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Ascolta

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.
Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti dò, ti stiano fissi nel cuore.(Dt 6,4-6)

messaggio del 25 ottobre, Medjugorie

25 ottobre 2009

Cari figli, anche oggi vi porto la mia benedizione e vi benedico tutti e vi invito a crescere su questa strada che Dio ha incominciato attraverso di Me per la vostra salvezza. Pregate, digiunate e testimoniate con gioia la vostra fede, figlioli, e il vostro cuore sia sempre riempito di preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Satana è tenebra: è colui che non risponde

23 ottobre 2009

Destino dell’uomo e inferno, vita eterna e speranza. Il vangelo di oggi ammonisce, rimprovera e ricorda all’uomo le sue responsabilità, soprattutto verso se stesso.

Canto al Vangelo (Mt 11,25)
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca(Lc 12,54-59)

In quel tempo, Gesù diceva alle folle:
«Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?
Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore

liturgia e commenti

Segnaliamo per la riflessione su Satana e l’inferno:

INFERNO: PETROSINO (UNIV. CATTOLICA), SATANA “È LA DISSOLUZIONE DELLA PERSONA”

“La tenebra – spiega ancora Petrosino – è precisamente la non-persona. La persona infatti è, anche etimologicamente, colui che ‘risponde’. Satana è tenebra: è colui che non risponde. Questo è ancora più abissale dell’odio”.

INFERNO: CANOBBIO (TEOLOGO), “LA RESPONSABILITÀ DELL’UOMO PER IL SUO DESTINO”

“Il senso della dottrina dell’inferno” è mantenere “la responsabilità dell’uomo nella determinazione del suo destino ultimo”.

“La politica deve avere a che fare con Dio” (Tony Blair)

22 ottobre 2009

La pace è l’obbiettivo primario che deve raggiungere l’umanità per poter vivere, perchè è minacciato dall’ombra della guerra, anche quella nucleare, in ogni momento della sua storia.Ma cosa vuol dire ‘essere in pace’?

Gv 14,27 “Vi lascio la pace, vi do la mia pace . Non come la dà il mondo, io la do a voi.”

C’è una pace che viene da Dio, che è dono di Dio, e un’altra che viene dal mondo. Non si deve confondere pace e pacifismo.

La pace: opera di giustizia e di amore

[…]

Le immani sofferenze dei popoli e dei singoli, tra i quali anche non pochi miei amici e conoscenti, causate dai totalitarismi nazista e comunista, hanno sempre interpellato il mio animo e stimolato la mia preghiera. Molte volte mi sono soffermato a riflettere sulla domanda: qual è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale e sociale così barbaramente violato? La convinzione, a cui sono giunto ragionando e confrontandomi con la Rivelazione biblica, è che non si ristabilisce appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono. I pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell’amore che è il perdono.

3. Ma come parlare, nelle circostanze attuali, di giustizia e insieme di perdono quali fonti e condizioni della pace? La mia risposta è che si può e si deve parlarne, nonostante la difficoltà che questo discorso comporta, anche perché si tende a pensare alla giustizia e al perdono in termini alternativi. Ma il perdono si oppone al rancore e alla vendetta, non alla giustizia. La vera pace, in realtà, è « opera della giustizia » (Is 32, 17). Come ha affermato il Concilio Vaticano II, la pace è « il frutto dell’ordine immesso nella società umana dal suo Fondatore e che deve essere attuato dagli uomini assetati di una giustizia sempre più perfetta » (Costituzione pastorale Gaudium et spes, 78). Da oltre quindici secoli, nella Chiesa cattolica risuona l’insegnamento di Agostino di Ippona, il quale ci ha ricordato che la pace, a cui mirare con l’apporto di tutti, consiste nella tranquillitas ordinis, nella tranquillità dell’ordine (cfr De civitate Dei, 19, 13).

La vera pace, pertanto, è frutto della giustizia, virtù morale e garanzia legale che vigila sul pieno rispetto di diritti e doveri e sull’equa distribuzione di benefici e oneri. Ma poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Ciò vale tanto nelle tensioni che coinvolgono i singoli quanto in quelle di portata più generale ed anche internazionale. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia, perché non consiste nel soprassedere alle legittime esigenze di riparazione dell’ordine leso. Il perdono mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine, la quale è ben più che una fragile e temporanea cessazione delle ostilità, ma è risanamento in profondità delle ferite che sanguinano negli animi. Per un tale risanamento la giustizia e il perdono sono ambedue essenziali.

(Messaggio di Giovanni Paolo II, per la XXXV giornata mondiale per la pace 1° Gennaio 2002)

Liturgia e commenti

Dal Vangelo secondo Luca(12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore

Già nel libro della Genesi è scritto:

Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stripe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno
(Gen 3,15)

In Mt 10,34 dice spada invece di divisione.

Nel libro del profeta Sofonia è scritto:

Sof 2,12 Anche voi, Etiopi,
sarete trafitti dalla mia spada .

Si può interpretare leggendo il racconto degli Atti degli Apostoli, in cui Filippo, l’apostolo di Gesù raggiunge un etiope per aprirgli l’intelligenza alle scritture(At 8,27):

Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». 31Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». E invitò Filippo a salire e a sedere accanto a lui. 32Il passo della Scrittura che stava leggendo era questo:

“Come una pecora fu condotto al macello
e come un agnello senza voce innanzi a chi lo tosa,
così egli non apre la sua bocca.
33Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato
negato,
ma la sua posterità chi potrà mai descriverla?
Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.”

34E rivoltosi a Filippo l’eunuco disse: «Ti prego, di quale persona il profeta dice questo? Di se stesso o di qualcun altro?». 35Filippo, prendendo a parlare e partendo da quel passo della Scrittura, gli annunziò la buona novella di Gesù.

Quindi la spada indica la parola di Dio:

Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore (Eb 4,12).

2Tm 3,16 Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

Ef 6,17 prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio

Lo stesso Gesù Cristo viene chiamato Verbo di Dio:

In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
(Gv 1,1)

Non viviamo noi nel relativismo e laicismo praticati?Legge sull’aborto, divorzio, incredulità, anticattolicesimo, e anticristianesimo.

Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. 2Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, senza religione, 3senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili, nemici del bene, 4traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, attaccati ai piaceri più che a Dio, 5con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!(2Tm3,1-5)

“Trascorsi gli anni del premierato, una cosa mi ha colpito con forza sempre più crescente: fallire nella comprensione del potere della religione significa essere incapaci di capire il mondo moderno. La fede religiosa avrà lo stesso significato nel XXI secolo che ha avuto l’ideologia politica nel XX.  I leader politici, siano religiosi o meno, devono avere a che fare con Dio”.

“La gente dovrebbe essere orgogliosa della propria cristianità. Il vero test è se la religione, nell’era di un secolarismo aggressivo, avrà la fiducia per uscire allo scoperto e battersi con la persuasione. La religione fornisce un fondamento ai diritti umani, un principio inalienabile che si erge sul relativismo”.

(Tony Blair), il foglio

libertà e servizio

21 ottobre 2009

Il vangelo di oggi si ricollega in qualche modo a quello di domenica scorsa:

“Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.( Mc 10,35-45)

Vangelo Lc 12,39-48:

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».
Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi.
Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.
A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore

Il tema del vangelo è quello del ‘servizio’:

“Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.”

“Chi nega Dio, come fece, il regime comunista, o come fa, con le sue illusioni materialistiche, il consumismo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale, ma in realtà al suo interno ci sono tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo timore di Dio ha fiducia anche nell’uomo  e spende la sua esistenza  per costruire u  mondo più giusto e fraterno”

“L’esperienza della storia mostra a quali assurdità giunge l’uomo quando esclude Dio dall’ orizzonte delle sue scelte e delle sue azioni, e come non sia facile  costruire una società ispirata ai valori del bene, della giustizia della fraternità, perché l’essere umano è libero e la sua libertà permane fragile.”

“La libertà va costantemente riconquistata per il bene, e la non facile ricerca dei ‘retti ordinamenti  per le cose umane’ è un compito che appartiene a tutte le generazioni”

(Benedetto XVI, Repubblica Ceca 2009)

I. Dio rivela il suo “disegno di benevolenza”

52 Dio che “abita una luce inaccessibile” (1Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farne figli adottivi nel suo unico Figlio [Cf Ef1,4-5]. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi.( CCC)

Rm 5,12.15.17-19.20-21
“Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.”

Rm 6,12-18

Fratelli, il peccato non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. Il peccato infatti non dominerà su di voi, perché non siete sotto la Legge, ma sotto la grazia.
Che dunque? Ci metteremo a peccare perché non siamo sotto la Legge, ma sotto la grazia? È assurdo! Non sapete che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale obbedite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia?
Rendiamo grazie a Dio, perché eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quella forma di insegnamento alla quale siete stati affidati. Così, liberati dal peccato, siete stati resi schiavi della giustizia.

Parola di Dio

Dopo il peccato originale, viviamo nell’ingranaggio della ‘legge del peccato e della morte’ come dice san Paolo. Leggiamo nel Catechismo della Chiesa cattolica (La legge antica )

“Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant’Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1].

1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa, [Cf Rm7,12] spirituale [Cf Rm7,14] e buona, [Cf Rm7,16] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal3,24] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell’uomo forma una “legge di concupiscenza” [Cf Rm7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio.”

Questa legge quindi non è una legge di libertà, ma è retta dai fili dei desideri della carne. Mentre il servizio del e nel regno dei cieli richiede coscienze responsabilità e libertà.

“Soltanto con la radicalità del sacrificio di possiamo essere testimoni della speranza, ispirati-come ha scritto Giovanni Paolo II, nella sua lettera enciclica Redemptoris Missio -“dalla carità stessa di Cristo, fatta di attenzione, tenerezza, compassione, accoglienza, disponibilità,interessamento ai problemi della gente”.”( Card. Francois-Xavier Van Thuan)

il satanismo è figlio di una fede superficiale

20 ottobre 2009

“L’obiettivo che si prefigge Satana? Fare odiare Dio e spesso ci riesce”: lo afferma il noto esorcista Carmine Antonio De Filippis, cappuccino, nativo di Sala Consilina, vicino Salerno.

[..]

Nel corso dei suoi esorcismi, quali sono i santi maggiormente invocati?: ” intanto la Madonna. Satana rifugge davanti alla Madonna, è l’antidoto perfetto, colei  della quale addirittura ha paura. Satana è orgoglio allo stato puro, mentre Maria è la umiltà la obbedienza docile e filiale al progetto di Dio, dunque mi sembra chiaro che Satana abbia il timore della Madonna”.

leggi tutto su pontifex:

Il satanismo è figlio di una fede superficiale. Si arriva ad odiare Dio, quello che vuole Satana. Cercare idoli o talismani è figlio della superstizione. Sbagliato il culto degli angeli come inteso dalla New Age

V. S. Solovev:un profeta inascoltato

17 ottobre 2009

Vladimir Sergeevic Solovev è morto cento anni fa, il 31 luglio (13 agosto, secondo il nostro calendario gregoriano) dell’anno 1900.

E’ morto sul limitare del secolo XX: un secolo del quale egli, con singolare acutezza, aveva preannunciato le vicissitudini e i guai[…]

Victor Hugo aveva profetizzato:

“Questo secolo è stato grande, il prossimo secolo sarà felice”.

Solovev invece non si lascia incantare da quel candore laicistico e anzi preannunzia con preveggente lucidità tutti i malanni che poi si sono avverati.

Egli la raffigura nella icona dell’Anticristo, personaggio affascinante che riuscirà a influenzare e a condizionare un po’ tutti. In lui, come qui è presentato, non è difficile ravvisare l’emblema, quasi l’ipostatizzazione, della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni: egli – dice Solovev – sarà un “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo.

Sarà, tra l’altro, anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea “honoris causa” della facoltà di Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare “con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza”

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Pietro, l’apostolo dell'”assolutamente no”!

17 ottobre 2009

Quel primato importante anche per chi non crede

di Silvia Guidi

“Tante volte ho pensato:  perché non ha scelto Giovanni? Avrebbe fatto fare alla Chiesa una figura migliore”. Il cardinale Angelo Comastri sta spiegando come è nata l’idea di raccontare la storia di Pietro dalla parte del protagonista, un uomo impulsivo che non nasconde dubbi e paure ma accetta di lottare con Dio – come Giacobbe e l’angelo, fino allo “slogamento dell’anca”, e nel cuore della notte – e segue il suo Signore fino alle estreme conseguenze. Il vicario generale del Papa per la Città del Vaticano ha davanti una sala strapiena (l’auditorium della Curia generalizia agostiniana, che sorge a un passo dal luogo dove il primo vescovo di Roma fu martirizzato); accanto a lui ci sono Elio Guerriero, della casa editrice che ha pubblicato il suo libro, Giuseppe Lepore, presidente del Centro europeo per il turismo e la cultura, e Giuliano Ferrara, direttore de “Il Foglio”, mentre la colonna sonora dell’incontro è assicurata da Andrea Bocelli e dal coro del Vicariato della Città del Vaticano. Ti chiamerai Pietro. Autobiografia del primo Papa (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2009, 126 pagine, euro 11,50; in abbinamento con una “visita guidata” per immagini e schede di approfondimento alla Basilica, euro 23) si dipana come un film in cui Simone di Betsaida racconta l’incontro che gli ha cambiato la vita.

Pietro è l’apostolo dell'”assolutamente no!” gridato sull’onda di un’emozione, della reazione scandalizzata davanti a Gesù che si piega fino a terra, con il bacile e l’asciugatoio in mano, del passo deciso sull’acqua che al primo soffio di vento affonda subito nella paura, del rinnegamento ripetuto tre volte – più grave di quello che sembra, spiega Comastri:  non è solo un momento di debolezza, è un giudizio, significa “non ho niente a che spartire con questo fallimento, se Gesù muore così non può essere il Figlio di Dio” – del “sì” detto di slancio ma frenato dalla resistenza ad accettare il metodo del suo Signore, un’onnipotenza indifesa, paradossale e incomprensibile.
Il mistero della “decisione insindacabile di Gesù, che ha voluto sfidare l’orgoglio di tutti i tempi impegnandosi a costruire la sua Chiesa sulle fragili spalle di un uomo, alle quali ha dato la solidità della roccia” come scrive il cardinale Tarcisio Bertone nella prefazione, non affascina solo i cristiani. È un fenomeno storico unico, “un deposito di cultura, un segno di universalismo che è patrimonio della civiltà, anche politica” – chiosa il direttore de “Il Foglio” dopo aver esordito definendosi “papista come Oscar Wilde” e prendendo a prestito una battuta del cardinale Comastri per ironizzare sul proprio stile “curiale”:  “”Lei ha fatto un discorso da vescovo, io da laico” mi disse a Loreto, durante un incontro organizzato dal Movimento per la vita”.
“Il successore di Pietro – continua Ferrara – resta il riferimento costante di un’istanza di libertà, documentata da duemila anni di storia”. “L’io non è proprietà dello Stato, non coincide con ciò che il potere si aspetta da lui” – continua Elio Guerriero citando oltre agli esempi del cardinale Pole e Thomas More una frase dell’allora cardinale Ratzinger. “Il passo sulla “struttura martirologica del primato di Pietro” mi aveva colpito per la sua solennità:  significa che la vocazione è sempre personale, dall’io di Cristo all’io del chiamato, anche nel caso del ministero petrino”.
Al termine dell’incontro, il latino semplice e solenne del Panis angelicus – la musica è di César Franck, il testo è di san Tommaso d’Aquino – volteggia in sala, descrivendo esattamente lo sconcerto di Pietro davanti a un Dio che gli chiede se vuole essere suo amico:  “La leggerezza e la piacevolezza si possono sposare con la profondità; la teologia assimilata, goduta e compresa da uno spirito bambino è l’atto più adulto che ci sia” conclude Ferrara, incuriosito dalla compresenza di familiarità e mistero, dall’alternarsi di registro “alto” e quotidianità che caratterizza da sempre la vita della Chiesa.

(©L’Osservatore Romano – 17 ottobre 2009)