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Essere degni dell’Eucarestia

di Joseph Ratzinger, giugno 2004

1. Presentarsi a ricevere la santa comunione dovrebbe essere una decisione consapevole, fondata su un giudizio ragionato riguardante il proprio essere degni a farla, secondo i criteri oggettivi della Chiesa, ponendo domande del tipo: “Sono in piena comunione con la Chiesa cattolica? Sono colpevole di peccato grave? Sono incorso in pene (ad esempio scomunica, interdetto) che mi proibiscono di ricevere la santa comunione? Mi sono preparato digiunando almeno da un ora?”. La pratica di presentarsi indiscriminatamente a ricevere la santa comunione, semplicemente come conseguenza dell’essere presente alla messa, è un abuso che deve essere corretto (cf. l’istruzione “Redemptionis Sacramentum”, nn. 81, 83). 2. La Chiesa insegna che l’aborto o l’eutanasia è un peccato grave. La lettera enciclica “Evangelium Vitae”, con riferimento a decisioni giudiziarie o a leggi civili che autorizzano o promuovono l’aborto o l’eutanasia, stabilisce che c’è un “grave e preciso obbligo di opporsi ad esse mediante obiezione di coscienza. […] Nel caso di una legge intrinsecamente ingiusta, come è quella che ammette l’aborto o l’eutanasia, non è mai lecito conformarsi ad essa, ‘né partecipare ad una campagna di opinione in favore di una legge siffatta, né dare ad essa il suffragio del proprio voto'” (n. 73). I cristiani “sono chiamati, per un grave dovere di coscienza, a non prestare la loro collaborazione formale a quelle pratiche che, pur ammesse dalla legislazione civile, sono in contrasto con la legge di Dio. Infatti, dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. […] Questa cooperazione non può mai essere giustificata né invocando il rispetto della libertà altrui, né facendo leva sul fatto che la legge civile la prevede e la richiede” (n. 74).

3. Non tutte le questioni morali hanno lo stesso peso morale dell’aborto e dell’eutanasia. Per esempio, se un cattolico fosse in disaccordo col Santo Padre sull’applicazione della pena capitale o sulla decisione di fare una guerra, egli non sarebbe da considerarsi per questa ragione indegno di presentarsi a ricevere la santa comunione. Mentre la Chiesa esorta le autorità civili a perseguire la pace, non la guerra, e ad esercitare discrezione e misericordia nell’applicare una pena a criminali, può tuttavia essere consentito prendere le armi per respingere un aggressore, o fare ricorso alla pena capitale. Ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia.

4. A parte il giudizio di ciascuno sulla propria dignità a presentarsi a ricevere la santa eucaristia, il ministro della santa comunione può trovarsi nella situazione in cui deve rifiutare di distribuire la santa comunione a qualcuno, come nei casi di scomunica dichiarata, di interdetto dichiarato, o di persistenza ostinata in un peccato grave manifesto (cf. can. 915).

5. Riguardo al peccato grave dell’aborto o dell’eutanasia, quando la formale cooperazione di una persona diventa manifesta (da intendersi, nel caso di un politico cattolico, il suo far sistematica campagna e il votare per leggi permissive sull’aborto e l’eutanasia), il suo pastore dovrebbe incontrarlo, istruirlo sull’insegnamento della Chiesa, informarlo che non si deve presentare per la santa comunione fino a che non avrà posto termine all’oggettiva situazione di peccato, e avvertirlo che altrimenti gli sarà negata l’eucaristia.

6. Qualora “queste misure preventive non avessero avuto il loro effetto o non fossero state possibili”, e la persona in questione, con persistenza ostinata, si presentasse comunque a ricevere la santa eucaristia, “il ministro della santa comunione deve rifiutare di distribuirla” (cf. la dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, “Santa comunione e cattolici divorziati e risposati civilmente”, 2000, nn. 3-4). Questa decisione, propriamente parlando, non è una sanzione o una pena. Né il ministro della santa comunione formula un giudizio sulla colpa soggettiva della persona; piuttosto egli reagisce alla pubblica indegnità di quella persona a ricevere la santa comunione, dovuta a un’oggettiva situazione di peccato.

[N.B. Un cattolico sarebbe colpevole di formale cooperazione al male, e quindi indegno di presentarsi per la santa comunione, se egli deliberatamente votasse per un candidato precisamente a motivo delle posizioni permissive del candidato sull’aborto e/o sull’eutanasia. Quando un cattolico non condivide la posizione di un candidato a favore dell’aborto e/o dell’eutanasia, ma vota per quel candidato per altre ragioni, questa è considerata una cooperazione materiale remota, che può essere permessa in presenza di ragioni proporzionate.]

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3 commenti leave one →
  1. marianna permalink
    31 marzo 2010 23:19

    se ci sedessimo a tavola con le mani sporche, senza la fame, o troppo ingordi per accorgerci di quel che mangiamo; se ci sedessimo a tavola affannati per le mille cose, fra vari pensieri senza accorgerci di chi è con noi, se ci sedessimo a tavola con la solita abitudine dando per scontato tutto, se ci sedessimo a tavola…. certamente finiremmo per perdere il gusto, il senso, la pienezza dei momenti, dei sapori, delle relazioni che fanno bella la nostra vita. la cosa straordinaria è sapere che, nonostante a tutti noi spesso capita di non lavare le mani, sentirci già sazi, essere ingordi, affannati, distratti, abitudinari…, anche se noi la maggior parte delle volte siamo così il cibo non smette mai di nutrirci.
    forse Gesù Cristo si è tirato indietro quando si è trattato di dare se stesso a pubblicani e prostitute (e chissà quanti aborti)? forse Dio si tira indietro e non si dà a chi ha gravemente peccato ma contrito domanda perdono? se tolgo da mangiare a un peccatore come posso credere che questi possa convertirsi e rendere feconda la sua vita? non raccontatemi la solita storia che ci sono altri modi per arrivare a Dio. la Parola non si mangia ma si ascolta, il perdono si chiede ma se poi non posso mettermi di nuovo a tavola con la mia famiglia di che vivo? forse il problema è un altro: la giustizia di Dio è la misericordia e questa capacità è piena solo in Lui e forse le leggi della chiesa servono come compromesso tra quello che sappiamo di Dio (che è misericordia) e quella nostra giustizia che cerca altenative calcolabili tra peccato e penitenza in nome della misericordia.
    forse essere degni di ricevere Dio non significa solo non aver peccato, ma riconoscere che solo Lui è l’unico nutrimento che cambia dal di dentro il nostro cuore e che ci rende sempre più conformi a lui. credo che il vero peccato sia smettere di credere che Lui, nel dono gratuito di sè (nonostante noi), è l’unico nutrimento che dona senso, forza. sapore, bellezza alla nostra vita.

    • Alessandro permalink*
      6 aprile 2010 23:00

      Cara Marianna non ho ben compreso quello che vuoi dire quando affermi che le leggi della chiesa sono una psecie di compromesso. Non so come rispondere a queste tue parole; forse è meglio se ti rivolgi ad un sacerdote. Ma se sei convinta che si può dire si a Dio e no alla chiesa è sbagliato. Puoi leggere quì
      ti propongo una riflessione suòlla eucarestia:
      “Non possiamo comprendere l’Eucarestia, se non abbiamo fame del suo pane vivente. Non sbagliamoci di fame: quando si parla di fame nel mondo si pensa soprattutto a quel terribile morso che distrugge sino allo sfinimento tanti corpi in tanti paesi: è una piaga vergognosa aperta nel fianco dell’umanità. Ma vi è altra fame di quella: viviamo in mezzo a gente che ha fame di danaro, di potere, di onore ed è pronta a tutto consumare, a tutto divorare, a correre non importa dove, verso non importa quale promessa. Queste folle che sono come pecore senza pastore, facevano piangere di compassione Cristo. (Mc 6, 34). Ma dove sono le genti che hanno fame di Dio? Siamo veramente il popolo che ha fame del Dio vivente, fame non solo della parola che esce dalla sua bocca, ma fame del suo corpo al tempo stesso crocifisso e glorioso? Questa fame di Dio può anche essere ingannevole, se abbiamo una falsa immagine dell’Eucarestia. Alla comunione, non accogliamo Dio a misura dei nostri desideri, dei nostri bisogni: la messa non è in primo luogo l’espressione delle nostre preoccupazioni e delle nostre speranze, il volto dei nostri sogni, ma la trasfigurazione e la divinizzazione delle nostre esistenze. L’Eucarestia è il pane di ciò che l’uomo non può darsi da se stesso e senza il quale non può essere pienamente uomo, tale che Dio l’ha foggiato. L’Eucarestia ci getta totalmente nelle mani del Padre dei cieli, dispensatore del nostro pane quotidiano. Come la manna nel deserto era il nutrimento deperibile, che sfuggiva al momento stesso in cui qualcuno voleva stoccarlo, egualmente il pane eucaristico, pure sceso dal cielo, significa la gratuità dell’amore di Dio, accolto giorno per giorno, nella freschezza della novità di ogni mattino.
      Aver fame di Dio

      • marianna permalink
        9 aprile 2010 09:44

        molto bello grazie!
        il mio commento non è affatto contro la chiesa e anzi, non era un commento fatto con risentimento o rancore o disprezzo. credo e amo Cristo e la nostra chiesa, spero e vorrei crescere e esserne sempre più parte con i miei limiti e pregi…
        Con “leggi della chiesa” intendo solo dire che ovviamente è necessario, come in tutte le istituzioni, avere un regolamento che normi il vivere quotidiano, le nostre fatiche ed esuberanze, le nostre gioie e la nostra forza…..ciò non toglie che la misericordia di Dio sia più grande.

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