maggio 1946 indirizzammo loro la lettera [enciclica Deiparae Virginis Mariae, in cui chiedevamo: «Se voi, venerabili fratelli, nella vostra esimia sapienza e prudenza ritenete che l’assunzione corporea della beatissima Vergine si possa proporre e definire come dogma di fede, e se col vostro clero e il vostro popolo lo desiderate».

E coloro che «lo Spirito Santo ha costituito vescovi per pascere la chiesa di Dio» (At 20,28) hanno dato all’una e all’altra domanda una risposta pressoché unanimemente affermativa. Questo «singolare consenso, dell’episcopato cattolico e dei fedeli»,(3) nel ritenere definibile, come dogma di fede, l’assunzione corporea al cielo della Madre di Dio, presentandoci il concorde insegnamento del magistero ordinario della chiesa e la fede concorde del popolo cristiano, da esso sostenuta e diretta, da se stesso manifesta in modo certo e infallibile che tale privilegio è verità rivelata da Dio e contenuta in quel divino deposito che Cristo affidò alla sua Sposa, perché lo custodisse fedelmente e infallibilmente lo dichiarasse.(4) Il magistero della chiesa, non certo per industria puramente umana, ma per l’assistenza dello Spirito di verità (cf. Gv 14,26), e perciò infallibilmente, adempie il suo mandato di conservare perennemente pure e integre le verità rivelate, e le trasmette senza contaminazione, senza aggiunte, senza diminuzioni. «Infatti, come insegna il concilio Vaticano, ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo, perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della fede».(5) Pertanto dal consenso universale di un magistero ordinario della chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare che l’assunzione corporea della beata vergine Maria al cielo, – la quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo virgineo dell’augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali è verità da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della chiesa debbono crederla con fermezza e fedeltà. Poiché, come insegna lo stesso concilio Vaticano, «debbono essere credute per fede divina e cattolica tutte quelle cose che sono contenute nella parola di Dio scritta o trasmessa oralmente o col suo ordinario e universale magistero, propone a credere come rivelate da Dio».(6)

Di questa fede comune della chiesa si ebbero fin dall’antichità lungo il corso dei secoli varie testimonianze, indizi e vestigia; anzi tale fede si andò manifestando sempre più chiaramente.

I fedeli, guidati e istruiti dai loro pastori, appresero bensì dalla s. Scrittura che la vergine Maria, durante il suo terreno pellegrinaggio, menò una vita piena di preoccupazioni, angustie e dolori; inoltre che si avverò ciò che il santo vecchio Simeone aveva predetto, perché un’acutissima spada le trapassò il cuore ai piedi della croce del suo divino Figlio, nostro Redentore. Parimenti non trovarono difficoltà nell’ammettere che Maria sia morta, come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere e professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l’augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla divina grazia e spinti dall’amore verso colei che è Madre di Dio e Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più chiara l’armonia meravigliosa dei privilegi che il provvidentissimo Iddio ha elargito all’alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto.

L’omaggio dei fedeli

Questa stessa fede attestano chiaramente quegli innumerevoli templi dedicati a Dio in onore di Maria vergine assunta al cielo, e le sacre immagini ivi esposte alla venerazione dei fedeli, le quali pongono dinanzi agli occhi di tutti questo singolare trionfo della beata Vergine. Inoltre città, diocesi e regioni furono poste sotto la speciale tutela e patrocinio della Vergine assunta in cielo; parimenti con l’approvazione della chiesa sono sorti Istituti religiosi che prendono nome da tale privilegio. Né va dimenticato che nel rosario mariano, la cui recita è tanto raccomandata da questa sede apostolica, viene proposto alla pia meditazione un mistero che, come tutti sanno, tratta dell’assunzione della beatissima Vergine.

La liturgia delle chiese d’oriente e d’occidente

Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall’antichità si celebra in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, «essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana».(7)

Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell’Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario che il Nostro predecessore Adriano I, d’immortale memoria, mandò all’imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei».(8)

Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria «inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini». E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l’assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: «A te Dio, re dell’universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò».(9)

La festa dell’Assunta

Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell’ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22,32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell’Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall’inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l’Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria.(10) In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell’Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l’ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli.(11) Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall’obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni «che la santa chiesa romana ricevette dall’antichità ed osserva tuttora».(12)

Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall’albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l’oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l’incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste «glorificazione», a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo.

La voce dei santi padri

Così s. Giovanni Damasceno, che si distingue tra tutti come teste esimio di questa tradizione, considerando l’assunzione corporea dell’alma Madre di Dio nella luce degli altri suoi privilegi, esclama con vigorosa eloquenza: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità, conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».(13)

Queste espressioni di s. Giovanni Damasceno corrispondono fedelmente a quelle di altri, affermanti la stessa dottrina. Infatti parole non meno chiare e precise si trovano nei discorsi che in occasione della festa tennero altri Padri anteriori o coevi. Così, per citare altri esempi, s. Germano di Costantinopoli trovava consentanea l’incorruzione e l’assunzione al cielo del corpo della Vergine Madre di Dio, non solo alla sua divina maternità, ma anche alla speciale santità del suo stesso corpo verginale: «Tu, come fu scritto, apparisci “in bellezza”, e il tuo corpo verginale è tutto santo, tutto casto, tutto domicilio di Dio; cosicché anche per questo sia poi immune dalla risoluzione in polvere; trasformato bensì, in quanto umano, nell’eccelsa vita della incorruttibilità; ma lo stesso vivo, gloriosissimo, incolume e dotato della pienezza della vita».(14) E un altro antico scrittore dice: «Come gloriosissima Madre di Cristo, nostro Salvatore e Dio, donatore della vita e dell’immortalità, è da lui vivificata, rivestita di corpo in un’eterna incorruttibilità con lui, che la risuscitò dal sepolcro e la assunse a sé, in modo conosciuto da lui solo».(15)

Con l’estendersi e l’affermarsi della festa liturgica, i pastori della chiesa e i sacri oratori, in numero sempre maggiore, si fecero un dovere di precisare apertamente e con chiarezza il mistero che è oggetto della festa e la sua strettissima connessione con le altre verità rivelate.

L’insegnamento dei teologi

Tra i teologi scolastici non mancarono di quelli che, volendo penetrare più addentro nelle verità rivelate e mostrare l’accordo tra la ragione teologica e la fede cattolica, fecero rilevare che questo privilegio dell’assunzione di Maria vergine concorda mirabilmente con le verità che ci sono insegnate dalla sacra Scrittura.

Partendo da questo presupposto, presentarono per illustrare questo privilegio mariano diverse ragioni, contenute quasi in germe in questo: che Gesù ha voluto l’assunzione di Maria al cielo per la sua pietà filiale verso di lei. Ritenevano quindi che la forza di tali argomenti riposa sulla dignità incomparabile della maternità divina e su tutte quelle doti che ne conseguono: la sua insigne santità, superiore a quella di tutti gli uomini e di tutti gli angeli; l’intima unione di Maria col suo Figlio; e quell’amore sommo che il Figlio portava alla sua degnissima Madre.

Frequentemente poi s’incontrano teologi e sacri oratori che, sulle orme dei santi padri,(16) per illustrare la loro fede nell’assunzione si servono, con una certa libertà, di fatti e detti della s. Scrittura. Così per citare soltanto alcuni testi fra i più usati, vi sono di quelli che riportano le parole del Salmista: «Vieni o Signore, nel tuo riposo; tu e l’Arca della tua santificazione» (Sal 131,8), e vedono nell’Arca dell’Alleanza fatta di legno incorruttibile e posta nel tempio del Signore, quasi una immagine del corpo purissimo di Maria vergine, preservato da ogni corruzione del sepolcro ed elevato a tanta gloria nel cielo. Allo stesso scopo descrivono la Regina che entra trionfalmente nella reggia celeste e si asside alla destra del divino Redentore (Sal 44,10.14-16), nonché la Sposa del Cantico dei cantici «che sale dal deserto, come una colonna di fumo dagli aromi di mirra e d’incenso» per essere incoronata (Ct 3,6; cf. 4,8; 6,9). L’una e l’altra vengono proposte come figure di quella Regina e Sposa celeste, che, insieme col divino Sposo, è innalzata alla reggia dei cieli.

Inoltre i dottori scolastici videro adombrata l’assunzione della vergine Madre di Dio, non solo in varie figure dell’Antico Testamento, ma anche in quella Donna vestita di sole, che l’apostolo Giovanni contemplò nell’isola di Patmos (Ap 12,1s). Così pure, fra i detti del Nuovo Testamento, considerarono con particolare interesse le parole «Ave, o piena di grazia, il Signore è con te, benedetta tu fra le donne» (Lc 1,28), poiché vedevano nel mistero dell’assunzione un complemento della pienezza di grazia elargita alla beatissima Vergine, e una benedizione singolare in opposizione alla maledizione di Eva.

Perciò sul principio della teologia scolastica il pio Amedeo, vescovo di Losanna, afferma che la carne di Maria vergine rimase incorrotta; – non si può credere infatti che il suo corpo vide la corruzione, – perché realmente fu riunito alla sua anima e insieme con essa fu circonfuso di altissima gloria nella corte celeste. «Era infatti piena di grazia e benedetta fra le donne (Lc 1,28). Lei sola meritò di concepire Dio vero da Dio vero, che partorì vergine, vergine allattò, stringendolo al seno, ed al quale prestò in tutto i suoi santi servigi e omaggi».(17)

Tra i sacri scrittori poi che in questo tempo, servendosi di testi scritturistici o di similitudini ed analogie, illustrarono e confermarono la pia sentenza dell’assunzione, occupa un posto speciale il dottore evangelico, s. Antonio da Padova. Nella festa dell’Assunzione, commentando le parole d’Isaia: «Glorificherò il luogo dove posano i miei piedi» (Is 60,13), affermò con sicurezza che il divino Redentore ha glorificato in modo eccelso la sua Madre dilettissima, dalla quale aveva preso umana carne. «Con ciò si ha chiaramente – dice – che la beata Vergine è stata assunta col corpo, in cui fu il luogo dei piedi del Signore». Perciò scrive il Salmista: «Vieni, o Signore, nel tuo riposo, tu e l’Arca della tua santificazione». Come Gesù Cristo, dice il santo, risorse dalla sconfitta morte e salì alla destra del Padre suo, così «risorse anche dall’Arca della sua santificazione, poiché in questo giorno la Vergine Madre fu assunta al talamo celeste».(18)

La dottrina di s. Alberto Magno e di s. Tommaso d’Aquino

Quando nel medio evo la teologia scolastica raggiunse il suo massimo splendore, s. Alberto Magno, dopo aver raccolti, per provare questa verità, vari argomenti, fondati sulla s. Scrittura, la tradizione, la liturgia e la ragione teologica, conclude: «Da queste ragioni e autorità e da molte altre è chiaro che la beatissima Madre di Dio è stata assunta in corpo ed anima al disopra dei cori degli angeli. E ciò crediamo assolutamente vero».(19) E in un discorso tenuto il giorno dell’Annunciazione di Maria, spiegando queste parole del saluto dell’angelo: «Ave, o piena di grazia …», il dottore universale paragona la santissima Vergine con Eva e dice espressamente che fu immune dalla quadruplice maledizione alla quale Eva fu soggetta.(20)

Il dottore angelico, seguendo le vestigia del suo insigne Maestro, benché non abbia mai trattato espressamente la questione, tuttavia ogni volta che occasionalmente ne parla, ritiene costantemente con la chiesa cattolica che insieme all’anima è stato assunto al cielo anche il corpo di Maria.(21)

L’interpretazione di s. Bonaventura

Dello stesso parere è, fra molti altri, il dottore serafico, il quale ritiene assolutamente certo che, come Dio preservò Maria santissima dalla violazione del pudore e dell’integrità verginale nella concezione e nel parto, così non ha permesso che il suo corpo si disfacesse in putredine e cenere.(22) Interpretando poi e applicando in senso accomodatizio alla beata Vergine queste parole della s. Scrittura: «Chi è costei che sale dal deserto, ricolma di delizie, appoggiata al suo diletto?» (Ct 8,5), così ragiona: «E di qui può constare che è ivi (nella città celeste) corporalmente. … Poiché infatti … la beatitudine non sarebbe piena, se non vi fosse personalmente; e poiché la persona non è l’anima, ma il composto, è chiaro che vi è secondo il composto, cioè il corpo e l’anima, altrimenti non avrebbe una piena fruizione».(23)

Il pensiero della Scolastica nel secolo XV

Nella tarda scolastica, ossia nel secolo XV, s. Bernardino da Siena, riassumendo e di nuovo trattando con diligenza tutto ciò che i teologi del medioevo avevano detto e discusso a tal proposito, non si restrinse a riportare le principali considerazioni già proposte dai dottori precedenti, ma ne aggiunse delle altre. La somiglianza cioè della divina Madre col Figlio divino, quanto alla nobiltà e dignità dell’anima e del corpo – per cui non si può pensare che la celeste Regina sia separata dal Re dei cieli – esige apertamente che «Maria non debba essere se non dov’è Cristo»;(24) inoltre è ragionevole e conveniente che si trovino già glorificati in cielo l’anima e il corpo, come dell’uomo, così anche della donna; infine il fatto che la chiesa non ha mai cercato e proposto alla venerazione dei fedeli le reliquie corporee della beata Vergine, fornisce un argomento che si può dire «quasi una riprova sensibile».(25)

La conferma dei più recenti scrittori sacri

In tempi più recenti i pareri surriferiti dei santi Padri e dei Dottori furono di uso comune. Aderendo al consenso dei cristiani, trasmesso dai secoli passati, s. Roberto Bellarmino esclama: «E chi, prego, potrebbe credere che l’arca della santità, il domicilio del Verbo il tempio dello Spirito Santo sia caduto? Aborrisce il mio animo dal solo pensare che quella carne verginale che generò Dio, lo partorì, l’alimentò, lo portò, o sia stata ridotta in cenere o sia stata data in pasto ai vermi».(26)

Parimenti s. Francesco di Sales, dopo avere asserito che non é lecito dubitare che Gesù Cristo abbia seguito nel modo più perfetto il divino mandato, col quale ai figli s’impone di onorare i propri genitori, si pone questa domanda: «Chi è quel figlio che, se potesse, non richiamerebbe alla vita la propria madre e non la porterebbe dopo morte con sé in paradiso ?».(27)

E s. Alfonso scrive: «Gesù preservò il corpo di Maria dalla corruzione, perché ridondava in suo disonore che fosse guasta dalla putredine quella carne verginale, di cui egli si era già vestito».(28)

Chiarito però ormai il mistero che è oggetto di questa festa, non mancarono dottori i quali piuttosto che occuparsi delle ragioni teologiche, dalle quali si dimostra la somma convenienza dell’assunzione corporea della beata Vergine Maria in cielo, rivolsero la loro attenzione alla fede della chiesa, mistica Sposa di Cristo, non avente né macchia, né grinza (cf. Ef 5,27), la quale è detta dall’apostolo «colonna e fondamento della verità» (1Tm 3,15) e appoggiati a questa fede comune ritennero temeraria per non dire eretica, la sentenza contraria. Infatti s. Pietro Canisio, fra non pochi altri, dopo avere dichiarato che il termine assunzione significa la glorificazione non solo dell’anima, ma anche del corpo e dopo aver rilevato che la chiesa già da molti secoli venera e celebra solennemente questo mistero mariano dell’assunzione, dice: «Questa sentenza è ammessa già da alcuni secoli ed è issata talmente nell’anima dei pii fedeli e così accetta a tutta la chiesa, che coloro che negano che il corpo di Maria sia stato assunto in cielo, non vanno neppure ascoltati con pazienza, ma fischiati come troppo pertinaci, o del tutto temerari e animati da spirito non già cattolico, ma eretico».(29)

Contemporaneamente il dottore esimio, posta come norma della mariologia che «i misteri della grazia, che Dio ha operato nella Vergine, non vanno misurati secondo le leggi ordinarie, ma secondo l’onnipotenza di Dio, supposta la convenienza della cosa in se stessa, ed esclusa ogni contraddizione o ripugnanza da parte della s. Scrittura»(30) fondandosi sulla fede della chiesa tutta, circa il mistero dell’assunzione, poteva concludere che questo mistero doveva credersi con la stessa fermezza d’animo, con cui doveva credersi l’immacolata concezione della beata Vergine; e già allora riteneva che queste due verità potessero essere definite.

Tutte queste ragioni e considerazioni dei santi padri e dei teologi hanno come ultimo fondamento la s. Scrittura, la quale ci presenta l’alma Madre di Dio unita strettamente al suo Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte. Per cui sembra quasi impossibile figurarsi che, dopo questa vita, possa essere separata da Cristo – non diciamo, con l’anima, ma neppure col corpo – colei che lo concepì, lo diede alla luce, lo nutrì col suo latte, lo portò fra le braccia e lo strinse al petto. Dal momento che il nostro Redentore è Figlio di Maria, non poteva, come osservatore perfettissimo della divina legge, non onorare oltre l’eterno Padre anche la Madre diletta. Potendo quindi dare alla Madre tanto onore, preservandola immune dalla corruzione del sepolcro, si deve credere che lo abbia realmente fatto.

Maria è la nuova Eva

Ma in particolare va ricordato che, fin dal secolo II, Maria Vergine viene presentata dai santi padri come nuova Eva, strettamente unita al nuovo Adamo, sebbene a lui soggetta, in quella lotta contro il nemico infernale, che, com’è stato preannunziato dal protovangelo (Gn 3,15), si sarebbe conclusa con la pienissima vittoria sul peccato e sulla morte, sempre congiunti negli scritti dell’apostolo delle genti (cf. Rm cc. 5 e 6; 1Cor 15,21-26.54-57). Per la qual cosa, come la gloriosa risurrezione di Cristo fu parte essenziale e segno finale di questa vittoria, così anche per Maria la lotta che ha in comune col Figlio suo si doveva concludere con la glorificazione del suo corpo verginale: perché, come dice lo stesso apostolo, «quando… questo corpo mortale sarà rivestito dell’immortalità, allora sarà adempiuta la parola che sta scritta: è stata assorbita la morte nella vittoria» (1Cor 15,54).

In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto»(31) di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1Tm 1,17).

Le ragioni del nuovo dogma

Poiché la chiesa universale nella quale vive lo Spirito di verità e la conduce infallibilmente alla conoscenza delle verità rivelate, nel corso dei secoli ha manifestato in molti modi la sua fede, e poiché tutti i vescovi dell’orbe cattolico con quasi unanime consenso chiedono che sia definita come dogma di fede divina e cattolica la verità dell’assunzione corporea della beatissima vergine Maria al cielo – verità fondata sulla s. Scrittura, insita profondamente nell’animo dei fedeli, confermata dal culto ecclesiastico fin dai tempi remotissimi, sommamente consona con altre verità rivelate, splendidamente illustrata e spiegata dallo studio della scienza e sapienza dei teologi – riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine.

Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell’assunzione sarà di grande vantaggio all’umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l’unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l’aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all’esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione.

La coincidenza provvidenziale poi di questo solenne evento con l’Anno santo che si sta svolgendo, Ci è particolarmente gradita; ciò infatti Ci permette di ornare la fronte della vergine Madre di Dio di questa fulgida gemma, mentre si celebra il massimo giubileo, e di lasciare un monumento perenne della nostra ardente pietà verso la Regina del cielo.

La solenne definizione

«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.

Affinché poi questa Nostra definizione dell’assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata.

A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso S. Pietro, nell’anno del massimo giubileo 1950, 1° novembre, festa di tutti i santi, nell’anno dodicesimo del Nostro pontificato.

Noi PIO, vescovo della chiesa cattolica,così definendo abbiamo sottoscritto

(1) PIUS PP. XII, Const. apost. Munificentissimus Deus qua fidei dogma definitur Deiparam Virginem Mariam corpore et anima fuisse ad caelestem gloriam assumptam, 1 novembris 1950: AAS 42(1950), pp. 753-771.

La glorificazione di Maria nella sua corporea assunzione è verità radicata profondamente nel senso religioso dei cristiani, come dimostrano lungo il corso dei secoli innumerevoli forme di specifica devozione, ma soprattutto il linguaggio della liturgia dell’Oriente e dell’Occidente. I santi padri e i dottori della chiesa, facendosi eco della liturgia, nelle feste dell’Assunta parlano chiaramente della risurrezione e glorificazione del corpo della Vergine, come di verità conosciuta e accettata da tutti i fedeli. I teologi, trattando di questo argomento, dimostrano l’armonia tra la fede e la ragione teologica e la convenienza di questo privilegio, servendosi di fatti, parole, figure, analogie contenuti nella sacra Scrittura. Accertata così la fede della chiesa universale, il papa ritiene giunto il momento di ratificarla con la sua suprema autorità.

(2) Petitiones de Assumptione corporea B. Virginis Mariae in Caelum definienda ad S. Sedem delatae, 2 voll., Typis Polyglottis Vaticanis, 1942.

(3) Bulla Ineffabilis Deus: Acta Pii IX, pars I, vol. 1, p. 615; EE 2/app.

(4) Cf. CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 4: COD 808-809.

(5) CONC. VAT. I, Const. dogm. Pastor aeternus de Ecclesia Christi, c. 4: COD 816.

(6) CONC. VAT. I, Const. dogm. Dei Filius de fide catholica, c. 3: COD 807.

(7) Litt. enc. Mediator Dei: AAS 39(1947), p. 541; EE 6/475.

(8) Sacramentarium Gregorianum.

(9) Menaei totius anni.

(10) Liber Pontificalis.

(11) Ibidem.

(12) Responsa Nicolai Papae I ad consulta Bulgarorum, 13 nov. 866.

(13) S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 14; cf. etiam ibid., n. 3.

(14) S. GERMANUS CONST., In sanctae Dei Genetricis Dormitionem, sermo I.

(15) Encomium in Dormitionem sanctissimae Dominae nostrae Deiparae semperque Virginis Mariae (S. Modesto Hierosol. attributum), n. 14.

(16) Cf. S. IOANNES DAMASCENUS, Encomium in Dormitionem Dei Genetricis semperque Virginis Mariae, hom. II, 2, 11; Encomium in Dormitionem… (S. Modesto Hierosol. attributum).

(17) AMEDEUS LAUSANNENSIS, De Beatae Virginis obitu, Assumptione in Caelum, exaltatione ad Filii dexteram.

(18) S. ANTONIUS PATAV., Sermones dominicales et in solemnitatibus. In Assumptione S. Mariae Virginis sermo.

(19) S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale sive quaestiones super Evang. “Missus est”, q. 132.

(20) S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de sanctis, sermo XV: In Annuntiatione B. Mariae; cf. etiam: Mariale, q. 132. ,

(21) Cf. Summa theol., III, q. 27, a. 1 c.; ibid., q. 83, a. 5 ad 8; Expositio salutationis angelicae; In symb. Apostolorum expositio, art. 5; In IV Sent., D. 12, q. 1, art. 3, sol. 3; D. 43, q. 1, art. 3, sol. 1 et 2.

(22) Cf. S. BONAVENTURA, De Nativitate B. Mariae Virginis, sermo 5.

(23) S BONAVENTURA, De Assumptione B. Mariae Virginis, sermo 1.

(24) S. BERNARDINUS SENENSIS, In Assumptione B.M. Virginis, sermo 2.

(25) IDEM, l.c.

(26) S. ROBERTUS BELLARMINUS, Conciones habitae Lovanii, concio 40: De Assumptione B. Mariae Virginis.

(27) Oeuvres de St François de Sales, Sermon autographe pour la fete de l’Assomption.

(28) S. ALFONSO MARIA DE’ LIGUORI, Le glorie di Maria, parte II, disc. 1.

(29) S. PETRUS CANISIUS, De Maria Virgine.

(30) SUAREZ F., In tertiam panem D. Thomae, quaest. 27, art. 2, disp. 3, sec. 5, n. 31.

(31) Bulla Ineffabilis Deus: l. c., p. 599; EE 2/app.

VITA DI SANTA CATERINA LABOURE

Nacque a Fain-les-Moutiers, un villaggio della Borgogna, il 2 maggio 1806. Rimasta orfana di madre a nove anni con sette fratelli e due sorelle, Caterina non poté frequentare le classi elementari, ma dovette rendersi utile in famiglia e, più tardi, prenderne le redini.

All’età di ventiquattro anni fu ammessa tra le Figlie della Carità, il 21 aprile 1830, men tre Parigi onorava solennemente s. Vincenzo de’ Paoli in occasione della traslazione delle sue reliquie, che per molto tempo erano state nascoste a causa dei torbidi rivoluzionari. In quella circostanza la giovane novizia per tre giorni consecutivi ebbe l’apparizione del cuore di s. Vincenzo sopra un piccolo reliquiario nella cappella delle suore in rue du Bac. Durante il suo noviziato ebbe altre visioni, come quelle di Gesù Eucaristico e di Cristo Re (giugno 1830); ma le più importanti furono le apparizioni dell’Immacolata della “Medaglia–miracolosa”.

Fu questo un ciclo di almeno cinque apparizioni, simili fra loro, ma delle quali due ebbero caratteristiche ben individuate: Nella notte tra il 18 e il 19 1uglio 1830, mentre la Francia era sconvolta dal presentimento di una nuova rivoluzione (infatti, il 27 luglio cadde Carlo X), Caterina, condotta da un angelo nella grande cappella della Casa Madre, ebbe un colloquio durato più di due ore con la Madonna, che le preannunziò nuovi incontri. Questi, infatti, avvennero a brevi intervalli l’uno dall’altro, nel settembre, il 27 novembre e nel dicembre di quello stesso anno. La più nota e la più singolare delle apparizioni fu quella avvenuta il 27 novembre, nella quale si possono distinguere due fasi. Nella prima fase la Madonna appare a Caterina, ritta su un globo avvolto dalle spire del serpente, nell’atto di offrire a Dio un altro piccolo globo dorato, simbolo del mondo e di ogni anima, ch’Ella tiene all’altezza del cuore: dalle mani della Madonna piovono sul globo inferiore due fasci di luce. Nella seconda fase, mentre il piccolo globo d’oro scompare, le mani della Vergine si abbassano, ancora irraggianti fasci luminosi, simbolo delle grazie ottenute da Dio per la sua intercessione e, come a formare un’aureola intorno alla testa della Madonna, appaiono a caratteri d’oro le parole della giaculatoria: “O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi”. Poi il quadro sembra visto nel suo retro: la figura della Madonna scompare e al centro si staglia, luminosissima, la lettera M, al di sopra della quale appare la croce e al di sotto i ss. Cuori di Gesù e Maria, mentre dodici stelle fulgidissime fanno corona (bisogna, tuttavia, osservare che nelle sue relazioni C. non parla mai né delle stelle. né del loro numero).

Contemporaneamente una voce interiore ingiunse a Caterina di far coniare una medaglia che riproducesse la visione: ma soltanto il 30 giugno 1832 furono coniati i primi millecinquecento esemplari. La medaglia fu presto detta “miracolosa” e fra i miracoli più belli da essa operati, vi fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne (20 gennaio 1842). Per desiderio espresso dalla Madonna nelle apparizioni di Parigi, nacque l’Associazione delle Figlie di Maria Immacolata (1836-47). Nessuno, tranne i superiori, seppe mai dei favori celesti concessi a Caterina Ella visse nella più grande umiltà e nel più assoluto silenzio e servì per quarantasei anni i poveri dell’ospizio di Enghien a Parigi. Morì il 31 dicembre 1876; quando la sua salma fu esumata, le mani che avevano toccato la Madonna e gli occhi che l’avevano veduta, apparvero straordinariamente conservati. Fu beatificata da Pio XI il 28 maggio 1933 e canonizzata da Pio XII il 27 luglio 1947: le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni. La festa liturgica, per le Famiglie Vincenziane, è stabilita al 28 novembre.

LE APPARIZIONI A SANTA CATERINA LABOURE

1° Raconto (fatto da Santa Caterina Labouré)

Venuta la festa di S. Vincenzo (19 luglio) la buona Madre Marta (la direttrice delle novizie) ci fece alla vigilia un’istruzione sulla devozione dovuta ai Santi e specialmente sulla devozione alla Madonna. Questo mi accese sì gran desiderio di vedere la SS. Vergine, che andai a letto col pensiero di vedere in quella stessa notte la mia buona Madre Celeste era tanto tempo che desideravo vederla. Essendoci stato distribuito un pezzettino di tela di una cotta di S. Vincenzo, ne tagliai una metà e la inghiottii. Così mi addormentai col pensiero che S. Vincenzo mi avrebbe ottenuto la grazia di vedere la Madonna.

Alle undici e mezzo mi sento chiamare per nome: “Suor Labouré! Suor Labouré!” Svegliatami, guardo dalla parte donde veniva la voce, che era dal lato del passaggio del letto. Tiro la cortina e vedo un fanciullino vestito di bianco, dai quattro ai cinque anni, il quale mi dice:

“Venite in cappella; la Madonna vi aspetta”. Mi venne subito il pensiero mi sentiranno! Ma quel fanciullo è pronto a rispondermi “State tranquilla: sono le undici e mezzo e tutti dormono profondamente. Venite che vi aspetto”.

Vestitami in fretta, mi diressi verso quel fanciullo che era restato in piedi senza avanzarsi oltre la spalliera del letto.

Il fanciullo mi seguì, o meglio, io seguii lui dovunque passava, tenendosi sempre alla mia sinistra. Erano accesi i lumi da per tutto dove noi passavamo, il che molto mi sorprendeva. Assai più meravigliata però rimasi all’ingresso della cappella, quando l’uscio si aprì, appena il fanciullino l’ebbe toccato con la punta di un dito. La meraviglia poi fu al colmo quando vidi tutte le candele e tutte le torce accese, come alla Messa di mezzanotte. Però non vedevo ancora la Madonna.

Il fanciullo mi condusse nel presbiterio accanto alla poltrona del Signor Direttore, dove io mi posi in ginocchio, mentre il fanciullino rimase tutto il tempo in piedi. Parendomi il tempo troppo lungo, ogni tanto guardavo per timore che le suore vegliatrici passassero dalla tribuna”.

“Ecco la Madonna”

“Finalmente giunse il sospirato momento. Il fanciullino mi avvertì, dicendomi: “Ecco la Madonna, eccola!”.

Sentii un rumore come il fruscio di vesti di seta venire dalla parte della tribuna, presso il quadro di S. Giuseppe, e vidi la S.Vergine che venne a posarsi sui gradini dell’altare dal lato del Vangelo. Era la SS. Vergine, ma tutta simile a Sant’Anna, solo il volto non era lo stesso.

Io ero incerta se si trattasse della Madonna. Ma il fanciullino che era lì mi disse “Ecco la Madonna!”. Dire ciò che provai in quel momento e ciò che succedeva in me, mi sarebbe impossibile. Mi sembrava di non riconoscere la Madonna. Quel fanciullino mi parlò allora non più con voce di bambino, ma d’uomo alto e robusto; e disse parole forti. Io, guardando la Santissima Vergine, spiccai allora un salto verso di Lei, ed inginocchiatami sui gradini dell’altare, appoggiai le mani sulle ginocchia di Maria…

Fu quello il momento più dolce della mia vita”.

“Io sarò con voi”

“Dire tutto ciò che provai mi sarebbe impossibile. La Madonna mi spiegò come dovevo comportarmi col mio direttore e parecchie cose che non debbo dire; m’insegnò il modo di regolarmi nelle mie pene e mostrandomi con la sinistra i piedi dell’altare, mi disse di andarmi a gettare ai piedi dell’altare ad espandervi il mio cuore, aggiungendo che colà io avrei ricevuto tutti i conforti a me necessari.

“Figlia mia -mi disse la Madonna- Dio vuole affidarvi una missione. Avrete molto da soffrire, ma soffrirete volentieri, pensando che si tratta della gloria di Dio. Avrete la grazia; dite tutto quanto in voi succede, con semplicità e confidenza. Vedrete certe cose, sarete ispirata nelle vostre orazioni; rendetene conto a chi è incaricato dell’anima vostra”.

Io chiesi allora alla SS.Vergine la spiegazione delle cose che mi erano mostrate (la Santa allude ad alcune visioni avute precedentemente). E Maria rispose: “Figlia mia, i tempi sono molto tristi; gravi sciagure stanno per colpire la Francia; il trono sarà rovesciato; tutto sarà sconvolto da disgrazie d’ogni specie. (Dicendo questo la Madonna aveva l’aspetto molto addolorato). Ma venite ai piedi di questo altare; qui le grazie saranno sparse su tutti… sopra tutte le persone che le chiederanno con fiducia e fervore, sui piccoli e sui grandi…”.

“Figlia mia, io mi compiaccio di spandere le mie grazie sulla comunità (vostra). Io l’amo molto, ma ho della pena, perché vi sono (in essa) degli abusi: la regola non è osservata, la regolarità lascia a desiderare, vi è una grande rilassatezza nelle due comunità (Preti della Missione e Figlie della Carità); dillo a colui che è incaricato di voi, benché non sia ancora superiore. Egli sarà fra qualche tempo incaricato in modo speciale della (vostra) Comunità; egli deve fare tutto il possibile per rimettere la regola in vigore, diteglielo da parte mia”.

“Ch’egli vegli sulle cattive letture, sulla perdita di tempo e sulle visite. Allorché la regola sarà rimessa in vigore, vi sarà una Comunità che verrà ad unirsi alla vostra.

“Ma sopraggiungeranno grandi mali; il pericolo sarà grande, ma non temete, il buon Dio e S.Vincenzo proteggeranno la comunità… (La Vergine era sempre triste). Io stessa sarò con voi, ho sempre vegliato su di voi; vi accorderò molte grazie… Verrà un momento in cui il pericolo sarà grande e tutto sembrerà perduto, ma io sarò con voi; abbiate fiducia. Avrete prove evidenti della mia visita e della protezione di Dio e di quella di S. Vincenzo sulle due Comunità.

“In altre comunità vi saranno vittime (La SS.Vergine aveva le lacrime agli occhi dicendo questo); vittime vi saranno nel clero di Parigi e lo stesso Arcivescovo morrà (di nuovo la Madonna versò lacrime). Figlia mia, la Croce sarà disprezzata; per le vie scorrerà sangue; il mondo intero sarà nell’afflizione. (Qui la Vergine Santa non poteva più parlare un gran dolore Le era dipinto sul volto)…”.

“Non ripresi più sonno”

“Quanto tempo restassi con la Madonna, non saprei dire tutto quello che so è che, dopo di avermi lungamente parlato, se ne andò scomparendo come ombra che svanisce, dirigendosi verso la tribuna, per quella parte da cui era venuta. Alzatami dai gradini dell’altare, rividi il fanciullino al posto dove l’avevo lasciato, il quale mi disse: “È partita!”. Rifacemmo lo stesso cammino, trovando sempre tutti i lumi accesi e tenendosi quel bambino sempre alla mia sinistra.

Credo che quel bambino fosse il mio angelo custode, resosi visibile per farmi vedere la Madonna; io infatti l’ avevo molto pregato di ottenermi un tal favore. Era vestito di bianco e portava con sé una luce miracolosa, ossia era sfolgorante di luce, dell’età dai quattro ai cinque anni.

Tornata a letto, sentii suonare le due e non ripresi più sonno”.

2° Raconto commune

Apparizioni di Maria del 1830 a Parigi, Rue du Bac,

Nella notte del 18 luglio 1830, verso le ore 23,30, S. Caterina Labouré, Figlia della Carità di S. Vincenzo De Paoli, si sentì sommessamente chiamare dai piedi del letto: “Suor Labouré! … Suor Labouré!…”. Si svegliò di soprassalto e vide un bimbo risplendente di luce, il suo angelo custode, che la invitava a recarsi in cappella: “Vieni!, in cappella la Madonna ti aspetta”. La novizia non se lo fece ripetere. Si vestì e seguì la sua guida celeste. Nella cappella, la giovane suora fu condotta fino al presbiterio e qui la SS. Vergine non si fece attendere. Un fruscio di veste di seta ed ecco la Regina del cielo avanzare dalla parte destra e venire a sedersi sulla poltroncina, da cui il direttore, il padre Aladel, soleva tenere le sue istruzioni alle novizie. Col cuore traboccante di gioia, S. Caterina si gettò in ginocchio, giunse le mani e le posò in grembo alla Vergine Santa. Ebbe così inizio, tra la Mamma Celeste e l’umile suora, un colloquio durato oltre due ore. Prima di scomparire, come qualcosa che si spegne, la SS. Vergine disse a S. Caterina: “Ritornerò, figlia mia, perché ho una missione da affidarti!”.
Ad un tratto il globicino che la Madonna teneva sul cuore scomparve in alto e le sue mani si abbassarono, avvolgendo, il mondo che aveva sotto i piedi con raggi luminosi, simbolo delle grazie ottenute per noi. Si formò quindi, attorno alla figura della SS. Vergine, una cornice ovale con le parole della giaculatoria a caratteri d’oro:
” O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te! “.

Poi il quadro sembrò voltarsi. La figura della Madonna scomparve e rifulse al centro una grande M, sormontata da una crocetta. Sotto la M brillarono i Sacri Cuori di Gesù e di Maria. Attorno si stagliarono 12 fulgidissime stelle. La veggente sentì una voce che le diceva: “Fa’ coniare una medaglia su questo modello, le persone che la porteranno al collo con fiducia, riceveranno grandi grazie!”. La medaglia dell’Immacolata, coniata nel 1832, fu denominata dal popolo stesso Medaglia Miracolosa per eccellenza, per il gran numero di grazie spirituali e materiali ottenute per intercessione di Maria.
La seconda apparizione ebbe luogo il 27 novembre 1830, sempre nella cappella della Casa Madre delle Figlie della Carità, mentre S. Caterina faceva la meditazione pomeridiana delle 17,30. Senza che nessuno se ne accorgesse, l’ormai noto fruscio di veste di seta la scosse. Con un tuffo al cuore alzò gli occhi e scorse sull’altare maggiore la Madonna. Aveva una veste color bianco-aurora, un manto azzurro, un velo bianco in testa ed era ritta su di una mezza sfera, avvolta da un serpente verdastro. All’altezza del cuore, l’Immacolata reggeva con le mani e stringeva amorosamente un altro globicino dorato, offrendolo a Dio con atteggiamento materno. Una voce disse alla veggente: ” Questo globicino simboleggia il mondo intero ed ogni anima in particolare! “. Poi le dita della SS. Vergine si riempirono di anelli splendenti, ornati di pietre preziose che irradiavano fasci di luce verso il basso.

3° RACONTO (SITO DELLA RUE DU BAC)

LE APPARIZIONI

Il cielo è sceso sulla terra… Da Giugno a Dicembre del 1830 Suor Caterina, giovane novizia delle Figlie della Carità, riceve l’immensa grazia di intrattenersi per ben tre volte con la Maria Vergine.

Durante i mesi precedenti, Caterina ha beneficiato di altre apparizioni.

San Vincenzo de Paoli le ha manifestato il suo cuore. In preghiera nella cappella, Caterina vide, per tre giorni di seguito, il cuore di San Vincenzo di tre colori diversi. Le appare dapprima bianco, colore della pace ; poi rosso, colore del fuoco ; infine nero, simbolo delle disgrazie che sarebbero cadute sulla Francia e su Parigi in particolare.

Poco tempo dopo, Caterina ha visto il Cristo presente nell’Eucaristia, al di là delle apparenze del pane. « Ho visto Nostro Signore nel Santissimo Sacramento, durante tutto il tempo del mio Seminario, eccettuate le volte durante le quali dubitavo.» Il 6 Giugno 1830, festa della Santa Trinità, Il Cristo le è apparso come un Re crocifisso spogliato di tutti i suoi ornamenti.

UNA NOTTE D’ESTATE

Il 18 Giugno 1830, la vigilia della festa di San Vincenzo, che Caterina ama tanto, la giovane novizia ricorre a colui di cui ha visto il cuore, traboccante d’amore, perché l’aiuti ad esaudire il suo grande desiderio di vedere la Santa Vergine. Alle 11, 30 di notte, si sente chiamare per nome.
Un misterioso bambino è ai piedi del letto e la invita ad alzarsi: « La Santa Vergine ti attende » le dice. Caterina si veste e segue il bambino che diffonde raggi di luce dappertutto dove passa.
Arrivati nella cappella, Caterina si ferma dalla parte della sedia del sacerdote, situata nel coro. Ode allora «come il fruscio di una veste di seta.» « Ecco la Santa Vergine » Disse la sua piccola guida. Caterina esita a credere. Ma il fanciullo ripete con una voce più forte : « Ecco la Santa Vergine.» Caterina corre ad inginocchiarsi presso la Madonna che è seduta sulla sedia (del sacerdote) « Allora, ho fatto un balzo per avvicinarmi a lei,e mi sono messa in ginocchio sui gradini dell’altare, con le mani appoggiate sulle ginocchia di Maria. Il momento, che ho passato così, è stato il più dolce di tutta la mia vita. Mi sarebbe impossibile dire ciò che ho provato. La Santissima Vergine mi ha detto poi come avrei dovuto comportarmi con il mio confessore e molte altre cose.»
Caterina riceve l’annuncio di una missione e la richiesta di fondare una Confraternita di Figlie di Maria. Ciò sarà fatto dal Padre Aladel il 2 Febbraio 1840.

IL 27 NOVEMBRE

Il 27 Novembre 1830 alle 17, 30, durante la meditazione, Caterina vede nel posto dove ora è situata la statua della Santa Vergine del globo, come due quadri viventi che passano in dissolvenza incrociata.
Nel primo, la Santa Vergine è in piedi su una semisfera (globo terrestre) e tiene tra le mani un piccolo globo dorato. I piedi di Maria schiacciano un serpente.

Nel secondo, dalle sue mani aperte escono raggi di uno splendore abbagliante. Nello stesso tempo Caterina ode una voce, che dice :

« questi raggi sono il simbolo delle grazie che Maria ottiene per gli uomini. » Poi un ovale si forma attorno all’apparizione e Caterina vede scriversi in un semicerchio questa invocazione, prima sconosciuta :

«          O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te » scritta in lettere d’ oro.

Subito dopo la medaglia si gira e Caterina vede il rovescio: in alto una croce sormonta la M di Maria, in basso due cuori, l’uno incoronato di spine, l’altro trapassato da una spada. Caterina ode allora queste parole : « Fai coniare una medaglia, secondo questo modello. Coloro che la porteranno con fede riceveranno grandi grazie ».

ADDIO

Nel mese di Dicembre del 1830, durante la meditazione, Caterina sente di nuovo un fruscio, questa volta dietro l’altare. Lo stesso quadro della medaglia si presenta vicino al tabernacolo, ma un po’ più in dietro.

« Questi raggi sono il simbolo delle grazie che la Santa Vergine ottiene per le persone che gliele chiedono… Non mi vedrai più. »

E’ la fine delle apparizioni. Caterina riferisce al suo confessore, il Padre Aladel, circa le richieste della Madonna. Il Sacerdote reagisce negativamente, proibisce a Caterina di pensare a queste cose. Lo choc è forte.

Il 30 Gennaio 1831, il seminario per lei termina. Caterina prende l’abito. Il giorno dopo, va all’ospizio di Enghien fondato dalla famiglia d’Orléans, che si trova al N° 12 di via de Picpus, à Reuilly, nella zona Est di Parigi, in un quartiere povero, dove lei servirà i poveri per ben 46 anni, in incognito.

LA MEDAGLIA: IL CAMMINO DI PARIA

In questa cappella, scelta da Dio, la Vergine Maria, in persona, è venuta a rivelare la sua identità, attraverso un piccolo oggetto, una medaglia, destinata a tutti, senza distinzioni!

L’identità di Maria è stata oggetto di discussioni tra teologi, fin dai primi tempi della Chiesa. Nel 431 il concilio di Efeso proclamò il primo dogma mariano: Maria madre di Dio. A partire dal 1830, l’invocazione « O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi » che sale verso il cielo, mille e mille volte ripetuta, da mille e mille cuori di cristiani di tutto il mondo, dietro domanda stessa della Madre di Dio, ha prodotto i suoi effetti!

L’ 8 dicembre 1854 Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione: Maria, per una grazia speciale, che Le è stata concessa prima della Redenzione, meritata da suo Figlio, è senza peccato fin dal suo concepimento. Quattro anni più tardi, nel 1858, le apparizioni di Lourdes confermeranno a Bernadetta Soubirous il privilegio della Madre di Dio.

Maria, Cuore immacolato, è la primizia dei riscattati dai meriti di Gesù Cristo. Maria è la luce della nostra Terra. Tutti noi, come lei, siamo destinati alla felicità eterna.

Una medaglia, miracolosa… perchè?… luminosa in che cosa? … e dolorosa ?

LA MEDAGLIA… MIRACOLOSA

Qualche mese dopo le apparizioni, Suor Caterina è inviata al ricovero di Enghein (Parigi, 12°) per curare gli anziani. La giovane suora si mette al lavoro. Ma una voce interiore insiste: si deve far coniare la medaglia. Caterina ne riparla al suo confessore, Padre Aladel.

Nel Febbraio 1832 scoppia a Parigi una terribile epidemia di colera, che provocherà più di 20.000 morti ! In Giugno le Figlie della Carità cominciano a distribuire le prime 2.000 medaglie, fatte coniare da Padre Aladel.

Le guarigioni si moltiplicano, come le protezioni e le conversioni. Fu un avvenimento straordinario. Il popolo di Parigi chiamò la medaglia «miracolosa».

Nell’autunno 1834 c’erano già più di 500.000 medaglie. Nel 1835 nel mondo intero ce n’era già più di un milione. Nel 1839 la medaglia era diffusa in più di dieci milioni di esemplari.

Alla morte di suor Caterina, nel 1876, si contava già più di un miliardo di medaglie!

LA MEDAGLIA … LUMINOSA

Le parole e le immagini impresse sul diritto della medaglia esprimono un messaggio con tre aspetti intimamente legati.

O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

L’identità di Maria ci è rivelata qui esplicitamente: la Vergine Maria è immacolata fin dal concepimento. Da questo privilegio, che le deriva dai meriti della Passione di suo Figlio Gesù Cristo, ne scaturisce tutta la sua potenza d’intercessione, che ella esercita per coloro che la pregano.

Ed è per questo che la Vergine invita tutti gli uomini a ricorrere a Lei nelle difficoltà della vita.

I suoi piedi sono posati sulla metà del globo e schiacciano la testa al serpente.

La semi sfera è il globo terrestre, il mondo. II serpente,come presso gli Ebrei e i Cristiani, simboleggia Satana e le forze del male.

La Vergine Maria stessa, è impegnata nella battaglia spirituale, nella lotta contro il male, di cui il nostro mondo è il campo di battaglia. Maria ci chiama ad entrare nella logica di Dio, che non è la logica di questo mondo. E’ questa la grazia autentica, quella della conversione, che il cristiano deve chiedere a Maria per trasmetterla al mondo.

Le sue mani sono aperte e le sue dita sono ornate di anelli ricoperti di pietre preziose, dalle quali escono raggi, che cadono sulla terra, allargandosi verso il basso.

Lo splendore di questi raggi, come la bellezza e la luce dell’apparizione, descritte da Caterina, richiamano, giustificano e nutrono la nostra fiducia nella fedeltà di Maria (gli anelli) nei confronti del suo Creatore e verso i suoi figli, nell’efficacia del suo intervento (i raggi di grazia, che cadono sulla terra) e nella vittoria finale (la luce), poichè lei stessa, prima discepola, è la primizia dei salvati.

LA MEDAGLIA … DOLOROSA

La medaglia porta sul suo rovescio una lettera e delle immagini, che ci introducono nel segreto di Maria.

La lettera « M » è sormontata da una croce.

La « M » è l’iniziale di Maria, la croce è quella di Cristo. I due segni intrecciati mostrano il rapporto indissolubile che lega Cristo alla sua santissima Madre. Maria è associata alla missione di Salvezza del- l’umanità da parte del figlio suo Gesù e partecipa, attraverso la sua compassione (cum+ patire= patire insieme), all’atto stesso del sacrificio redentivo di Cristo.

In basso, due cuori, l’uno circondato da una corona di spine, l’altro trapassato da una spada.

Il cuore coronato di spine è il cuore di Gesù. Ricorda l’episodio crudele della Passione di Cristo, prima della morte, raccontata nei Vangeli. Il cuore simboleggia la sua Passione d’amore per gli uomini.

Il cuore trafitto da una spada è il cuore di Maria, sua Madre. Si riferisce alla profezia di Simeone, raccontata nei Vangeli, il giorno della presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme da Maria e Giuseppe. Simboleggia l’amore di Cristo, che è in Maria e richiama il suo amore per noi, per la nostra salvezza e l’accettazione del sacrificio del suo Figlio.

L’accostamento dei due Cuori esprime che la vita di Maria è vita d’intima unione con Gesù.

Attorno sono raffigurate dodici stelle.

Corrispondono ai dodici apostoli e rappresentano la Chiesa. Essere Chiesa, significa amare Cristo, partecipare alla sua passione, per la Salvezza del mondo. Ogni battezzato è invitato ad associarsi alla missione del Cristo, unendo il suo cuore ai Cuori di Gesù e di Maria.

La medaglia è un richiamo alla coscienze di ciascuno, perché scelga, come Cristo e Maria, la via dell’amore, fino al dono totale di sé.

IL ROSARIO E LE PREGHIERE NELLA CAPPELLA DELLA RUE DU BAC

STORIA DEL ROSARIO

Le origini

Fin dai primi tempi della Chiesa, Maria fu associata a Gesù nell’amore dei Cristiani e nella preghiera dei fedeli.

Nel III secolo i cristiani si rivolgevano a Maria, utilizzando le parole che l’Arcangelo Gabriele rivolse alla Vergine, durante l’Annunciazione: Ave gratia plena.

Nell’ IX secolo, l’antifona dell’offertorio della 4° domenica d’Avvento aggiunse al saluto dell’Angelo, l’esclamazione di Elisabetta, durante la Visitazione. A tale testo vi si aggiunse solo il nome di Maria. La prima espressione dell’ AVE MARIA rimase così fino alla fine del XV secolo .

Nel XII secolo, in Occidente la devozione a Maria assunse un’ importanza considerevole. L’Ave divenne una preghiera popolare che a tutti piaceva ripetere, come nello stesso periodo in Oriente, si ripeteva il nome di Gesù, in quella che si chiamava la preghiera del cuore. Nei monasteri, l’ Ave Maria a poco a poco venne a sostituire i Pater Noster, che i fratelli conversi recitavano , mentre i monaci cantavano i salmi in latino.

Sulla corda con i nodi, che serviva a contare i Pater Noster, vennero introdotti dei grani, presumibilmente sotto l’influsso indiretto dei mussulmani, incontrati, al seguito dei primi Crociati, durante i pellegrinaggi in Terra Santa, grani che servivano per contare le Ave Maria.

Nel XIII secolo, la grande mistica santa Gertrude aggiunse il nome di Gesù alla fine dell’ Ave Maria.

Nel XIV secolo, c’era l’uso di incoronare le statue della Vergine con piccole corone di fiori, o con ghirlande di rose dette anche rosari, come usavano ornarsi le giovani nei giorni di festa. Fu allora che le cordicelle con nodi e grani, che servivano a contare i Pater e le Ave presero il grazioso nome di rosario. Ogni Ave Maria è come una rosa offerta alla Vergine Maria!

Domenico il Certosino padre del Rosario

Nel XV secolo, in Prussia (Germania), il Priore della Certosa di Trèves consiglia a un novizio di recitare 50 Ave Maria meditando la vita di Gesù. Il giovane Domenico aggiunge allora 150 brevi meditazioni (o clausole) , come il numero dei Salmi, non soltanto in latino, ma anche in tedesco. Il Priore rimase entusiasta di questa proposta e la inviò a diversi monasteri del suo ordine.

A poco a poco, per facilitare la memorizzazione, si è passati all’ uso di raggruppare le Ave in decine, ciascuna introdotta da un Pater e conclusa con un Gloria, riducendo così considerevolmente il numero dei misteri che passò da 150 a 15.

Nacque così il Rosario. Venne anche chiamato il salterio di Maria.

In seguito, si è riservato l’appellativo di « Rosario » alle 15 decine, di corona alle 5 decine.

E’ al fratello Alain de la Roche, nato in Bretagna nel 1428, entrato nell’Ordine dei predicatori (domenicani) che si deve la sua diffusione . Predicò in Fiandra poi a Lille dove, a contatto con i monasteri certosini, scopre le clausole di Domenico di Prussia che lo entusiasmarono. Divenne così il grande apostolo del Rosario. Promosse la fondazione delle Confraternite del Rosario il cui successo fu immenso, si diffuse in Italia e in tutta l’Europa occidentale

Curiosamente, Alain de la Roche attribuisce l’origine del Rosario a san Domenico, il fondatore del suo ordine, morto nel 1221 ! Senza alcun fondamento storico, questa leggenda sarà ripetuta fin quasi ai giorni nostri.

Alla fine del XV secolo, apparve la formula «Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori». L’aggettivo «poveri» attribuito a «peccatori» si è aggiunta molto più tardi.

La preghiera del popolo cristiano

Nel XVI secolo, l’invenzione della stampa permise di moltiplicare i libretti, che erano abbelliti da incisioni raffiguranti i « misteri » scelti per la meditazione.

Nel 1571, Il Papa Pio V, domenicano, istituisce il 7 ottobre (già festa della confraternita) una festa in onore della Madonna del Rosario, come ringraziamento per la vittoria di Lepanto sui Turchi, vittoria considerata come un miracolo, ottenuto attraverso la preghiera del Rosario, con la quale tutta la Cristianità si era impegnata ad impetrarla.

En 1572 lo stesso Pio V ufficializza l’elenco dei 15 misteri. Il Rosario diventa la preghiera del popolo cristiano.

Lungo i secoli, ferventi cristiani vi legheranno i loro nomi.

Nel XVIII secolo, Louis-Marie Grignon de Montfort diventa il grande apostolo del Rosario

Nel XIX secolo Pauline Jaricot istituisce il Rosario vivente ; alla grotta di Lourdes, nel 1858, Bernadette Soubirous recita ilrosario con la Santa Vergine; Bartolo Longo fonda a Pompei un santuario dedicato alla Vergine del Rosario ; il Papa Leone XIII dedica alla preghiera dodici encicliche, per questo è chiamato « il Papa del Rosario ».

Nel XX secolo a Fatima, nel 1917, la Vergine dichiarò ai tre bambini : « Sono la Madonna del Rosario. Sono venuta per esortare i fedeli a recitare ogni giorno il Rosario, a fare penitenza per i loro peccati e a cambiare vita ».

All’inizio del XXI secolo, il Papa Giovanni Paolo II proclama il 7 ottobre 2002 un anno del Rosario. Aggiunge ai 15 misteri gaudiosi, dolorosi, gloriosi i cinque misteri luminosi.

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Come recitare il Rosario

All’inizio del rosario, il Segno della Croce è il punto di partenza del nostro cammino di contemplazione. Poi affermiamo la nostra fede con il Credo.

Al primo grano, diciamo un Padre nostro :

Gesù vuole metterci in comunione col Padre. Che grande onore per noi! Insegnandoci a chiamare Dio « Padre », fa di noi suoi fratelli e ci rende fratelli tra noi.

Nei tre grani seguenti, tre Ave Maria :

Riprendendo le gioiose parole dell’Arcangelo Gabriele e di Elisabetta alla Vergine Maria, condividiamo la loro meraviglia davanti al Capolavoro di Dio.

Al centro della preghiera, c’è il nome di Gesù : unico autore della nostra salvezza.

Poi, forti della relazione privilegiata di Maria con Gesù, affidiamo la nostra vita e l’ora della nostra morte all’intercessione di Colei che è Madre di Dio

Poi diciamo un Gloria :

La nostra prospettiva è il mistero trinitario !

In seguito si recitano le cinque decine. Per ognuna, si considera dapprima un avvenimento della vita di Gesù e di Maria tratto dal Vangelo, poi al primo grano, recitiamo il Padre Nostro, e nei dieci grani seguenti le Ave Maria.

Si termina con un Gloria .

Alla fine, si può concludere il rosario con l’invocazione della Medaglia Miracolosa :

« O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te »

Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra ; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio nostro Signore, concepito dallo Spirito Santo, nato dalla Vergine Maria, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto, discese agli inferi, e il terzo giorno è risuscitato dai morti, è salito al cielo, dove siede alla destra del Padre, e di nuovo verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, nella santa Chiesa Cattolica, nella comunione dei santi, nella remissione dei peccati, nella resurrezione della carne, nella vita eterna. Amen.

Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la Tua Volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Ave Maria piena di grazia il Signore è con Te, tu sei benedetta fra tutte le donne e benedetto è il Frutto del tuo seno Gesù.

Santa Maria Madre di Dio prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte. Amen.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo , com’era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Ô Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te

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RITORNARE AL ROSARIIO

Per ritornare alla recita del Rosario, è necessario comprenderne il vero senso. Perciò, durante questo mese in cui celebriamo l’Assunzione della Beata Vergine Maria, chiamata “gratia plena” dall’Arcangelo Gabriele, è opportuno rilegere alcuni brani della Lettera Apostolica del Papa Giovanni Paolo II, “Rosarium Virginis Mariae”

“ROSARIUM VIRGINIS MARIAE”

“Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero” (n°1).

“Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio (n° 1 §2).

éMa il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano (n°5).

“Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un’autentica via di santificazione” (n° 8).

“La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un’umana somiglianza che evoca un’intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria” (n° 10).

“Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l’hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio…

“… Maria ripropone continuamente ai credenti i ‘misteri’ del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria” (n°11).

“Il Rosario, proprio a partire dall’esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: « Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: ‘Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità’ (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze » (n°12).

“ROSARIUM VIRGINIS MARIAE” (nn. 32-34)

Il « Padre nostro »

32.       Dopo l’ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l’animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri, ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché nel suo ‘seno’ riposa (cfr Gv 1, 18). Nell’intimità del Padre Egli ci vuole introdurre, perché diciamo con Lui « Abbà, Padre » (Rm 8, 15; Gal 4, 6). È in rapporto al Padre che Egli ci fa fratelli suoi e fratelli tra di noi, comunicandoci lo Spirito che è suo e del Padre insieme. Il Padre nostro, posto quasi come fondamento alla meditazione cristologico-mariana che si sviluppa attraverso la ripetizione dell’Ave Maria, rende la meditazione del mistero, anche quando è compiuta in solitudine, un’esperienza ecclesiale.

Le dieci « Ave Maria »

33.       È questo l’elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell’Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta. La prima parte dell’Ave Maria, infatti, desunta dalle parole rivolte a Maria dall’angelo Gabriele e da sant’Elisabetta, è contemplazione adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse esprimono, per così dire, l’ammirazione del cielo e della terra e fanno, in certo senso, trapelare l’incanto di Dio stesso nel contemplare il suo capolavoro – l’incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria –, nella linea di quel gioioso sguardo della Genesi (cfr Gn 1, 31), di quell’originario « pathos con cui Dio, all’alba della creazione, guardò all’opera delle sue mani ».(36) Il ripetersi, nel Rosario, dell’Ave Maria, ci pone sull’onda dell’incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più grande miracolo della storia. È il compimento della profezia di Maria: « D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1, 48).

Il baricentro dell’Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e con esso anche l’aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che si dà al nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario. Già Paolo VI ricordò, nell’Esortazione apostolica Marialis cultus, l’uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al nome di Cristo, aggiungendoviuna clausola evocatrice del mistero che si sta meditando.(37) È un uso lodevole, specie nella recita pubblica. Esso esprime con forza la fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del Redentore. È professione di fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella ripetizione dell’Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome di Gesù – l’unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4, 12) – intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo.

Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di Dio, la Theotòkos, deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna intercessione la nostra vita e l’ora della nostra morte.

Il « Gloria »

34.       La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza nel Rosario. Nella recita pubblica potrebbe essere cantato, per dare opportuna enfasi a questa prospettiva strutturale e qualificante di ogni preghiera cristiana.

Nella misura in cui la meditazione del mistero è stata attenta, profonda, ravvivata – di Ave in Ave – dall’amore per Cristo e per Maria, la glorificazione trinitaria ad ogni diecina, lungi dal ridursi ad una rapida conclusione, acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare l’animo all’altezza del Paradiso e farci rivivere, in qualche modo, l’esperienza del Tabor, anticipazione della contemplazione futura: « È bello per noi stare qui » (Lc 9, 33).

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MEDITAZIONE DEI MISTERI CON LA CAPPELLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

I Misteri Gaudiosi
da meditare il lunedì e il sabato

Il Vangelo di S. Luca è quello che ha più notizie sull’infanzia di Gesù. Il suo simbolo è il toro, uno dei quattro esseri che circondano il trono di Dio nell’ Apocalisse di S. Giovanni.

Medico di origine pagana, San Luca ha accompagnato S. Paolo nei suoi viaggi.

Le capacità letterarie, la delicatezza e la gioia per la venuta del Figlio di Dio tra gli uomini per la loro salvezza, che ci vuole comunicare si dispiegano nelle due parti della sua opera: il terzo Vangelo e gli atti degli Apostoli.

L’Annunciazione

Lc 1,38
Allora Maria disse : Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola.

Breve riflessione sul brano
Maria conosce bene la Sacra scrittura, sa bene che l’arcangelo Gabriele è il Messaggero di Dio. Ciò che la sconvolge, è la scoperta del favore straordinario, di cui è stata oggetto da parte di Dio, la pienezza della Grazia. Maria comprende subito la portata di questo messaggio divino, non dubita neppure per un istante, tuttavia ha bisogno di spiegazioni, perché la proposta dell’angelo non combacia con la sua scelta di vita. L’angelo ha spiegato a Maria il senso della profezia di Isaia, il segno dei segni : la maternità di una vergine, perché : «Nulla è impossibile a Dio. » l’assenso di Maria, è immediato: « Ecco la serva del Signore »
Con la cappella della rue du Bac
Le apparizioni di Maria a Santa Caterina si snodano in un clima spirituale simile a quello dell’ Annunciazione. Anche qui la proposta della missione prende l’ aspetto di un incontro personale. Per Caterina, la certezza dell’ iniziativa venuta da Dio, è totale. Nella Cappella, tutto avviene nel raccoglimento e nel silenzio, il senso del sacro è contornato dal segreto. La risposta di Caterina, come quella di Maria, è l’assenso totale a Dio. Tale madre tale Figlia!…
Grazie per l’oggi
Dio rispetta le sue creature e le conduce con amore. La Grazia dell’ Annunciazione discenda nei nostri cuori, trasformi il timore di Dio in fiducia filiale e l’egoismo in generosità.
Clausola
…e il frutto del tuo seno Gesù che si è incarnato per noi…
Scintilla
Giovanni Paolo II ha detto che « Il Cristiano è l’uomo dell’ Annunciazione ».

La Visitazione

Lc 1, 45
Beata colei che ha creduto al compimento delle parole del Signore.

Breve riflessione sul brano
Le persone si conoscono più dagli gli atti, che dalle parole. Maria ha rivelato la sua umiltà, la sua rettitudine, la sua generosità durante il dialogo con l’Arcangelo. La visita alla cugina Elisabetta mostra una volta di più la delicata obbedienza di Maria, la sua sollecitudine e la sua carità attiva, seguite alle indicazioni, solo accennate, fornite dall’Angelo.
Al saluto di Maria, Lo Spirito Santo entrò in Elisabetta, la quale senza aver ricevuto alcuna confidenza, si è mostrata informata miracolosamente sull’incarnazione del Verbo. E’ dunque con termini pieni di rispetto, che saluta Maria e le dà il magnifico titolo di Madre del Signore, che la posterità le riconoscerà .
L’esplosione di felicità che sgorga dalle parole di Elisabetta fa sorgere in Maria, dal più profondo del suo cuore, il cantico del “Magnificat anima mea Dominum…”
Con la Cappella della rue du Bac
Festa della fede e della gioia,  la Visitazione è anche quella del servizio fraterno. In questo modo Maria ha ispirato molti Cristiani !
Santa Caterina, dopo aver incontrato la Vergine, ha lavorato all’ospizio di Reuilly, donandosi totalmente a Dio per 46 anni, fino alla morte, attraverso il servizio degli anziani e dei poveri …
Le grazie per l’oggi
Attraverso Maria, Dio colma tutta una famiglia ( quella vincenziana) di grazie e di benedizioni. Chiediamo la grazia di lasciar vivere, come Maria, Dio in noi, per trasmetterlo agli altri
Clausola
… Il frutto del tuo seno Gesù il Signore
Scintilla
Come Elisabetta, apriamo le porte a Maria.Quando lo Spirito Santo vede Maria in un’ anima vi si precipita…

La Natività

Lc 2, 10-11
… Ecco io vi annuncio una grande gioia, che sarà per l’ intero popolo, oggi è nato per voi il Salvatore.

Breve riflessione sul brano
La povertà è sempre stata molto mal vista dalla maggior parte degli uomini… invece, Gesù l’ha scelta per i suoi genitori e per se stesso. Questa sarebbe la situazione che noi immagineremmo per una nascita divina ? Dove sono i fasti, i confort, i lussi raffinati di cui i grandi della terra amano circondarsi ?
I primi adoratori di Cristo furono Maria e Giuseppe, fervorosamente uniti nel segreto più sublime.
I primi a visitare Gesù furono i pastori, gli escusi dalla società civile e religiosa di allora.
Nella povertà assoluta del presepio, regna un’atmosfera piena di letizia. La nascita del Salvatore del Mondo è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori come una grande gioia: « Gloria a Dio nell’alto dei cieli … »
Con la Cappella della rue du Bac
Natale, festa della nascita del Figlio di Dio a Betlemme, è anche festa della nascita spirituale del Cristo nel cuore dei credenti in tutti i luoghi del mondo e in tutti i tempi. Con la Madaglia miracolosa, Dio fa nascere e aumentare la fede in tutti i continenti : è il giorno di Natale !
Le grazie per l’oggi
Dio si incarna in un bambino e viene al mondo nella povertà. Chiediamo la grazia del distacco dalle ricchezze e dal prestigio sociale
Clausula
… il frutto del tuo seno Gesù nato a Betlemme, …
Scintilla
Non è il timore, ma l’amore che Dio vuole nei nostri cuori.

La Presentazione di Gesù al tempio

Lc 2, 28-30
Simeone prese in braccio il bambino e benedisse Dio dicendo: « Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, secondo la Tua Parola …. »

Breve riflessione sul brano
Umilmente, per conservare il segreto di Dio, Maria e Giuseppe vanno, secondo il rito prescritto da Mosè, a consacrare a Dio il loro figlio primogenito e a fare l’offerta dei poveri: due colombe bianche.
Che emozione gioiosa nel cuore dei genitori, ascoltando le parole di Simeone! Il loro segreto viene confermato dalla profezia, che indica Gesù come salvezza del mondo, luce delle nazioni e gloria di Israele. Ma il saluto di Simeone alla sacra famiglia lascia in loro un doloroso presentimento. Indirizzandosi a Maria, le annuncia che Gesù sarà posto a rovina e resurrezione di molti e lei stessa avrà il cuore trapassato da una spada …
Un’anziana vedova, Anna, vedendo il bambino lo riconobbe come Messia.
Con la Cappella della Rue du Bac
Ecco il Cristo servitore sofferente, ecco Maria, la Madre dal cuore trafitto: il rovescio della medaglia si esprime allo stesso modo. Con i due cuori, uno incoronato di spine, l’altro trapassato dalla spada, e la lettera M intrecciata con la Croce che la sormonta, racconta il mistero della vita di Cristo e di sua Madre, il mistero della Chiesa e dell’umanità, il mistero di tutta la vita umana. Non c’è gioia senza ombre su questa terra…
Le grazie per l’oggi
E’ tra le braccia di Maria che Simeone trova il Salvatore.
Chiediamo a Maria di donarci Gesù.
Clausola
… E benedetto il frutto del tuo seno Gesù presentato al tempio…
Scintilla
Simeone, Anna… un uomo, una donna… due laici…. Due profeti…

Gesù ritrovato nel tempio

Lc 2, 48
Figlio mio, perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io, ti abbiamo cercato angosciati !

Breve riflessione sul brano
Dodici anni, presso gli Ebrei, era l’età in cui si raggiungeva la maturità spirituale. Gesù segna il suo ingresso in questo nuovo periodo della sua vita, sottolineando con un comportamento fuorviante, che la regola del credente, di questa età, è quella di attaccarsi seriamente al servizio di Dio. Questo épisodio permette di cogliere meglio il fatto che Maria era partecipe al ministero del Figlio solo nella fede. Quanta angoscia ha attanagliato il cuore dei due genitori ! Questa assenza di tre giorni, a Gerusalemme, fa pensare alla passione e alla morte di Gesù nella stessa città.
Gesù bambino prepara così sua madre alla prova dell’ultima Pasqua, conducendola a comprendere più profondamente le esigenze della sua maternità divina.
Il dramma si è risolto nella gioia e nell’azione di grazie : Gesù era perduto ed è stato ritrovato …
Con la cappella della rue du Bac
Durante questi tre giorni, Maria soffre lontano da Gesù. Così Caterina, per cinque anni, ha vissuto un vero esilio. E’ contrariata a causa dell’opposizione di suo Padre che, davanti alla sua fermezza, ha finito per ammettere la sua vocazione. E’ con gioia che ha potuto entrare nel noviziato della rue du Bac il 21Aprile 1830.
Le grazie per l’oggi
Maria e Giuseppe hanno cercato Gesù con angoscia, fedelmente, nella preghiera, fino al suo ritrovamento. Chiediamo la grazia della perseveranza.
Clausola
.. il frutto del tuo seno Gesù perduto e ritrovato nel tempio …
Scintilla
Beata Vergine Maria, attenta a conservare la Parola di Dio e meditarla nel suo cuore!

Misteri Luminosi
si meditano il giovedí

Il racconto del secondo Evangelista, san Marco, inizia nel deserto, il cui simbolo è il leone, dove Gesù si ritira prima di iniziare la vita pubblica.

Marco ha accompagnato l’apostolo Paolo durante il suo primo viaggio. In seguito ha vissuto nella comunità di Roma, verso l’anno 70, a Roma fu il confidente e il segretario di Pietro. Il suo Vangelo dunque trasmette la dottrina e l’insegnamento del Capo degli Apostoli.

E’ il più breve dei Vangeli, scritto in uno stile semplice, vivo e pittoresco, ricco di dettagli concreti. Senza dubbio Pietro aveva conservato del suo mestiere di Pescatore l’attitudine ad osservare; qui le reazioni, i sentimenti sono colti dal vivo e i personaggi rappresentati in modo coinvolgente.

Il Battesimo di Gesù

Marco 1,11
Tu sei il moi Figlio prediletto ; in te ho posto la mia compiacenza.

Breve meditazione sul brano
Dopo 30 anni di vita nascosta, Gesù compie un atto stupefacente di umiltà, Lui il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, va verso il Giordano , mescolato tra folla dei peccatori che, attirati dalla predicazione del Battista, vengono a ricevere un battesimo di pentimento.
In questo preciso istante, il Padre lo glorifica. Che stupefacente testimonianza resa alla divinità di Gesù dalle altre due persone della Trinità! Il cielo si apre ; lo Spirito Santo discende visibilmente e viene a posarsi sulla testa del Salvatore; Il Padre parla e dichiara solennemmente che quest’uomo che si umilia fino alla condizione di peccatore è suo «Figlio diletto». Conferisce così al Figlio una sorta di consacrazione ufficiale.
Con la Cappella della rue du Bac
La scena del Giordano è l’annuncio magnifico del Battesimo cristiano. Nella cappella della Casa Madre delle Figlie della Carità, Santa Luisa de Marillac fondatrice della Compagnia assieme a san Vincenzo de Paoli, ci illumina con la sua profonda spiritualità. Predilige S. Giovanni e San paolo, e si meraviglia come essi davanti alla ricchezza del dono ricevuto nel battesimo che unisce la creatura al suo creatore ci rende Figli di Dio.
Le grazie per l’ oggi
La vita del battezzato è la vita di Cristo in lui. Chiediamo la grazia di consentire interamente a ciò che Dio vuole vedere in noi. « Non più resistenza a Gesù, non più azioni che per Gesù, non più pensieri che per Gesù, infine non più vita che per Gesù e per il prossimo», diceva santa luisa.
Clausola
… il frutto del tuo seno Gesù, battezzato nel Giordano…
Scintilla
Fa’ che il ami tutto ciò che Gesù ama…

Le Nozze di Cana

Giovanni 2,11
Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Per meditare questo mistero leggiamo un brano tratto da S. Giovanni. Non abbiamo scelta : il quarto evangelista è l’unico a riportare questo episodio.

Breve meditazione sul brano
Tre giorni dopo si celebrava un matrimonio a Cana di Galilea al quale partecipava la madre di Gesù. Anche Gesù era stato invitato al pranzo di nozze insieme ai suoi discepoli.
Un avvenimento banale trattiene l’attenzione di Maria : comincia a mancare il vino. Commossa dall’imbarazzo dei suoi ospiti, Maria si china verso Gesù e dice : « non hanno più vino. » La sua preghiera è formulata con tatto e discrezione, ma quanta fiducia c’è in questa breve supplica ! Gesù non ha ancora mai dato prova dei suoi prodigiosi poteri; nonostante ciò Maria conosce il segreto della sua potenza.Gesù risponde a sua madre con un rifiuto apparente, per sottolineare che Dio solo dispone del tempo. Ma siccome vuole insegnarci anche che Dio considera le nostre preghiere, accompagna le sue parole con uno sguardo e un tono di incoraggiamento, sebbene Maria si giri verso i servi con queste parole nelle quli si scorge una fiducia sconfinata : « Fate quello che vi dirà ».
Con la cappella della rue du Bac
Il primo miracolo di Gesù, il primo segno pubblico della sua potenza divina, si produce su indicazione di Maria. Nella Cappella, la Vergine Maria ci invita a credere nell’onnipotenza della sua intercessione : promette le grazie a quelli che porteranno la medaglia con fiducia. Il Vangelo delle nozze di Cana è inserito nella liturgia della Messa della festa della Madonna della Medaglia Miracolosa.
Le grazie per l’oggi
Come a Cana, Gesù è sempre presente e agisce nella nostra vita quotidiana. Ricorriamo con fiducia a sua madre : « Dove c’è lei c’è tutto», diceva S. Giovanni Bosco.
Clausola
…del tuo seno, Gesù che esaudisce Maria a Cana …
Scintilla
« Non hanno più vino. » La speranza si accompagna all’azione : « fate quello che vi dirà ».

L’ ‘appello alla Conversione

Marco 1, 15
I tempisono compiuti : il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo.

Breve meditazione sul brano
In queste due frasi, brevi e incisive, c’è come un richiamo all’eternità. Dio aveva preparato le menti in Israele attraverso messaggeri sempre più espliciti. L’attesa ora è terminata, ì ciò che annuncia un uomo di nome Gesù, la cui predicazione suscita un’immenza speranza.
Questa buona novella per gli uomini, è il regno, nel nostro mondo, della giustizia e della misericordia, è la vittoria del bene sul male, della vita sulla morte.
Gesù annuncia due disposizioni del cuore per accogliere questo regno di Dio che il suo èpèpmo attende : la conversione e la fede.
Con la cappella della rue du Bac
Nella navata della cappella, il primo ad accoglierci è san Vincenzo de Paoli. Nella sua vita di sacerdote, la scoperta della miseria spirituale è stata decisiva. Il ricorso al sacramento della riconciliazione è stato il rimedio che Dio ha suggerito nella festa del 25 gennaio del 1617, o come simbolo, della conversione di san Paolo. Questo avvenimento stava per far nascere una delle sue rgrandi opere finalizzate all’apostolato: la Congregazione della Missione.
Le grazie per l’oggi
Lasciamoci trascinare nella generosità si Dio. La Chiesa, malgrado tutte le sue debolezze, compie questo servizio di conciliazione dell’uomo con Dio.
La Vergine Maria, che è senza peccato, non attende che una parola un gesto, un richiamo per farci decidere a ricevere il sacramentoo del perdono.
Clausola
…Gesù che ci invita alla conversione…
Scintilla
« La verità vi farà liberi», Giovanni 8, 32.

La Trasfigurazione

Marco 9, 2
… Gesù prende con Lui , Pietro Giacomo e Giovanni, e li conduce, in disparte su un grande monte. E si trasfigura davanti a loro.

Breve meditazione sul brano
Gesù conduce in disparte Pietro Giacomo e Giovanni, i tre disceploli prediletti che ha già scelto per assistere al ritorno alla vita della Figlia di Giairo, e che prenderà con sè al Getzemani, e li conduce in alto sul monte Thabor. E là, Gesù si trasfigura. Non soltanto il suo viso ma anche le sue vesti divengono splendenti. Accanto a Gesù appaiono Mosè ed Elia : simbolo della perfetta armonia tra il vecchio e il nuovo testamento. La nube luminosa del padre, del figlio e dello Spirito va a posarsi sui discepoli. Come già sul Sinai, Dio parla attraverso la nube. La voce non si indirizza a Gesù, come durante il suo battesimo, ma ai discepoli. Li conferma nella loro fede alla divinità di Cristo : « Questi è il moi figlio diletto…». La voce li fortifica nella loro adesione alla sua dottrina e al suo insegnamento : « Ascoltatelo ».
Con la Cappella della rue du Bac
La cappella, è stata benedetta solennemente il 6 Agosto 1815… il giorno della Trasfigurazione !
Le grazie per l’oggi
La Transfigurazione del Signore getta una luce accecante sulla nostra vita quotidiana . Manifestandosi ai discepoli così com’è realmente ossia Figlio di Dio, il Cristo ci discopre il destino trascendente della nostra natura umana. Chiediamo per intercessione di Maria la la grazia di scoprire nella divinità di Gesù il sostegno nell’apostolato, la fede e la speranza nella prova
Clausola
… Gesù trasfigurato…
Scintilla
Come un Padre amoroso, Dio ci prepara alle prove della vita attraverso le grazie che ci uniscono più fortemente a Lui.

L’Eucarestia

Marco 14, 22 ; 24
« Prendete questo è il moi corpo »… e disse loro : « questo è il moi Sangue, il sangue dell’Alleanza, sparso per molti. »

Breve meditazione sul brano
L’Eucarestia, istituita da Cristo la vigilia della sua passione, è il grande mistero della fede. Con un alimento comune, con parole tanto semplici quanto forti, con un rito discreto e familiare, Gesù realizza il dono più totale. Il pane non ha cambiato apparenza, e neppure il vino, ma, attraverso la parola onnipotente del Figlio di Dio, la loro sostanza è cambiata nel corpo e nel sangue di Cristo. La formula della consacrazione del calice, più sviluppata che quella del pane, esprime più chiaramente il senso della nuova istituzione. Questa non ha soltanto per scopo quello di realizzare la presenza di Cristo sotto le apparenze del pane e del vino perchè sia il nutrimento dei fedeli. Riproduce in ogni istante il sacrificio della croce, ed è il memoriale del mistero pasquale.
Con la cappella della rue du Bac
Il sacramento dell’ Eucarestia è al centro della spiritualità dei tre grandi santi della Cappella. Santa Luisa, è piena di riconoscenza per « questa invenzione amorosa che ci unisce a Cristo », il cui disegno è di « santificare le anime attraverso questa presenza continua benchè invisibile ».
Le grazie per l’oggi
Preghiamo perchè tutte le nostre azioni divengano « atti eucaristici » come la lavanda dei piedi che S. giovanni ha messo nel suo Vangelo al posto dell’Istituzione dell’Eucarestia. Nell’Eucarestia noi uniamo tutti i nostri atti di offerta a Gesù. San Vincenzo traduceva con la sua espressione preferita : «  Darsi a Dio».
Clausola
…Gesù dolce ed umile di cuore …
Scintilla
Maria, primo tabernacolo della storia.

I Misteri Dolorosi
da meditare martedì e venerdì

Descriviamo la narrazione della Passione di Cristo, le diciotto ore terribili prima della sua morte ci fanno scoprire le profondità dell’amore di Dio per noi.

La descrizione della « Passione » fatta da Giovanni, che la liturgia romana fa leggere il Venerdì Santo, è la più toccante. Non soltanto S. Giovanni è un narratore impareggiabile, ma un testimone, che ha visto e udito. Discepolo della prima e dell’ultima ora , scrisse i suoi « ricordi » a Efeso (in Asia minore), verso la fine del I secolo.

Il suo Vangelo inizia «in cielo  », presso Dio, per questo, il suo simbolo è l’aquila. Il prologo, così coinvolgente, annuncia il mistero del Verbo di Dio incarnato, che appare come la chiave della storia. Giovanni, che è stato chiamato il teologo, ha, per primo, intravisto il posto di Maria nella storia della salvezza.

Il suo racconto , semplice, ma colorito e dettagliato, possiede una potenza evocativa straordinaria. L’Evangelista utilizza immagini della creazione : la luce, l’acqua, il vento, ma anche realtà quotidiane della sua epoca : la vite, il pane, il pastore. Giovanni ci lascia un’immagine viva del suo Maestro, lui il testimone e l’amico, la cui anima era in armonia con quella di Cristo.

L’Agonia di Gesù nel Getzemani

Marco 14,34
Disse loro : « La mia anima è triste fino a morirne. Destatevi e vegliate. »

Il 4° Vangelo, che suppone si conosca la vita di Gesù , passa sotto silenzio l’agonia (la parola in greco significa combattimento) di Gesù nel giardino degli olivi. Seguiremo dunque S. Marco, che ci regala un racconto semplice e patetico.

Breve meditazione sul brano
Nel giardino chiamato Getzemani, Gesù porta con sé i tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni, che hanno assistito alla trasfigurazione. Gesù è preso da angoscia mortale al pensiero dei tormenti che dovrà subire e una desolazione senza fine lo attanaglia: la tristezza per l ’amico tradito, del maestro abbandonato, del Messia respinto; l’orrore dei peccati e delle infamie di questa umanità; il dolore davanti all’ ingratitudine degli uomini, in cambio del suo amore e la perdita degli amici, che lo hanno abbandonato.
Nella prova, Gesù si volge al Padre con umiltà e fiducia. Prega da solo, poi ritorna verso i tre apostoli che si sono addormentati. Rimprovera tristemente Pietro e aggiunge un’ esortazione: «Vegliate e pregate…» Una seconda, poi una terza volta, Gesù si allontana per pregare. Quando raggiunge infine i suoi discepoli, Gesù è pronto per la lotta. La sua preghiera perseverante è esaudita. Fortificato dalla grazia, Gesù accetta il calice della passione.
Con la Cappella della rue du Bac
La Santa Vergine è apparsa a Santa Caterina, in piedi su un mezzo globo terrestre, i suoi piedi schiacciano il serpente, simbolo del Maligno. Nella lotta spirituale, non siamo soli. Maria combatte per noi e con noi, se glielo chiediamo.
Grazie per l’oggi
Pietro ama Gesù. Pensa di essere pronto al sacrificio. Ma nel momento cruciale, quando Gesù ha bisogno di lui, si addormenta… Che la preghiera divenga l’atto più importante della nostra vita…
Clausula
il frutto del tuo seno Gesù che non ha trovato consolatori.
Scintilla
Pregare con Gesù nell’ora della sua più grande prova, è la più grande carità che possiamo avere di fronte a lui.

La Flagellazione

Giov. 19, 39
Allora Pilato ordinò di condurre Gesù perché fosse flagellato.

Breve meditazione sul brano
Gesù è stato flagellato, si tratta di un fatto storico riportata da tutti e quattro gli Evangelisti, come un episodio che segna la sua passione.
Pilato da cui è stato condotto Gesù dopo la comparizione davanti al Gran Sacerdote Caifa, consegna Gesù ai flagellatori prima che fosse pronunziata la sentenza di morte. In effetti inbarazzato per questa situazione propone un’admistia. Ma un prigioniero famoso chiamato Barabba viene preferito dai Giudei. Pilato spera ancora di ammansire i nemici di Gesù, condannandolo al supplizio della flagellazione. I soldati romani spogliano Gesù delle sue vesti, lo legano ad una colonna e lo frustano con i flagelli composti da due o tre strisce di cuoio con alle estremità ossicini di pecora o sfere di metallo. Presso i Giudei il supplizio era limitato a 49 colpi. La flagellazione romana era particolarmente crudele. Gli esperti hanno rilevato sul lenzuolo di Torino le impronte di circa 120 colpi.
Con la Cappella della rue du Bac
Tra le vittime della brutalità umana ci sono quelli che subiscono la tortura per difendere la loro fede. Ordinato prete in questa cappella nel 1826 San Gabriele Perboire Prete della missione ha subito il martirio in Cina nel 1840 con delle modalità molto simili a Quelle di Cristo. Il suo corpo riposa nella cappella di S. Vincenzo .
Grazie per l’oggi
Aprire gli occhi, guardare la folla incurante e indifferente davanti allo spettacolo atroce delle torture inflitte a Gesù. Vedere i flagellatori scatenati colpirlo con crudeltà inaudita, Chiediamo la grazia di sostenere il prossimo nella sofferenza e di unirci a Gesù, come Maria, quando siamo noi a soffrire.
Clausule
… Il frutto del tuo seno Gesù flagellato per noi,
Scintilla
Posso dimenticare che il suo sangue è stato versato per noi?

Gesù è incoronato di spine

Giovanni 19,3
Andavano verso di lui e dicevano  : « salve , Re dei Giudei! » E lo chiaffeggiavano.

Breve meditazione sull’avvenimento
Quando i flagellatori furono stanchi di colpirlo slegarono Gesù gli gettarono sulle spalle sanguinanti un mantello color porpora , e gli misero sulla testa una corona di spine le cui punte gli lacerarono la testa e la fronte. Canzonandolo si prostravano davanti a lui per burla delle sue pretese regali, lo colpivano al volto. La regalità di Cristo, Re del cielo e della terra, è derisa, ma attraverso questo abisso d’umiliazione, la coronazione di spine lascia presagire il trionfo di Cristo re
La corona di spine , oggetto della venerazione dei cristiani, è stata esposta nella cattedrale di Parigi durante una solenne funzione alla presenza di San Luigi, Re di Francia, che, per conservarla, fece costruire la Sainte Chapelle nel 1246. La corona di spine è venerata a Notre-Dame tutti i primi venerdì del mese e i venerdì di quaresima.
Con la Cappella della rue du Bac
Durante il tempo del Noviziato, Suor Caterina vede, durante la messa, Cristo presente nell’Eucarestia. Il 6 Giugno 1830, nella festa della Santa Trinità: « Nostro Signoremi apparve come un Re, con la croce sul petto…» Questa visione testimonia della regalità eucaristica di Cristo. Del suo tabernacolo, Gesù-Eucarestia regna sull’universo: E’ il Dio onnipotente, il Signore davanti al quale ogni ginocchio si pieghi nel cielo, sulla terra e negli inferi.
Grazie per l’oggi
Che la Vergine Maria ci aiuti a riconoscere in ogni uomo ferito ed offeso il Volto Santo incoronato di Spine.
Clausola
… Il frutto del tuo seno Gesù coronato di spine..
Etincelle
Come S. Vincenzo diciamo sovente con amore : « O Salvatore! »

Gesu’ porta la croce

Giov. 19,17
Gesù portando la croce, andò verso il luogo detto cranio, o Calvario, in Ebraico : Golgota.

Breve meditazione sul brano
Secondo la legge, il condannato doveva portare fino al luogo del supplizio la pesante trave (patibulum) sulla quale sarebbe stato inchiodato o legato. In questa vecchia cava, fuori le mura di Gerusalemme, una piccolo rilievo roccioso alto circa 4m. Tre patiboli si profilano sul monticciolo chiamato Golgota.
Poco a poco, il ricordo del cammino seguito dal lugubre corteo è diventato l’oggetto della devozione crescente dei cristiani. Nel XVIII secolo si diffusero le 14 stazioni sotto l’influenza di S. Leonardo di Porto Maurizio che ne fece erigere 572, tra le altre quella del Colosseo a Roma. Ogni anno, il Papa lo percorre durante il Venerdì santo
Con la Cappella della rue du Bac
I quattordici quadri di marmo di Carrara ornano le pareti della Cappella dal 1930, centenario delle apparizioni. Come sempre, nove stazioni illustrano fatti riportati dagli Evangelisti, gli altri cinque episodi riportati dalla tradizione.
Percorrere il cammino della Croce, è penetrare nelle profondità dell’amore di Dio e scoprire la sorgente della nostra salvezza eterna. E’ anche imparare a portare i pesi gli uni degli altri.
Grazie per l’oggi
Coloro che hanno applaudito ai miracoli di Gesù, gli amici dei giorni felici, sono spariti. Solo un piccolo gruppo di donne gli è rimasto fedele e lo segue, così che colui che Gesù amava, come lui stesso si descriveva Giovanni. Cerchiamo di essere tra coloro che consolavano Gesù con la fedeltà del loro amore.
Clausole
..frutto del tuo seno Gesù, che porta la croce …
Scintilla
I poveri che soffrono sono il moi peso e il moi dolore,diceva S. Vincenzo.

La Crocifissione e la morte di Gesù

Giov. 19, 25-27
Gesù vedendo sua Madre, e vicino il discepolo che amava disse a sua Madre : « Donna ecco tuo figlio. » Poi disse al discepolo : « Ecco tua Madre. » E da quel momento il discepolo la prese con sé.

Breve meditazione sull’avvenimento
Erano le tre del pomeriggio. In quest’ora tragica, il Figlio di Dio sta per morire, ucciso dagli uomini. Senza resistenza il Signore del cielo e della terra sale sul supplizio della croce. Quale strazio nel cuore di sua Madre, che lo ha seguito fino al Calvario e sta diritta ai piedi della Croce !
Testimone oculare della morte di Gesù, Giovanni trascrive il Suo testamento. Anche quattro donne erano vicine alla croce. Davanti a questo gruppo, Gesù dichiara la sua volontà suprema : affida a sua madre il discepolo più amato e attraverso lui la sua Chiesa e l’umanità intera; e sulla terra, Giovanni terrà presso di sé la Madre di Gesù al posto del Figlio che sta per morire, la terrà nella sua casa, la nutrirà, l’amerà.
Dopo la sua morte, un’ ultima rivelazione dell’amore di Gesù ci è data da un ultimo atto che diventa simbolico : il suo cuore è trapassato da una lancia e ne esce sangue ed acqua.
Con la cappella della rue du Bac
Ai piedi della croce, Maria diventa madre degli uomini. Il dono della Medaglia nella nostra cappella è il regalo di una madre che protegge e guida i suoi figli per condurli a Dio. E Dio ha scelto per questo una cappella dedicata al Sacro Cuore !
Le grazie per l’oggi
Chiediamo di contemplare Cristo crocifisso, perfezione dell’amore, nella messa che rinnova senza fine il sacrificio della croce. L’altare delle nostre Chiese è un nuovo Calvario.
Clausole
il frutto del tuo seno Gesù crucifisso e morto slla croce…
Scintilla
Apparentemente, Gesù è abbandonato dal Padre, Maria è abbandonata dal Figlio. Quando la sofferenza diventa nsopportabile guardiamo a Gesù, guardiamo a Maria.

I Misteri Gloriosi
da meditare il mercoledì e la domenica

I misteri gloriosi celebrano il trionfo di Cristo sul potere delle tenebre.

San Matteo, uno dei dodici apostoli, che inizialmente era un esattore delle imposte, racconta minuziosamente le abitudini di vita della Palestina, e cita frequentemente l’ Antico Testamento per dimostrare che Gesù è il Messia atteso, il Re dei Giudei, Colui che ha portato a termine le Scritture.

Il suo simbolo è l’uomo, perché inizia la sua testimonianza con la genealogia di Gesù

Con grande preoccupazione pedagogica, propone una catechesi in capitoli ben organizzati : cinque grandi discorsi poi la narrazione della Passione. L’Evangelista fa scoprire la Chiesa, con la coscienza che è il vero Israele il Popolo di Dio che porterà frutto.

La Resurrezione

Matteo 28, 5-6
…so che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui, è risorto come aveva predetto.

Breve meditazione sul brano
La Resurrezione di Cristo è l’avvenimento più importante della Storia, sul quale si basa il Cristianesimo. « E’ Risorto ! » Questo fu il grido, nel mattino di Pasqua, il grido di gioia dei discepoli. Questa professione di fede, la sigilleranno con il loro sangue. Gli undici, a cui Gesù è apparso riconobbero Gesù vivo. Per 40 giorni, potranno parlare con lui, toccarlo, cenare con lui
Solo Matteo, tra gli Evangelisti, ha cercato di evocare la Resurrezione, sobriamente e discretamente, a partire dalla testimonianza delle donne, alle quali l’angelo è apparso, ma egli si trattenne dal descrivere la Resurrezione, mistero che avvenne senza testimoni.
L’angelo affida alle donne un messaggio per gli Apostoli. Gesù stesso viene ad incontrarli e ripete loro lo stesso ordine.
Con la Cappella della rue du Bac
La Resurrezione di Cristo è il messaggio centrale della nostra fede. La professiamo nel Credo, come la Resurrezione dei morti. Alla Cappella, la presentazione, alla venerazione dei fedeli, del cuore di S. Vincenzo, delle reliquie di S. Luisa e del corpo di S. Caterina, ritrovato intatto nel 1933, ci interpella sulla fine ultima alla quale siamo destinati. Con S. Paolo, osiamo dire con speranza : « O morte dov’è la tua vittoria ? ».
Le grazie per l’oggi
Che la speranza, radicata nella vittoria pasquale di Cristo risorto che ci rivela il trionfo della vita, stimoli il nostro ardore nelle lotte della vita.
Clausola
…il frutto del tuo seno Gesù risorto per noi
Scintilla
Siamo già salvati. Basta la nostra buona volontà. Dio è nostro e noi siamo di Dio, se lo vogliamo.

L’Ascensione

Luca 24, 51
Mentre li benediceva, si separò da loro e fu trasportato in cielo.

San Luca è il solo evangelista che ricorda l’Ascensione di Gesù e la racconta due volte. Nel suo Vangelo, il racconto è molto breve, è molto più dettagliato negli Atti degli Apostoli.

Breve meditazione sul brano
Il quarantesimo giorno dopo la Risurrezione, Gesù apparve un’ultima volta ai suoi discepoli nel Cenacolo, a Gerusalemme. Dopo aver condiviso la cena, diede loro appuntamento al monte degli Olivi. Gesù ha dunque rifatto il percorso della notte del Giovedì Santo. Che differenza tra il Gesù del Getzemani e quello della Resurrezione ! Il primo si piega sotto il peso di un dolore che lo fa sudare sangue; il secondo è trionfatore della morte e dell’inferno in una gloria radiosa.
Il gruppo attraversa il giardino del Getzemani e sale il Monte degli Olivi fino in cima. Là, Gesù indirizza ai suoi discepoli un addio solenne, e dopo un’ultima benedizione, si solleva maestosamente davanti ai suoi discepoli prostrati, e una nube luminosa lo nasconde ai loro sguardi.
Con la Cappella della rue du Bac
L’ultimo gesto di Gesù è una benedizione. Quanta delicatezza! Oggi, Gesù continua ad avvolgere ciascuno di noi della stessa sollecitudine e dello stesso amore che durante la sua vita mortale. Alla Cappella la benedizione delle medaglie ce lo ricorda. Con la benedizione, gesto sacro istituito dalla Chiesa, siamo preparati a ricevere le grazie e disposti a rispondervi.
Le grazie per l’oggi
Gesù è salito al cielo ma ritornerà tra noi. Durante la Messa dopo la consacrazione, chiediamo con fervore la seconda « venuta di Gesù Cristo nostro Salvatore ».
Clausola
…il frutto del tuo seno Gesù che è salito al cielo,
Scintilla
La Croce è l’inizio dell’Ascensione.

La Pentecoste

Atti 2, 1-4
Videro come un fuoco che si divideva in lingue che si posavano su ciascuna di loro. Allora furono tutti ripieni di Spirito Santo.

Breve meditazione sul brano
Dopo l’ascensione il momento è cruciale : il Cristo è scomparso, non è più presente visibilmente. Con Maria e le Sante donne, riferisce lo Storico S. Luca, gli apostoli attendevano nel Cenacolo che si realizzasse la promessa di Gesù dopo dieci giorni di ritiro nel cenacolo il prodigio straordinario che gli Apostoli, i discepoli e gli Ebrei stessi guardano come un evidente miracolo. Un vento impetuoso riempie il Cenacolo. Lingue di fuoco appaiono e si dispongono su ciascuno di loro. Lo Spirito santo prende possesso della Chiesa di Cristo. Questi uomini ordinari e creativi si mettono a parlare in lingue e cessano di aver paura, proclamano sulla piazza la divinità di Cristo
Con la Cappella della rue du Bac
Un bel mosaico ci richiama il ricordo dell’ irruzione dello Spirito Santo nella vita di santa Luisa de Marillac. Il giorno di pentecoste del 1623, nella Chiesa di St.-Nicolas-des-Champs a parigi, Luisa riceve ogni consolazione e l’annuncio della sua missione. Conservò tutta la sua vita una devozione particolare per la terza persona della Santissima Trinità.
Le grazie per l’oggi
Lo Spirito Santo è all’opera nella Chiesa e nelle nostre vite che ad esempio degli Apostoli, che trasformati improvvisamente dalla visita dello Spirito di Dio, diventiamo operai infaticabili del suo regno
Clausola
…del tuo seno Gesù che ha inviato lo Spirito santo alla sua Chiesa
Scintilla
Come gli apostoli, fare il ritiro con Maria per rendersi disponibili allo Spirito santo.

L’Assunzione

Nessun testo della Scrittura afferma esplicitamente l’Assunzione di Maria implicitamente contenuta nel Vangelo e insegnata dalla Chiesa.

Breve meditazione sul brano
L’ultima dimora della santa Vergine è probabilmente la città di Efeso. La al termine della sua vita terrestre (la tradizione orientale utilizza la parola « dormitio »), Maria è stata elevata in corpo e anima alla gloria del cielo. Il corpo di Maria non ha conosciuto la corruzione. Il primo Novembre 1950, Pio XII ha proclamato solennemente nel dogma dell’Assunzione di Maria, la partecipazione unica alla Resurrezione del Cristo eanticipazione della nostra propria resurrezione. Questo privilegio accordato alla vergine Maria deriva dalla sua Maternità divina. Quando per l’uomo peccatore, la resurrezione non si realizzerà che nell’ultimo giorno, per la Vergine Maria, esente da ogni colpa personale e preservata dal peccato originale, la glorificazione del suo corpo è stata immediata.
Con la Cappella della rue du Bac
Qui nel 1830 Caterina ha visto la Santissima Vergine, « in carne ed ossa» ha detto, « con una veste di seta bianca aurora». Ha ricevuto da Maria la Missione di far coniare una Medaglia la cui diffusione straordinaria ha preparato il dogma dell’Immacolata Concezione , proclamato nel 1854.
Grazie per l’oggi
Maria è la prima creatura a condividere già la vittoria del Cristo risorto, mostrandoci in anticipo la gloria che ci è riservata. Chiediamo la grazia di non passare un solo giorno senza indirizzarci a Maria nostra Madre, una fervente preghiera e, meglio ancora, di recitare il rosario.
Clausola
…il frutto del tuo seno Gesù che ti ha accolta in cielo
Scintilla
Maria, Aurora del mondo nuovo.

Maria Regina del Cielo

Maria è madre del Re, Madre del Creatore e Madre del Salvatore. Maria è dunque Regina.

Breve meditazione sul brano
Nel 1954, per il centenario del dogma dell’Immacolata Concezione, il Papa Pio XII ha istituito la festa liturgica di « Maria Regina », il 22 Agosto. Non si tratta di una nuova verità da credere . In effetti, la dignità regale di Maria ha sempre formato nei documenti antichi della Chiesa e nei libri liturgici. L’ intenzione del Papa era di offrire ai Cristiani una occasione di lodare Maria rianimando la memoria di questa tradizione antica alla quale corrisponde anche una ricca iconografia. Più vicino a noi, il Concilio Vaticano II ha ricordato che la vergine Immacolata, dopo essere stata Assunta in Corpo e anima alla gloria del cielo è stata esaltata dal Signore come Regina dell’Universo.Bisogna comprendere la regalità di Maria nello Spirito del Vangelo, ossia come un servizio. Maria è una regina materna, poiché è nostra madre nell’ordine della grazia, è una regina supplice che intercede per gli uomini.
Con la Cappella della rue du Bac
Contempliamo Maria nell’affresco rappresentante il paradiso, dove Maria regna con semplicità, la contempliamo attraverso i due cuori della cupola, brucianti di Carità, attraverso la Vergine del globo che porta con amore la terra contro il suo cuore, attraverso la Vergine dei raggi coronata di stelle, associata perfettamente all’unico Redentore e all’unico Mediatore
Grazie per l’oggi
Maria aspetta che : le si chieda di versare nei nostri cuori le grazie divine. Quelle che lei preferisce cioè di trasformarci da peccatori in santi.
Clausola
il frutto del tuo seno Gesù che ti ha incoronata Regina…
Scintilla
Amare e far amare la nostra Regina.

PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II NELLA CAPPELLA

0 Maria concepita senza peccato,prega per noi che ricorriamo a te.

É la preghiera che tu o Maria hai ispirato a Santa Caterina Labouré, in questo luogo, 150 anni fa e tale invocazione, incisa sulla Medaglia, è ora portata e pronunciata da tanti fedeli in tutto il mondo! […]

Tu sei benedetta tra tutte le donne!

Vergine Santa sei stata associata intimamente all’opera della nostra redenzione, unita alla croce del Salvatore; il tuo cuore è stato trapassato, accanto al Suo Cuore ed ora nella gloria del tuo Figlio, non cessi di intercedere per noi poveri peccatori.

Vegli sulla Chiesa di cui sei Madre, vegli su ciascuno dei tuoi figli. Ottieni da Dio per noi, le grazie simboleggiate dai raggi di luce, che escono dalle tue mani aperte, con la sola condizione che te le chiediamo che ci accostiamo a te con la fiducia, il coraggio, la semplicità di un bambino.

Così ci conduci incessantemente verso il Tuo Divin Figlio.

Giovanni Paolo II (1980)

NOVENA ALLA MADONNA DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA

O Vergine immacolata, Madre di Dio e Madre nostra con la più viva confidenza nella tua potente intercessione tante volte manifestata per mezzo della tua Medaglia, umilmente ti supplichiamo di volerci ottenere le grazie, che ti chiediamo con questa novena.

Richiesta di una grazia …

O Vergine della Medaglia Miracolosa che sei apparsa a Santa Caterina Labouré come mediatrice del mondo e di ogni anima in particolare, con fiducia affidiamo alle tue mani e al tuo cuore le nostre suppliche.

Degnati di presentarle al Tuo Divin Figlio e di esaudirle, se sono conformi alla Divina Volontà e utili alle nostre anime.

E, dopo aver volto verso Dio le mani supplichevoli, abbassale su di noi e avvolgici con i raggi delle tue grazie, rischiarando le nostre menti, e purificando i nostri cuori, affinché, con il tuo aiuto, possiamo giungere un giorno alla beata eternità.

Amen.

PREGHIERA DEI MALATI NELLA CAPPELLA

Vergine Maria,
Madre di Misericordia
con fiducia filiale
mi rivolgo a Te.
Credo fermamente
che tu mi sostenga nella sofferenza,
come hai fatto con Gesù,
tuo Figlio, nel cammino verso il Calvario.
Quando la mia croce sarà troppo pesante,
aiutami a portarla
e a non scoraggiarmi.
Vergine Maria, Madre nostra
prega per me e per tutti coloro
che mi aiutano e manifestano il loro affetto.
Per tua intercessione,
Gesù Tuo Figlio ci colmi,
della sua Pace
e ci mantenga nella Speranza.

fonte Totus Tuus

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