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PER TUTTI… O PER MOLTI?

Nel 2006, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti inviò ai Presidenti delle Conferenze episcopali una lettera, contenente direttive di papa Benedetto XVI, sulla traduzione corretta delle parole latine pro multis nelle preghiere eucaristiche. Si deve tradurre questa espressione con “per tutti” o con “per molti”? Rispondendo al quesito, Manfred Hauke – nel suo Versato per molti. Studio per una fedele traduzione del pro multis nelle parole della consacrazione – spiega che nel Nuovo Testamento vanno insieme l’offerta di Gesù per tutti gli uomini e la sua donazione per la Chiesa. Così, il sacrificio eucaristico di Gesù si rivolge come offerta a tutti gli uomini, ma si realizza come evento di alleanza solo in quelli che, secondo il piano eterno di Dio, sono eletti e accettano il dono di Cristo nella fede formata dalla carità. Ne consegue che per il sacrificio di Gesù Cristo bisogna distinguere la sua forza (rivolta a tutti gli uomini) e il suo frutto (che si limita a quanti sono aperti al Salvatore). Le parole latine vanno tradotte pertanto con “per molti” e riguardano il frutto del sacrificio per gli eletti.
SANTO

Il santo, In greco, è l’a-ghios, il senzaterra, non nel senso di apolide, ma nel senso che è una specie di puro spirito, un essere angelico, un essere non di questo mondo ma di quello futuro. Qui si vede l’impronta della spiritualità piatonico-bizantina. Il sanctus latino, invece, è l’uomo “sancito”, “sanzionato” o confermato dalla legge. C’è qui l’idea del canonizzato, reso o riconosciuto pubblicamente ed ufficialmente per legge, norma di condotta ed esempio di virtù. Qui si vede l’impronta dello jus romano. In ebraico, il santo è qadòsh, termine la cui radice significa “pesante”. Il santo è una personalità “di peso”, importante, grande, gloriosa, potente. Qui si vede l’impronta semitica, che sottolinea la grandezza, la magnificenza e la forza. Ora, questi tre punti di vista si integrano a vicenda nel delineare la figura del santo cristiano, che in poveri termini umani deve rappresentare la condizione soprannaturale del Figlio di Dio, potente e glorioso (qadòsh), in cui ha prevalso lo spirito (a-ghios) e riconosciuto dalla comunità (sanctus). Si legga il bel libro di P. Giovanni Cavalcoli, Siate Santi! Domenicani alla ricerca di Dio (Fede & Cultura 2008).

CULTO MARIANO

E opinione ancora abbastanza diffusa tra i cristiani non cattolici e non ortodossi che il culto mariano abbia avuto origine nel 431 , anno del Concilio di Efeso, nel quale venne riconosciuto a Maria il titolo di “Madre di Dio”. Ma la storia conserva molte tracce che smentiscono questa opinione. Una è data dai graffiti di Nazaret, che risalgono al II-III secolo. In uno si legge chiaramente “KE MAPIA” (Châire María, Ave Maria), il saluto angelico, l’inizio di quella che sarà poi l’Ave Maria.

fonte: il timone

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