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Eucarestia: lui è li’…. nel tabernacolo!

San Pietro Giuliano Eymard, DIRETTORIO PER L’ADORAZIONE IN SPIRITO E VERITA’: Egli c’e’, vivente e vuole che noi gli parliamo

San Pietro Giuliano Eymard

Pater tales quaerit, qui adorent eum (Jo 4, 23).

1. ORIENTAMENTO GENERALE.

L’adorazione eucaristica ha per oggetto la Persona Divina di N. S. Gesù Cristo, presente nel SS.mo Sacramento. Egli c’è, vivente e vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.

Tutti Possono parlare a Nostro Signore; non è forse là per tutti? Non disse egli: “Venite a me, voi tutti”?

Questo colloquio che s’intreccia tra l’anima e Nostro Signore è appunto la vera meditazione eucaristica, è l’adorazione.

L’adorazione è una grazia per tutti. Ma per non sprecarla e non cadere nella disgrazia di farla per abitudine, e per evitare l’aridità dello spirito e del cuore, gli adoratori devono ispirarsi all’attrattiva particolare della grazia, ai misteri della vita di Nostro Signore, della SS.ma Vergine, o alle virtù dei Santi, con lo scopo di onorare il Dio dell’Eucaristia per tutte le virtù della sua vita mortale, e per le virtù di tutti i Santi, dei quali egli fu un tempo la grazia e il fine, ed è ora la corona di gloria.

Calcolate quell’ora di adorazione che vi è toccata, come un’ora di Paradiso; andateci come si va al cielo, come si va al banchetto divino, ed essa sarà desiderata, e salutata con trasporto. Alimentatene soavemente il desiderio nel vostro cuore. Dite a voi stesso: “Per quattr’ore, per due, per un’ora io starò ad un’udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera”.

Quando vi capitasse un’ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande perché sarà più sofferente: è un’ora privilegiata, la quale sarà contata per due.

Quando per infermità, per malattia o per impossibilità non vi è possibile fare la vostra ora di adorazione, lasciate che per un momento il vostro cuore si rattristi, poi mettetevi in adorazione spirituale, in unione con quelli che in quel frattempo si dedicano all’adorazione. Allora nel letto del vostro dolore, in viaggio, o durante l’occupazione che avete tra mano, state in più concentrato raccoglimento; e riceverete il medesimo frutto che se aveste potuto adorare ai piedi del Buon Maestro: quest’ora sarà computata a vostro favore, e forse sarà anche raddoppiata.

Andate da N. Signore così come siete; la vostra meditazione sia naturale. Attingete dal vostro patrimonio individuale di pietà e di amore, prima di pensare a servirvi dei libri; amate il libro inesauribile dell’umiltà amorosa. E’ certo buona cosa che un buon libro vi accompagni , per rimettervi in carreggiata quando lo spirito volesse sviarsi e i sensi assopirsi; ma tenete bene a mente che il nostro Buon Maestro preferisce la povertà del nostro cuore anche ai più sublimi pensieri ed affetti presi in prestito da altri.

Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore, non quello degli altri; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione naturale del nostro amore per Lui.

Il non voler andare da Nostro Signore colla propria miseria o povertà umiliata, spesso è frutto di un sottile amor proprio, d’impazienza e di pigrizia; eppure è proprio quello che nostro Signore preferisce, ama e benedice più di ogni altra cosa.

Attraversate giornate di aridità? Glorificate la grazia di Dio, senza la quale voi non potete nulla. Rivolgete allora la vostra anima al cielo, come il fiore allo spuntar del sole apre il suo calice, per accogliervi la rugiada benefica.

Vi trovate in uno stato d’impotenza assoluta? Lo spirito è nell’oscurità, il cuore sotto il peso del proprio nulla, il corpo è sofferente? Fate allora l’adorazione del povero; uscite dalla vostra povertà e andate a posarvi in Nostro Signore. Offritegli la vostra povertà affinché egli l’arricchisca: è questo un capolavoro degno della sua gloria.

La tentazione, la tristezza vi travaglia? Tutto vi disgusta, tutto vi porta a tralasciare l’adorazione, sotto il pretesto che offendereste Dio, che lo disonorereste anziché servirlo? Non ascoltate questa speciosa tentazione. In tal caso voi farete l’adorazione del combattimento e della fedeltà a Gesù, contro voi stesso. No, no, che voi non gli fate dispiacere; anzi lo rallegrate, il vostro Buon Maestro che vi guarda, lui che ha permesso a Satana di turbarvi. Egli vuole da voi l’omaggio della perseveranza, fino all’ultimo minuto del tempo che noi dobbiamo consacrargli.

La confidenza, dunque, la semplicità e l’amore vi accompagnino sempre nell’adorazione.

2. L’AMORE SIA LA VOSTRA BUSSOLA.

Volete essere fortunato in amore? – Vivete continuamente nella bontà di Gesù Cristo, che è sempre nuova per voi; seguite in Gesù il dramma del suo amore, contemplate la bellezza delle sue virtù, la luce del suo amore, piuttosto che i suoi ardori: in noi il fuoco dell’amore passa presto ma la verità di esso rimane.

Cominciate tutte le vostre adorazioni con un atto di amore, e aprite deliziosamente la vostra anima alla sua azione divina. Sovente nell’adorazione vi fermate a mezza strada il motivo è che voi avete cominciato da voi stesso; e anche se cominciate da qualche altra virtù che non sia l’amore, voi sbagliate strada. Forse che il bambino non abbraccia la mamma, prima di obbedirle? – L’amore è la sola porta del cuore.

Volete essere nobile in amore? – Parlate all’Amore di lui stesso. Parlate a Gesù del suo Padre Celeste, che egli ama tanto, parlategli delle fatiche da lui intraprese per la gloria del Padre: rallegrerete tanto il suo cuore, ed egli vi ripagherà con altrettanto amore.

Parlate a Gesù del suo amore per tutti gli uomini: si dilaterà il suo cuore, si dilaterà il vostro cuore di felicità e di amore.

Parlate a Gesù della sua santa Madre da lui amata così intensamente; gli rinnoverete la felicità di sentirsi un buon figliolo; parlategli dei suoi santi, per glorificare la sua grazia in loro.

Il vero segreto dell’amore è questo: obliare se stesso, come S. Giovanni Battista, per esaltare e glorificare il Signore Gesù.

Il vero amore non guarda a ciò che dà, ma a quello che l’Amato merita.

Allora Gesù, contento di voi, vi parlerà di voi stessi. Vi dirà l’amore che sente per voi e il vostro cuore si dilaterà ai raggi di questo sole, come il fiore, umido e infreddolito dalla notte, che si schiude ai raggi dell’astro del giorno. La sua dolce voce penetrerà l’anima vostra, come il fuoco penetra un corpo infiammabile. E voi direte, con la Sposa del Cantico: – “La mia anima si è liquefatta di felicità alla voce del mio diletto”, Allora voi lo ascolterete in silenzio, o meglio, voi passerete all’azione più forte e soave dell’amore: voi vivrete in lui.

Ciò che più tristemente impedisce lo sviluppo dell’amore e della grazia in noi è questo, che non appena noi arriviamo ai piedi del Buon Maestro, incominciamo senz’altro a parlargli di noi, dei nostri peccati, dei nostri difetti, della nostra povertà spirituale; ci affatichiamo insomma lo spirito alla vista delle nostre miserie e ci attristiamo il cuore alla vista della nostra ingratitudine e della nostra infedeltà. La tristezza conduce al dolore, il dolore allo scoraggiamento, e occorrerà poi molta umiltà e parecchio sforzo per districarsi da questo labirinto e ritrovarsi liberi in Dio.

Non fate più così. Siccome il primo movimento dell’anima influisce ordinariamente su tutta l’azione, dirigetevi subito verso Dio e ditegli: – “O buon Gesù, quanto sono contento e felice di venire a trovarti; di venire a passare quest’ora con te, per dirti il mio affetto! Quanto sei buono per avermi chiamato! Quanto sei amabile, tu che ami una creatura così povera come me! Oh, sì, io ti voglio tanto bene!”

L’amore allora vi ha già aperta la porta del cuore di Gesù: entrate, amate, adorate!

3. L’EUCARISTIA COMPENDIO DEL CRISTIANESIMO.

Per adorare con frutto bisogna ricordarsi che Gesù Cristo è presente nel l’Eucaristia, in essa glorifica e continua tutti i misteri e tutte le virtù della sua vita mortale.

Bisogna pensare che l’Eucaristia è Gesù Cristo passato, presente e futuro; che l’Eucaristia è l’ultimo stadio dello svolgimento dell’Incarnazione e della vita mortale del Salvatore; che Gesù Cristo ci dà in essa tutte le grazie; che tutte le verità fanno capo all’Eucaristia, poiché essa è Gesù Cristo stesso.

La SS.ma Eucaristia sia dunque il punto di partenza per meditare i misteri, le virtù e le verità della religione. Essa è il fuoco, le altre virtù sono soltanto dei raggi. Partiamo dal fuoco e noi stessi irraggeremo.

Che cosa c’è di più semplice che il vedere le analogie tra la nascita di Gesù nella stalla e la sua nascita sacramentale sull’altare e nei nostri cuori?

Chi non vede che la vita nascosta di Nazaret continua nella Divina Ostia del Tabernacolo e che la Passione dell’Uomo-Dio del Calvario si rinnova nel Santo Sacrificio, in ogni istante della sua durata e in tutti i luoghi del mondo?

Nostro Signore non è dolce ed umile di cuore nel Sacramento, come già lo fu durante la sua vita mortale? Non è continuamente il Buon Pastore, il Consolatore, l’Amico del cuore?

Beata l’anima che sa trovare Gesù nell’Eucaristia e nell’Eucaristia tutte le Cose!

Visto Per delegazione del Superiore. Nulla osta.
Roma, 7, ottobre 1947
D. FORTUNATO DELPOGETTO

Imprimatur.
Alba Pompeia, 12 ottobre 1947
CAN. P. GIANOLIO, Vicario Gen.

da Totus Tuus

One Comment leave one →
  1. antonella lignani permalink
    28 luglio 2010 03:59

    Penso che sia quanto mai necessario riscoprire questa dimensione del culto, soprattutto per quanto riguarda il tabernacolo.

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